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Mesotelioma in Arsenale, «È una sentenza che fa giustizia»

Il commento di Emidio Deandri

Emidio Deandri
Emidio Deandri

Un emoziona­to Emidio Deandri, presidente Territoriale Anmil di Taranto, commenta la notizia di una im­portante sentenza relativa a un giudizio promosso, dinanzi al Tribunale del Lavoro di Taran­to, dagli Avvocati Maria Luigia Tritto e Cataldo Tarricone, Con­sulenti Legali Anmil, avverso l’Amministrazione statale.

«Dopo anni di udienze questa esemplare sentenza – ha detto Emidio Deandri – rende final­mente giustizia a un lavoratore che ha contratto sul posto di la­voro una terribile patologia, il mesotelioma polmonare. Pecca­to che lui, ucciso dalla malattia in meno di un anno, oggi non sia qui tra noi per gioirne insieme alla moglie e alle due figlie».

«Rattrista constatare che in que­sto strano Paese – ha poi com­mentato con amarezza Emidio Deandri – più riesci a soprav­vivere a una malattia contratta sul posto di lavoro, più alto sarà l’indennizzo di cui godrà chi ti è stato vicino durante la malat­tia».

«Ringrazio i nostri consulenti le­gali, gli Avvocati Maria Luigia Tritto e Cataldo Tarricone – ha poi detto Emidio Deandri – che, con straordinaria competenza professionale, da anni sostengono la battaglia dell’Anmil Taranto per la tutela dei diritti di tutti gli invalidi e infortunati sul posto di lavoro, nonché dei lavoratori af­fetti da malattie professionali». A.C.C. era deceduto esattamen­te nove anni fa, nel maggio del 2011, a causa di un mesotelioma polmonare.

Quando la patologia si era mani­festata, circa un anno prima, era dipendente civile del Ministero della Difesa – Marina Militare, in servizio presso l’Arsenale Militare Marittimo di Taranto, con mansioni di ausiliario pres­so l’officina del porto base nava­le e marinaio di coperta.

Poco prima di morire A.C.C. aveva denunciato la malattia professionale, ma le relative provvidenze erano state ricono­sciute solo dopo il suo decesso, a seguito di un primo giudizio promosso, dinanzi al Tribuna­le di Taranto, dagli Avvocati Maria Luigia Tritto e Cataldo Tarricone, Consulenti Legali Anmil.

Tre anni addietro la vedova e le due figlie promuovevano un nuovo giudizio avverso il Mini­stero della Difesa per ottenere il risarcimento, in qualità di eredi, del danno biologico differenzia­le e morale occorso al loro con­giunto.

La sentenza è stata emessa ve­nerdì scorso, 22 maggio, dal Giudice del Tribunale di Taran­to Giovanni De Palma. In una articolata motivazione il Giudi­ce ha evidenziato come, a fronte della provata nocività dell’am­biente di lavoro, con particola­re riferimento alla presenza ed all’utilizzo di amianto, nessuna valida indicazione in ordine all’adozione delle cautele neces­sarie per impedire il verificarsi del danno è stata promanata, du­rante il processo, dal convenuto Ministero della Difesa, comun­que gravato dal relativo onere di allegazione e prova.

È infatti risultato che, all’interno dei pontoni in cui operava come marinaio di coperta il dipenden­te A.C.C., vi fossero locali per lo stazionamento nei momenti di pausa in cui c’erano caldaie, condutture e tubi, coibentati in amianto, i cui rivestimenti “si usuravano nel tempo” ed erano “riparati alla meglio”.

Ora il Ministero della Difesa do­vrà risarcire alle eredi la somma di euro 70.943,26 oltre accessori di legge.

Tale importo è stato calcolato applicando le note tabelle del Tribunale di Milano in base al periodo, purtroppo poco meno di un anno, di sopravvivenza del lavoratore A.C.C. dalla data in cui la patologia si è manifestata, sino al suo decesso.

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