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Dopo il blitz “Arancia meccanica”, il capo fa scena muta dinanzi al giudice

Il blitz "Arancia meccanica"
Il blitz "Arancia meccanica"

Baby gang presa a Lizzano: il 20enne Antonio Saracino non risponde al gip. Il giovane, ritenuto il capo della banda, assistito dall’avvocato Luigi Danucci, si è avvalso della facoltà di non rispondere nell’udienza per la detenzione del fucile a canne mozze e della pistola giocattolo. Lunedì prossimo in programma gli interrogatori dello stesso Saracino e degli altri quattro giovani di Lizzano arrestati dai carabinieri nel blitz “Arancia meccanica”.

Sono difesi dagli avvocati Luigi Danucci, Pasquale Corigliano e Rosario Frascella. Tre sono finiti in carcere e due ai “domiciliari”. Oltre a Saracino sono finiti dentro il 20enne Michele Mele e il 27enne Andrea Di Ronzo e ai “domiciliari”, il 19enne Antonio D’Amico e il 18enne Daniele Contaldo. Una banda di emergenti che secondo l’accusa “in più occasioni avrebbe mostrato una spiccata tendenza a delinquere, e della quale fanno parte componenti che nonostante la giovanissima età sarebbero stati protagonisti in episodi di reati contro il patrimonio e la persona”. Gli investigatori hanno accertato che il 22 gennaio Saracino e Mele, con il volto coperto da passamontagna e armati di pistola giocattolo hanno messo a segno una rapina in una parafarmacia di Lizzano. Il 31 marzo, poi, Saracino e Di Ronzo hanno compiuto in rapida successione raid in tre esercizi commerciali della zona (un negozio di acconciature, una pescheria e un negozio di elettrodomestici). Il 12 aprile l’episodio più inquietante. Il raid punitivo contro una persona che ha collaborato con i carabinieri fornendo i filmati.

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