04 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Dicembre 2021 alle 08:15:01

Cronaca News

Crisi e mafia, ecco l’antidoto

Intervista al prefetto Francesco Tagliente

Francesco Tagliente
Francesco Tagliente

Esiste il perico­lo che la crisi economica possa aprire spazi alle infiltrazioni mafiose nel nostro sistema pro­duttivo. Ne abbiamo parlato col prefetto Francesco Tagliente.

Prefetto, una sua valutazione sull’impegno delle istituzioni di governo rispetto a questo tema.
Sul tema l’attenzione delle Au­torità di pubblica sicurezza na­zionali e provinciali è al livello massimo. Al Viminale stanno facendo un lavoro importan­te mettendo in pista iniziative, che non ricordano precedenti, in grado di anticipare e combat­tere, con cognizione di causa e competenza, mafie e criminalità organizzata.

Il Ministro dell’Interno, Lucia­na Lamorgese, ha impegnato i prefetti a monitorare il disagio sociale con una particolare at­tenzione rivolta al mondo delle imprese e il Capo della Polizia Franco Gabrielli, ha istituito un Organismo Permanente di Mo­nitoraggio per assicurare una ri­cognizione e prevenzione a tutto campo dell’infiltrazione mafiosa nell’economia.

Perché ritiene tanto importan­te questo nuovo Organismo?
Lo ritengo uno strumento pre­zioso per l’ascolto, la condivi­sione delle conoscenze e delle strategie di azione per intercet­tare e prevenire gli interessi del­le mafie.

Sarà operativo solo per questa fase emergenziale?
Secondo le intenzioni del Capo della Polizia Franco Gabrielli, questo nuovo organismo è chia­mato a sviluppare gli approfon­dimenti info-investigativi sia durante questo periodo emer­genziale, sia nella successiva fase di ricostruzione e di rilan­cio dell’economia.

Il monitoraggio riguarda an­che gli appalti?
Quest’organismo non trascura alcun settore economico. Pone in essere un attento monitoraggio anche dei tentativi di condizio­namento dell’attività deliberativa relativa agli appalti pubblici, di acquisizione di rami di aziende, subentri e volture ripetute per la medesima licenza commerciale. Il monitoraggio riguarda anche quelle filiere produttive a rischio di inquinamento mafioso, in cui la criminalità organizzata può divenire molto più pervasiva.

Questo nuovo Organismo po­trà monitorare anche il mondo carcerario?
La partecipazione del personale della Polizia Penitenziaria ri­sulta di particolare rilievo per acquisire il patrimonio infor­mativo veicolato dall’ambiente carcerario, che costituisce un os­servatorio privilegiato delle di­namiche relazionali relative alle organizzazioni criminali.

Chi sono gli investigatori? Chi fa parte di questo Organismo?
E’ presieduto dal Direttore Cen­trale della Polizia Criminale, il Prefetto Vittorio Rizzi, e com­posto dai rappresentanti di Po­lizia di Stato, Arma dei Carabi­nieri, Guardia di Finanza e del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, oltre a tutti gli esponenti delle forze di polizia impegnati all’estero e negli or­ganismi internazionali. E po­tranno essere chiamati anche i referenti di enti e organismi pub­blici e privati capaci di fornire un apporto conoscitivo e analiti­co qualificato.

Lei, ha parlato anche di Desk antimafia e antiusura, di Desk anticorruzione, di partenaria­to territoriale, di Centri e Ser­vizi di ascolto. Quale è il valore aggiunto di questo nuovo stru­mento rispetto a quelli da lei indicati?
Sono complementari. Il nuovo Organismo per assicurare una ri­cognizione e prevenzione a tutto campo dell’infiltrazione mafio­sa nell’economia, ha bisogno di ascoltare e vedere anche dove le orecchie e gli occhi dei rap­presentanti dell’Organismo cen­trale, non possono arrivare. Se vogliamo combattere le mafie, sul piano preventivo, dobbiamo creare le condizioni affinché chi dovesse trovarsi in una condizio­ne di disagio, di difficoltà eco­nomica, di pericolo o di bisogno senta lo Stato vicino, accessibile e disponibile ad erogare un ser­vizio il più rispondente possibile alle aspettative. Inutile negare che i cittadini lamentano vari problemi che salendo la scala della pericolosità arriviamo fino a mafie e criminalità organizza­ta. Io sono convinto che accanto alle politiche di prevenzione da sviluppare con le Forze di Poli­zia o Polizia municipale, serve un maggiore coinvolgimento dei cittadini.

E ovvio che per conoscere a fondo le problematiche della città bisogna andare nelle aree periferiche o ritenute a rischio, dove l’occhio e le orecchie dei rappresentanti delle istituzioni e dell’Amministrazione non rie­scono a volte ad arrivare. Quan­do parlo del partenariato terri­toriale penso ad incontri presso i Commissariati o Municipi. L’obiettivo è quello di creare il contatto diretto, dare un vol­to, “personalizzare” il rapporto mettendo a confronto i cittadini con la “squadra” delle istituzioni e delle amministrazioni, ed Enti chiamati ad erogare i servizi.

Ha parlato anche degli spor­telli territoriali di ascolto. Che ruolo possono avere?
Gli sportelli territoriali di ascol­to rappresentano il più prossimo strumento di supporto per le persone in condizioni di disagio. Consentono di affrontare i pro­blemi sul nascere, analizzarne le cause e provare a trovare una soluzione. Se l’ascolto viene as­sicurato da persone competenti esperti in psicologia della co­municazione, rappresentano una misura di prevenzione di parti­colare rilevanza. Gli sportelli territoriali vanno rilanciati e la loro attività monitorata da un or­ganismo di raccordo provincia­le. Per i casi complessi i Centri di ascolto territoriali si possono configurare anche come l’ele­mento di raccordo tra le persone bisognose di aiuto e un auspica­bile “Servizio di ascolto e soste­gno per i soggetti che versano in situazioni di disagio” che po­trebbero essere istituiti a livello provinciale.

Vuole spiegare meglio il ruolo di questo Servizio di ascolto e sostegno?
E’ un Servizio già sperimentato con successo a Pisa, offerto gra­tuitamente dai 52 sottoscrittori, con l’impegno ad ascoltare e sostenere i casi più critici delle persone in difficoltà che si era­no già rivolte ai Centri di ascol­to territoriali dove non era stato possibile assicurare direttamen­te la prestazione assistenziale necessaria. Parlo di un “Servi­zio” assicurato da oltre cinquan­ta istituzioni, amministrazioni, enti e associazioni di volonta­riato come: Agenzia delle En­trate, Equitalia, INPS, INAIL, Ordine Professionali (avvocati, commercialisti), Associazione Bancaria ed altri professionisti che fanno parte della rete, allo scopo di valutare congiuntamen­te e tempestivamente gli inter­venti che, nei limiti del quadro normativo vigente, consentano di portare a soluzione i problemi all’origine del disagio.

Parliamo del Desk antimafia. Lei lo ha già sperimentato a Roma e a Pisa, giusto?
Si, ho chiesto ed ottenuto la loro istituzione sia a Roma nel 2011 che a Pisa nel 2012. Ritengo im­portante il Desk antimafia per­ché consentirebbe un approccio investigativo più dinamico dei sistemi tradizionali, dove anche il “chiacchiericcio”, i sempli­ci sospetti raccolti dagli organi di polizia, potrebbero diventare materia di indagine.

Parliamo del Desk anticorru­zione.
Facendo riferimento al rischio di corruzione negli apparti ammi­nistrativi, ritengo importante l’i­stituzione di un organo collegiale per mettere a fattor comune tutte le conoscenze delle varie artico­lazioni interessate e sviluppare azioni congiunte finalizzate alla trasparenza, alla prevenzione delle possibili infiltrazioni del­la criminalità e dei fenomeni di corruzione nei vari settori degli apparati amministrativi. Con­sentirebbe un’azione diretta a prevenire ogni possibile forma di condizionamento degli am­ministratori locali, funzionari e impiegati comunali o addirittura di collegamenti diretti o indiret­ti degli stessi con la criminalità, e anche più incisive misure per favorire la prevenzione e il con­trasto di usura, gioco illegale, ri­ciclaggio, traffico di stupefacenti e altre forme di illegalità. Penso all’importanza di un continuo monitoraggio dei subentri e delle volture ripetute per la medesima licenza commerciale e con il mo­nitoraggio degli appalti. Si po­trebbero valutare collegialmente anche i sospetti per segnalarli agli organi deputati a sviluppare le indagini. La sola conoscenza del ruolo del Desk anticorruzione potrebbe scoraggiare gli appetiti della criminalità.

 

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