28 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Settembre 2021 alle 20:59:00

Cronaca News

«Il Moscati è stata una nostra scelta vincente»

L'intervista al dg della Asl, Stefano Rossi

Stefano Rossi
Stefano Rossi

«Le misure di di­stanziamento sociale costituiran­no patrimonio culturale dal quale non si potrà fare a meno anche in futuro. Dovremmo abituarci a convivere con queste buone nor­me di buon senso».

Stefano Rossi, direttore generale della Asl, invita ad essere pruden­ti in questa Fase 2, nonostante Ta­ranto sia una delle province meno colpite in Italia dal Coronaviurus.

Direttore, possiamo fare un bi­lancio di questa prima fase or­mai conclusa?
In una pandemia un bilancio non può mai essere positivo. Ci sono stati morti, malati e conseguen­ze socioeconomiche gravissime, però la nostra realtà, indubitabil­mente ha i numeri migliori della regione. Siano riusciti ad ottenere un grandissimo contenimento di contagiati, ricoverati e decessi.

C’è però la questione dei tampo­ni. C’è chi sostiene che Taranto abbia fatto registrare pochi casi perché si sono fatti pochi tam­poni. Cosa risponde?
Che ci si è disabituati a cogliere i successi, anche se di successi non si può parlare mai in una gradua­toria di decessi e malati. Si è cer­cato in tutti i modi di screditare una realtà oggettiva. Il teorema dei tamponi è stato sconfessato dal fatto che ci sono comunque pochi ricoverati e pochi decedu­ti e il numero dei ricoverati e dei decessi è un dato assoluto non re­lativo al numero dei tamponi. Mi spiego: se stai male vieni ricove­rato, non è un dato relativo ai tam­poni. Se hai pochi contagiati hai poche patologie che si acutizzano ma questo non è relativo al nume­ro dei tamponi. Ho letto di tutto, persino che la nostra sarebbe stata una furbizia per nasconcere la ve­rità. Invece non si è voluto guarda­re con serenità a questo dato e al gran lavoro fatto dal Dipartimento di prevenzione. Abbiamo ottenu­to questi risultati grazie anche a scelte operative non scontate che altri non hanno fatto. L’idea di un unico plesso Covid: nessuno ha fatto una scelta come la nostra, è stata una scelta forte che ha avuto effetti positivi perché passare da percorsi Covid a quelli no Covid comporta rischi esponenziali che noi abbiamo evitato. Anche la ge­stione di dpi con un unico plesso è più razionale, non hai spreco.

Possiamo quindi dire che siamo riusciti a contenere i danni?
Bisogna dire che abbiamo avuto il tempo e l’opportunità di orga­nizzarci meglio rispetto al Nord. Utilizzare il Moscati come hub Covid è stata una scelta vincente, era l’unico indicato perché aveva infettivi, pneumologia e terapia in­tensiva. L’utilizzo di strutture pri­vate? Il quadro normativo lo con­sente. La Regione per mantenere i livelli occupazionali nelle case di cura private ha deciso di garantire il 95% del tetto di spesa mensile, noi stiamo pagando anticipando quel tetto di spesa che poi loro restituiranno in prestazioni. A Ta­ranto abbiamo messo in campo un modello organizzativo vincente e questo va detto.

Eppure i focolai più gravi li abbiamo avuti in due strutture sanitarie: un ospedale pubblico, quello di Castellaneta, e una cli­nica privata. Come lo spiega?
Mi limito a parlare di Castellane­ta perché è un nostro ospedale. È notorio, purtroppo, che probabil­mente il contagio l’ha portato chi doveva governare con maggiore attenzione certi percorsi. C’è stato un comportamento che è al vaglio della magistratura, noi abbiamo avviato un procedimento discipli­nare e poi abbiamo istituito una commissione interna per verifica­re cosa è successo. Quando il caso è esploso si è prodotta una psico­si tale che potrebbe aver indotto gli operatori a gestire male quel momento. La psicosi e la sovra­esposizione mediatica potrebbe aver prodotto degli errori, di qui la decisione di chiudere la struttura e risanare tutto. Rispetto ai trenta contagi iniziali oggi situazione si è normalizzata.

Altra questione: il blocco delle altre prestazioni.
Va chiarito innanzitutto che l’at­tività di urgenza non è mai stata interrotta. Si è fermata solo l’atti­vità programmata. In due mesi i pronto soccorso di tutta Italia han­no finalmente lavorato da pronto soccorso e non da supplente della medicina di base nei fine settima­na. Non a caso negli ultimi giorni è ripresa corsa al pronto soccorso. In fase 1, invece non abbiamo avuto quei codici bianchi che purtroppo generano iperafflusso e sporcano le attività per le urgenze.

I tempi per tornare alla norma­lità?
È ricominciata la presa di contatto con ciò che era rimasto fermo. La ripresa sarà graduale: nell’arco di questo mese riporteremo il Moscati alle origini e questa sarà la rappre­sentazione plastica del superamen­to della crisi, ora siamo scesi sotto i venti ricoveri. Per l’emergenza Co­vid utilizzeremo il padiglione infet­tivi arricchito da un padiglione con venti posti letto della terapia inten­siva realizzato dall’Assett insieme alla Protezione Civile. Avreno così una offerta complessiva di circa 80 posti letto in padiglioni autonomi, staccati dal Moscati.

A proposito di posti letto, in questi mesi è scoppiata un’altra polemica, quella sull’ospedale di Mottola.
Che è stato realizzato prima di quello di Castellaneta. Bisogne­rebbe chiedersi perché quell’ospe­dale fu ristrutturato quando inve­ce si andava a realizzare, sempre nella parte occidentale della pro­vincia, un ospedale più nuovo e più grande. Oggi abbiamo pochi medici per garantire un servizio h24. L’offerta ospedaliera vera, per gli acuti, va concentrata in pochi plessi. Un ospedale deve avere medicina, chirurgia, ortope­dia, cardiologia e pronto soccorso, altrimenti non si può nemmeno chiamare ospedale. Quando fu chiuso, l’ospedale di Mottola ave­va appena qualche letto di medi­cina, il pronto soccorso e la riabi­litazione. Da parecchio quindi non aveva più la funzione ospedaliera. Gli ospedali ci servono se sono grandi e hanno tutte le discipline utili. Abbiamo invece bisogno di strutture socio sanitarie perché ab­biamo una popolazione più anzia­na e più cronica e oggi Mottola è un presidio d’assistenza con attivi­tà ambulatoriale che comprende il centro residenziale adulti psichia­trici, il centro autismo territoriale, la radiologia con mammografo tri­dimensionale attivato a novembre e che fino a prima dell’emergenza ha fatto 120 mammografie. Com­plessivamente a Mottola nel 2019 sono state fatte 4.400 mammo­grafie. Quindi c’è attività ambu­latoriale e territoriale che a breve si andrà ad implementare con un hospice pubblico e con residenza sanitaria assistita R1, cioè una rsa più spinta per chi ha patologie più complesse. Stiamo facendo la gara e attendiamo l’autorizzazione del­la Regione. L’hospice sarà inau­gurato nel giro di poche settima­ne. Pensare di riattivare un altro ospedale si scontra con l’assenza di medici. Abbiamo problemi seri di mantenimento dell’offerta ospe­daliera perché i medici sono pochi e se li spalmi su più presidi non riusciranno neanche a fare i turni, quindi non puoi fare altro che ac­corpare.

A proposito, a che punto è il nuovo ospedale San Cataldo?
A giugno c’è l’udienza di merito al Consiglio di Stato per l’aggiu­dicazione dei lavori. L’aggiudica­taria aveva vinto sulla base di un cronoprogramma ambiziosissimo, la seconda e la terza non avevano un cronoprogramma così ambi­zioso e infatti avevano preso meno punti. Ma in ogni caso dobbiamo guardare con fiducia al fatto che questa grande infrastruttura a bre­ve si dovrà realizzare.

Nei giorni scorsi un grave lutto ha colpito la sanità tarantina: parliamo della scomparsa del professor Teodorico Iarussi.
Mi piace ricorda la figura di un grande professionista che non era di Taranto ma che qui è voluto ve­nire. Era primario a Matera e pun­tava professionalmente a prestare la sua opera in una piazza, come quelal di Taranto, dove la chirur­gia toracica era assente. È riuscito a far sì che solo in un anno si re­lizzassero 130 interventi, interve­nendo su tanti tumori al polmone che qui, come sappiamo, è una tristissima realtà. Fino all’ultimo è venuto in sala operatoria con le stampelle a operare. Teodoro era un grandissimo uomo, una gran­dissimo chirurgo, una grandissima perdita per la provincia di Taranto.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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