26 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Gennaio 2021 alle 12:07:51

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Festeggiamenti religiosi per San Pasquale e Santa Rita

La nostra rubrica sulla “tarantinità”

Santa Rita
Santa Rita

Per la nostra rubri­ca settimanale, ideata e curata dal prof. Antonio Fornaro, al centro dell’attenzione ci sono due San­ti molto popolari, San Pasquale e Santa Rita per i quali, a causa del coronavirus, non ci saranno i tra­dizionali festeggiamenti civili, ma soltanto quelli religiosi con le do­vute precauzioni di distanziamen­to. Questi i Santi della settimana: San Pasquale, San Felice, San Ce­lestino V, San Bernardino da Siena, Santa Rita da Cascia e Sant’Ivo.

Queste le festività mariane della settimana: Nostra Signora del Buon Porto, Madonna degli Infermi, Madonna degli Angeli, Madonna delle Grazie, Maria Ausiliatrice e Madonna del Pozzo che si vene­ra in modo particolare a Capurso e a Taranto in un arco della Città Antica. Il culto verso la Madonna del Pozzo fu fatto conoscere ai na­poletani dal nostro Santo tarantino Egidio. Per quanto attiene il culto dei santi di questa settimana For­naro ci ricorda che San Celestino V fu eletto Papa a quasi 80 anni e lasciò il trono pontificio dopo cin­que mesi perché il suo successore lo imprigionò fino alla morte. E’ patrono di Isernia e dei rilegatori.

San Bernadino da Siena diventò sacerdote a 22 anni. E’ patrono dei predicatori, dei tessitori, dei pubblicitari e di Carpi. E’ invocato contro la raucedine, la tubercolosi e le emorragie. Rifiutò per tre volte di essere Vescovo.

Sant’Ivo è patrono degli uomini di legge, dei giudici e dei docenti di discipline giuridiche. Morì a soli 50 anni pianto dai suoi poveri che accolse insieme agli ammalati e a quanti avevano bisogno di aiuto. Per ospitare gli orfani nella sua casa dormiva sul pavimento.

Questi i detti della settimana: “C’è chi dà e c’è chi promette”, “Abbi fortuna e gettati al mare”, “Sei brutta come il debito”, “Si dice che il debito mangia il giorno e la notte”. Giuseppe Cravero ci ri­corda che il 22 maggio 1887 fu inaugurato il primo Ponte Girevole costruito a Napoli dall’ingegnere Messina. Era lungo 89 metri e 10 centimetri ed era in ferro. Costò un milione di lire e fu benedetto da mons. Iorio alla presenza del sindaco Sebastio e del vice ammi­raglio Ferdinando Acton. Il Ponte fu chiamato Cataldo in onore del patrono di Taranto ed Umberto in onore del Re d’Italia.

Lizzano festeggia il compatrono San Pasquale che nacque in Spa­gna nel 1540 e morì nel 1592. È patrono dei cuochi, delle nubili, dei pastori e dei congressi eucaristici. San Pasquale fu l’inventore dello zabaione per caso. Infatti, aveva sbagliato la dose degli ingredienti da usare e aveva sbattuto le uova e lo zucchero, allora aggiunse il vino di Cipro e chi lo assaggiò lo ritenne eccellente. Nacque così lo zabaio­ne. A Taranto, nel Borgo umberti­no, dal 1794 funziona la Chiesa di San Pasquale affidata ai frati fran­cescani. L’attuale facciata fu rifatta all’inizio del 1900. San Pasquale è parrocchia dal 1961.

Sull’altare maggiore della Chiesa campeggia un dipinto del Santo da­vanti all’Eucarestia realizzato Il 23 i Salesiani festeggiano la Madonna Ausiliatrice. Furono loro a portare a Taranto 95 anni fa tale culto che è attestato nell’Istituto delle Suore di Maria Ausiliatrice in via Umbria, in un grande monumento al Rione Italia, da una statua presente nelle case popolari in via Garibaldi e da una statua venerata nella Chiesa di San Giuseppe.

Quella del 22 prossimo, in onore di Santa Rita, è per i tarantini la pri­ma festa di Primavera dopo quel­la di San Cataldo. La parrocchia tarantina funziona dal 1983 sotto la guida del Parroco, Mons. Gino Romanazzi.

Rita, piuttosto bassa di statura e minuta nel fisico, nacque a Rocca Polena, a pochi chilometri da Ca­scia, in Umbria, nel 1381, e morì il 22 maggio 1457. Si fidanzò a 14 anni e si sposò a 18. La sua vita ma­trimoniale durò circa 15 anni fino all’uccisione del marito avvenuta nel 1401 a causa di un attentato.

All’epoca dell’uccisione del marito i due figli gemelli avevano circa 15 anni. Per evitare che gli stessi po­tessero vendicare la morte del pa­dre, si racconta che la Santa pregò Dio perché potessero morire pre­maturamente per cause naturali. E così avvenne.

Fu molto devota dei Santi Giovan­ni Battista, Agostino e Nicola da Tolentino. Dopo un anno e mezzo dalla morte del marito Rita chie­se di entrare nel Convento delle Agostiniane di Cascia. Il suo desi­derio fu accolto all’età di 35 anni e fu portata miracolosamente nel convento dai tre Santi protettori dove visse 40 anni. Fu beatificata da Urbano VIII nel 1628 e fu cano­nizzata da Leone XIII il 24 maggio 1900.

Quando era bambina cinque api le entrarono in bocca senza procurar­le alcun danno. Tra le leggende c’è anche quella del bastone che fio­riva quando veniva innaffiato per obbedienza. Si racconta che men­tre stava a letto, quasi da 4 anni, fu visitata da una parente e alla stessa chiese di andare a raccogliere una rosa nel suo orticello.

Anche se era gennaio la parente trovò una rosa fresca e gliela portò. Poi Rita la passò alle sue consorel­le per ringraziarle delle premure che avevano avuto durante la sua degenza. Mangiava pochissimo ma si nutriva dell’Eucarestia.

Il 22 si distribuiscono i petali di rosa e ancora oggi dai pampini di una vite cresciuta miracolosamente le monache preparano la “Polveri­na di Santa Rita” che spesso è stru­mento di grandi grazie.

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