13 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Giugno 2021 alle 08:02:35

Cronaca News

«Datori di lavoro corretti non devono correre rischi civili e penali»

Giovanni Palmisano
Giovanni Palmisano

«Non intendiamo mollare la protesta di un mil­limetro, ci torneremo ancora, perchè gli imprenditori devono prendere coscienza dell’ingiu­sto pericolo ed il Governo deve risolvere il problema. Stiamo ricevendo tante telefonate da parte di piccoli imprenditori spaventati da questa spada di Damocle che pende sulle loro teste. Il tema è quello degli eventuali contagi da Covid 19 in azienda. Come può una pic­cola impresa, sia essa artigia­na, commerciale o di servizio, che si trova già alle prese con una situazione durissima, che si mette in regola per ripartire e ha le difficoltà di accedere al credito (anche a quello teorica­mente garantito…), lavorare con serenità se manca chiarezza su questo punto così importante».

Anche Giovanni Palmisano, presidente provinciale del set­tore Impiantisti termoidraulici di Confartigianato, presta la sua voce alle preoccupazioni di de­cine di migliaia di imprendito­ri del territorio alle prese con i dubbi interpretativi dell’articolo 42 del decreto cosiddetto ‘Cura Italia’.

«Se un datore di lavoro fa tutto quello che deve, con scrupolo e investendo quello che è ne­cessario non può sentirsi sul­le spalle responsabilità civili e addirittura penali in caso di contagio. Nel caso delle piccole imprese – sottolinea Palmisa­no – sono molte le situazioni di possibile contagio di cui ogget­tivamente non si può incolpare il datore di lavoro. E poi il con tagio può essere avvenuto altro­ve rispetto allo svolgimento del proprio lavoro. Questa disposi­zione va cambiata, contestiamo l’interpretazione dell’Inail che potrebbe comportare responsa­bilità per il datore di lavoro, al di là delle misure precauziona­li adottate. A questo proposito sollecitiamo una norma sull’e­sonero dalla responsabilità del datore di lavoro. Non si tratta di togliere tutele, né di esimersi da controlli ferrei sull’imple­mentazione delle disposizioni, ma di evitare quella che rischie­rebbe di diventare una vera e propria caccia alle streghe. Le imprese vogliono lavorare con serenità ed in sicurezza. Ma non ci possono chiedere di accetta­re questi rischi che di fatto non possiamo controllare integral­mente».

«A tal proposito – aggiunge Gio­vanni Palmisano – giova ricor­dare che durante i negoziati con il Governo e le Parti sociali che hanno portato alla sottoscrizio­ne dei Protocolli di sicurezza del 14 marzo e del 24 aprile 2020, Confartigianato ha sem­pre posto quale prima richiesta il riconoscimento del Covid-19 come un rischio biologico gene­rico che riguarda l’intera popo­lazione. Così come riportato in entrambi i Protocolli.

La nostra associazione ha quin­di inviato una formale richiesta all’Inail di urgente modifica del suddetto orientamento in mate­ria, delimitando in modo cer­to il principio della cosiddetta “presunzione di contagio” all’u­nico caso logicamente ammissi­bile, ovvero quello concernente gli operatori sanitari che siano entrati in diretto contatto con soggetti positivi al Covid-19».

Confartigianato ha inoltre ri­chiesto al Presidente del Con­siglio, Giuseppe Conte, da ul­timo nel corso di un incontro tenutosi il 6 maggio scorso, «un urgente intervento da parte del Governo che da un lato esclu­da l’applicazione del principio della presunzione semplice per il riconoscimento di infortunio professionale del Covid-19 e dall’altro eviti future ingiuste possibili azioni di rivalsa e di responsabilità civile e penale in capo al datore di lavoro».

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