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«Così mi hanno riportato in vita»

La testimonianza di Annibale Cassano, stimato medico di Castellaneta

Annibale Cassano
Annibale Cassano

«Mi hanno dimes­so stamattina (ieri per chi legge, ndr) dopo cinquantacinque giorni di allettamento totale. Ora sono all’Osmairm a fare fisioterapia, perché dopo un così lungo pe­riodo steso a letto non ti reggi in piedi».

Annibale Cassano è tornato. La voce è flebile, ma lo spirito combattivo è quello di sempre. Il Coronavirus non è riuscito a mandare al tappeto lo stimatis­simo medico di Castellaneta, che in questi lunghi terribili giorni ha ricevuto tante e sincere attesta­zioni di affetto.

«Mi sento un miracolato laico», confida a TarantoBuonasera.

«Ora però va decisamente me­glio: test negativi e sintomatolo­gia scomparsa».

La brutta avventura è cominciata a metà marzo. «Credo – spiega il medico prestato alla politica (è stato anche consigliere provin­ciale per Forza Italia) – di aver contratto il virus mentre ero in servizio al Pronto Soccorso di Castellaneta. Cominciai ad ave­re forti dolori, poi febbre altissi­ma. Mi sottoposi al tampone ma non feci in tempo a conoscerne l’esito perché nella notte tra il 26 e 27 marzo, ero ovviamente a casa, persi conoscenza e caddi rovinosamente per terra. Di quei momenti non ricordo più nulla. So solo che sono stato tre giorni in coma. Mi sono risvegliato al Moscati, a Taranto, e non capivo cosa mi stesse accadendo. Di quei giorni in ospedale ho solo ricordi molto confusi. Dopo alcuni gior­ni ricoverarono mia moglie: an­che lei con il Coronavirus, ma in condizioni per fortuna meno gra­vi (è stata dimessa una settimana fa). Qui c’è stata la grande intui­zione dei medici: la ricoverarono nella mia stessa stanza, seppure a distanza di sicurezza. Ecco, avere accanto mia moglie, sentire una voce amica è stato determinante per darmi forza d’animo».

La voce di Annibale ha un fremi­to di emozione. Non si fa fatica a comprendere quali momenti dif­ficili abbia vissuto. «Non auguro a nessuno quello che ho passato. Combatti contro un killer che non conosci. Altro che semplice in­fluenza! Ho avuto un blocco rena­le, ho avuto bisogno di trasfusio­ni, perché il problema non è solo la polmonite. Il virus colpisce in profondità, sono le conseguenze a cascata che si rivelano letali: ti tocca il midollo, il cuore. Ecco perché ci sono stati tanti morti». La terribile esperienza ha però fatto scoprire aspetti fino ad allo­ra sconosciuti: «Mai avrei pensato che a Taranto esistesse una realtà di eccellenza come pneumologia. Con gli occhi del medico ho vi­sto come si lavora in quel repar­to. C’è un primario eccezionale come il dottor Giancarlo D’Ala­gni che ha saputo costruirsi un reparto che sa di futuro. Con lui c’è una squadra affiatata di me­dici che sanno lavorare in équipe. E poi gli operatori sociosanitari: sei nudo su un letto, incapace di muoverti e ti senti davvero perde­re la dignità di uomo, ma queste persone sanno curarti con amo­re, sanno stabilire un rapporto di empatia con il paziente. Lo fanno con tutti, non ho avuto un tratta­mento privilegiato perché sono medico. Medici e operatori sono stati davvero straordinari. A loro va tutta la mia gratitudine. Devo aggiungere che la Asl ha visto bene, è stata lungimirante a po­tenziare pneumologia. Sappiamo quanto sia sentito a Taranto il problema della patologie polmo­nari, ma questo reparto è davvero una eccellenza».

Questa esperienza lo ha segnato. «Sì, mi ha insegnato a essere più umano. Noi medici a volte cre­diamo di essere dio in terra e alle volte capita di accogliere con fa­stidio le lamentele dei pazienti. In quel momento, invece, il paziente chiede aiuto e ha bisogno di esse­re ascoltato. Io, in quei momenti, avevo bisogno di conforto e l’ho avuto». Annibale Cassano non ha però smarrito il gusto della battu­ta: «Il lato positivo è che ho perso 20 chili. Mi hanno mantenuto a colpi di omogeneizzati (scoppia a ridere, ndr). E poi ho scoperto tanta solidarietà, anche da perso­ne che non conoscevo. Stamatti­na non avevo detto a nessuno di essere stato dimesso ma in pae­se lo sapevano già tutti. Questo affetto mi commuove. Persino i comunisti mi hanno testimonian­to vicinanza (ride di nuovo, ndr). Abbraccio anche loro». Annibale è tornato.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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