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«Mittal verso l’addio? Interesse cinese per Ilva e porto»

Lo stabilimento ArcelorMittal
Lo stabilimento ArcelorMittal

Il ‘marchio’ dell’indiscrezione è autorevole: il portale Siderweb, fonte quota­ta su ciò che ruota attorno all’acciaio italiano. In un articolo a firma di Davide Lorenzini si legge che sull’ex Ilva di Taranto “l’esecutivo sta lavorando ad un piano B se non persino ad un piano C. Il piano B potrebbe essere quello di una possibile parastatalizzazione a tempo del sito pugliese, con una cordata di privati e Cassa Depositi e Prestiti o una sua controllata come partner finanziario.

Il piano C potrebbe invece essere la cessione del polo siderurgi­co ad una realtà cinese, inserendo anche l’ex Ilva in un pacchetto che comprenda anche il porto di Taranto. Porto su cui ci sarebbe già da parte dell’esecutivo un confronto in fase avanzata con Pechino”. Nello stesso articolo si legge che “Fonti vicine alla multinazionale siderurgica (Arcelor Mittal, ndr) confermano la scomparsa dei riferimenti all’Italia nelle ultime riunioni di alto livello. L’interruzio­ne del dialogo sul fronte del nuovo piano industriale conferma un congelamento delle prospettive per la permanenza del siderurgi­co tarantino nel colosso guidato da Lakshmi Mittal. Certo, la crisi determinata dal coro­navirus impone anche ad una realtà come ArcelorMittal di operare un riequilibrio della propria presenza in Europa. Proprio alla luce di un piano di equilibrio delle produzioni e, di consegunenza, del conto economico, e di ambientalizzazione non è da escludere che Arcelor abbia già deciso di “salvare” solo uno dei due poli nel sud Europa: Fos Sur Mer in Francia o Taranto. Il taglio della pro­duzione annunciato per il sito transalpino e la suspanse su Taranto, potrebbero servire ad aprire una trattativa con i due governi e scegliere poi di mantenere il sito nel Paese dove riuscirà a spuntare le condizioni miglio­ri. Non è da dimenticare che anche il sito di Fos ha recentemente subito contestazioni di stampo ambientalista, mettendo in evidenza nel territorio una sensibilità simile a quella per il sito italiano”.

“Il vero nodo cruciale – scrive Siderweb – però ancora una volta sarà legato all’occupazione dal momento che zero esuberi è l’obiettivo dichiarato del Governo, un obiettivo però che ogni mese che passa si deve confrontare sempre di più con un’indu­stria europea in contrazione sia in termini di volumi che di occupati. Un trend che anche per Taranto non potrà essere ignorato”. Ieri a Taranto si è rivista l’ad Lucia Morselli, che ha incontrato i dirigenti dell’azienda. Già negli anni scorsi, prima dell’arrivo di Mit­tal, si era parlato di un interesse di Pechino per gli impianti di Taranto, tramite Baosteel, azienda di proprietà statale. In ogni caso, la tensione attorno alla fabbrica resta altissima. “Il drammatico evolversi della vertenza Ar­celorMittal, che vede fortemente a rischio gli investimenti necessari al rilancio produttivo e al risanamento dello stabilimento di Taran­to, minaccia la tenuta occupazionale anche dei lavoratori edili occupati nell’appalto, già pesantemente penalizzati in questi anni da ammortizzatori sociali, dumping contrattua­le e ritardi nei pagamenti della retribuzione da parte delle imprese. E’ per queste ragio­ni che le scriventi organizzazioni sindacali aderiscono alla iniziativa di mobilitazione promossa da Fim Fiom Uilm partecipando al presidio che si terrà presso la Prefettura di Taranto il prossimo 22 maggio” scrivono Fe­nealUil, Filca Cisl e Fillea Cgil.

La consiglie­ra regionale Franzoso (Fi) “chiama” Emilia­no: «Ha contribuito ampiamente al disastro attuale: prima simpatizzante della cordata perdente, con il suo “modellino a idrogeno”, ha dichiarato guerra ad Arcelor Mittal. Poi ha cambiato atteggiamento con l’arrivo della Morselli, proveniente proprio dalla cordata perdente, parlando di un cambio epocale di paradigma. Ma a pagare il prezzo dei deside­rata del governatore non possono essere gli imprenditori e i lavoratori dell’indotto». «Il tentativo esperito di affidare la gestione del più grande stabilimento d’acciaio d’Europa ad un soggetto privato è giunto al termine, è arrivato il momento in cui lo Stato intervenga direttamente» sostiene, in una nota, il consi­gliere regionale tarantino del Partito Demo­cratico, Michele Mazzarano. «Non è certo questo il momento di fare polemiche ma di trovare soluzioni. ArcelorMittal ha fallito ed è giusto che lasci Taranto – spiega Mazzara­no – perché ha sbagliato le sue previsioni sui conti economici nella logica esclusiva dell’an­damento del mercato dell’acciaio. Oggi solo lo Stato può dimostrare che è possibile affer­mare la modernità della fabbrica attraverso l’innovazione nei processi di produzione che rispettino la vita dei lavoratori e dei cittadini, anche grazie ai copiosi investimenti che la Commissione Europea sta mettendo a dispo­sizione della transizione ecologica».

«Sono fuori luogo le ultime dichiarazioni di alcuni parlamentari pugliesi (non di Ta­ranto) appartenenti a Forza Italia e Fratelli d’Italia sull’arrivo del Gruppo Ferretti nel capoluogo ionico. Sono anche offensive nei confronti di un territorio che da anni chie­de alternative economiche, sostenibili anche a livello ambientale. Il Gruppo Ferretti, che costruisce yacht di lusso, è insediato anche nel nord Italia, cosa farà il centrodestra ora, chiederà che la Ferretti lasci anche quel ter­ritorio? Non capisco quindi perché sia stata manifestata tutta questa avversione verso il brand nautico unicamente per l’interesse su Taranto. Non sarà forse che la volontà del centrodestra sia quella di lasciare il Taranti­no relegato e assoggettato alla siderurgia, alla lavorazione del petrolio e allo smaltimento di rifiuti? Questi parlamentari, baresi e brindi­sini di centrodestra, vogliono fare i padroni a casa dei tarantini? Scordatevelo». Lo fa sa­pere il deputato tarantino, Giovanni Vianello del M5S.

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