22 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2020 alle 20:15:26

Cronaca News

Collabora con i carabinieri e viene pestato a sangue: 5 arresti

La spedizione punitiva della baby gang

Collabora con i carabinieri e viene pestato a sangue
Collabora con i carabinieri e viene pestato a sangue

Pestato a sangue da una gang di giovanissimi per aver fornito ai carabinieri i filmati del suo impianto di sorveglianza che inchiodava i malviventi dopo il furto in un negozio di elettrodo­mestici.

La vittima ha dovuto subire un intervento chirurgico all’ospe­dale “Miulli” di Acquaviva delle Fonti per la frattura della mandi­bola. All’alba di ieri la banda di ragazzi terribili è stata sgominata dai carabinieri. Tre sono finiti in carcere e due ai “domiciliari”. I cinque hanno sfidato il lockdown divenendo lo spauracchio dei commercianti lizzanesi.

I carabinieri della Compagnia di Manduria con la collaborazione dei loro colleghi dello Squadrone Eliportato “Cacciatori Puglia” e del Nucleo Cinofili di Modugno hanno notificato due distinte or­dinanze di custodia cautelare emesse dai gip del Tribunale di Taranto, il dott. Pompeo Carriere e il dott. Francesco Maccagnano, i quali hanno accolto la richiesta del pm, dott. Enrico Bruschi. Una serie impressionante di reati: fur­to aggravato, danneggiamento, violenza privata, lesioni personali gravi, rapina aggravata, deten­zione e porto illegale di arma da sparo viene contestata ai tre finiti dietro le sbarre, il 20enne Anto­nio Saracino, ritenuto il capo del gruppo, il 20enne Michele Mele e il 27enne Andrea Di Ronzo e ai due finiti ai “domiciliari”, il 19enne Antonio D’Amico e il 18enne Daniele Contaldo.

Una banda di emergenti che se­condo l’accusa “in più occasioni avrebbe mostrato una spiccata tendenza a delinquere, e della quale fanno parte componenti che nonostante la giovanissima età sarebbero stati protagonisti in episodi di reati contro il patri­monio e la persona”. Gli investi­gatori dopo aver ascoltato testi­moni e passato al setaccio riprese filmate hanno accertato che il 22 gennaio Saracino e Mele, con il volto coperto da passamonta­gna e armati di pistola giocattolo hanno messo a segno una rapina in una parafarmacia di Lizzano. Bottino di circa 1.500 euro. Il 31 marzo, poi, Saracino e Di Ronzo hanno compiuuto in rapida suc­cessione raid in tre esercizi com­merciali della zona (un negozio di acconciature, una pescheria e un negozio di elettrodomestici). Hanno portato via merce e dena­ro contante. Il 12 aprile l’episodio più inquietante. Il raid punitivo contro una persona che ha colla­borato con i carabinieri fornendo i filmati. Per l’accusa sarebbero stati Saracino, Di Ronzo, D’A­mico e Contaldo a dare dimostra­zione di tutta la loro spregiudica­tezza compiendo nelle prime ore del pomeriggio una vera e propria spedizione punitiva nell’abitazio­ne di una famiglia lizzanese, rite­nuta responsabile di aver fornito ai carabinieri alcuni filmati regi­strati dall’impianto di videosor­veglianza della loro abitazione, che avrebbero potuto in qualche modo aver ripreso la loro incur­sione. I quattro dopo aver fatto irruzione nella casa hanno rivolto al capofamiglia pesanti minacce per costringerlo a rimuovere l’im­pianto e a consegnare i filmati. Poi hanno percosso il malcapi­tato con inaudita ferocia, provo­candogli lesioni personali gravi e lasciandolo a terra privo di sensi. Un episodio, particolarmente al­larmante sotto il profilo dell’or­dine e della sicurezza pubblica, che ha indotto il gip ad emettere un provvedimento cautelare sulla base della ricostruzione fatta dai carabinieri.

Antonio Saracino era una furia, una belva, sferrava calci con una violenza inaudita ed incoraggiava gli altri giovani, anche se non era necessario, a fare ugualmente.

L’uomo è stato colpito nonostante fosse per terra. Era esanime men­tre la moglie gridava affinchè la smettessero ma il gruppo non sen­tiva ragioni. picchiava sempre più duro.

“Uccidiamolo, uccidiamolo, tanto è infame di caserma, dai, dai, che muore”. La vittima è stata poi soccorsa dal personale del 118 e con­dotta all’ospedale di Manduria. Successivamente è stata trasferita nel reparto di chirurgia maxillo-facciale dell’ospedale Miulli. Tutti i dettagli del blitz scattato ieri sono stati illustrati in video conferen­za dal comandante provinciale dell’Arma, il colonnello Luca Stef­fensen e il comandante della Compagnia di Manduria, il capitano Sergio Riccardi.

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