28 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Luglio 2021 alle 03:59:00

Cronaca News

Ilva-Arcelor Mittal: storia di un fallimento annunciato

L’impietosa analisi sulla più esplosiva vertenza italiana

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte
Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

La Ministra Fede­rica Guidi prima, poi il Ministro Carlo Calenda, poi il Ministro Luigi Di Maio, poi il Ministro Stefano Patuanelli sono quattro Ministri che, nell’arco di cinque anni, si sono succeduti nel Dica­stero dello Sviluppo Economico e sono stati attori primari nella lunga e articolata storia che ha portato al mantenimento in fun­zione dell’impianto siderurgico di Taranto ed all’affidamento della concessione di tale centro al gruppo Arcelor Mittal.

Questa scelta in più occasioni, come risulta sia dai miei blog, sia da miei articoli comparsi ri­petutamente sulla stampa locale, l’ho sempre ritenuta antitetica ad ogni possibile recupero del sistema socio economico taran­tino e pugliese. Ho più volte ri­badito che il ciclo quarantennale dell’impianto di Taranto per po­ter continuare a mantenere livel­li produttivi adeguati (10 milioni di tonnellate prodotte all’anno con 12.000 occupati diretti) do­veva essere sottoposto ad una re­visione ambientale sostanziale, doveva essere sottoposto ad una revisione dei processi produtti­vi interni e, soprattutto, doveva prendere corpo una contestuale operazione di risanamento am­bientale, vero e non teorico, del­la vasta realtà urbana tarantina. Questa operazione organica im­poneva un impegno dello Stato e non di soggetti privati di oltre 4,5 miliardi di euro. In assenza di tali risorse e in assenza di un simile impegno dello Stato nel seguire questa linea strategica era solo pura follia consegnare ad Arcelor Mittal un centro che “dopo pochi mesi sarebbe stato prima ridimensionato e poi chiu­so”. Ed avevo anche detto che Arcelor Mittal aveva puntato su Taranto proprio per poter essere il soggetto capace di assicurare, in un arco di tempo limitato, la chiusura del centro siderurgico e in tal modo togliere dal mercato della produzione internazionale di acciaio un impianto che se reinventato da un Governo ca­pace, cioè se ristrutturato con un volano di oltre 4 miliardi di euro, sarebbe potuto diventare un fastidioso concorrente.

Come è noto si era arrivati a una prima intesa in base alla quale Mittal, a partire da novembre e fino al termine dell’anno, avreb­be potuto abbandonare Taranto e gli altri siti italiani se non si fos­se concretizzato il piano di in­vestimento che prevedeva anche l’ingresso dello Stato nella hol­ding Aminvestco con una quota di minoranza di Invitalia. Penale da pagare in caso di uscita di Ar­celor Mittal: 500 milioni di euro. I rapporti tra Governo e azienda si sono ulteriormente aggravati a valle delle recenti decisioni di Arcelor Mittal sul versante occu­pazionale a partire dall’aumento di mille unità del personale in cassa integrazione Covid 19 ne­gli stabilimenti di Genova, Novi Ligure e Taranto. Appare, quin­di, evidente che in questo modo, con questa tecnica caratterizza­ta da un sistematico logorio di Mittal nei confronti dello Stato, entro l’anno assisteremo alla fine di uno dei racconti più tristi e al tempo stesso più vergognosi che ancora una volta il Mezzogiorno debba subire.

Forse perché sono nato a po­chi chilometri da Taranto, forse perché ho seguito da molti anni la evoluzione e le involuzioni del sistema logistico pugliese ed in modo particolare del porto di Taranto e di Brindisi, forse per­ché sono innamorato della mia terra e soffro nel vederla sotto­posta alla gestione di un Gover­no o di Governi che nell’arco di cinque anni hanno compromes­so in modo ormai irreversibile la realtà produttiva strategica non di una realtà urbana Taran­to, non di una Regione la Puglia, ma dell’intero Paese. Però que­ste mie previsioni e queste mie denunce non erano e non sono il frutto di una gratuita cartoman­zia ma di una asettica lettura dei fatti. Ed allora scatta automatico un primo interrogativo:

  • Perché lo Stato con Decreto Legge nel 2015, cosciente dei costi necessari per la riqualifi­cazione ambientale dell’impian­to, non abbia pensato essenzial­mente solo a realizzare la prima finalità, cioè quella della riqua­lificazione ambientale efun­zionale, e poi mettere in gara la concessione.

Un secondo interrogativo è strettamente collegato con il precedente:

  • Come mai i Ministri che in questi ultimi cinque anni si sono succeduti abbiano potuto imma­ginare che una Società privata potesse recuperare un margine da una operazione che impone­va costi elevati legati alla messa in sicurezza, alla riqualificazio­ne ambientale, al risanamento di tutte le aree al contorno.

Appare evidente che se siamo ormai arrivati a questa triste conclusione, a questa tragica presa d’atto di un fallimento annunciato ma non capito, se ci stiamo ormai convincendo che tra diretti ed indiretti stia­mo assistendo alla esplosione di un una disoccupazione di ol­tre 30.000 unità lavorative, non possiamo però non chiedere, in particolare agli ultimi due Go­verni presieduti sempre dallo stesso Presidente del Consiglio, come mai hanno continuato a sottovalutare questa crisi, come mai hanno gestito con misura­bile leggerezza tutti i passaggi che hanno reso possibile questo ormai annunciato e sono sicuro confermato abbandono, come mai da settembre 2019 al febbra­io 2020, cioè nei primi sei mesi del Governo Conte 2, e prima del blocco generato dal Covid 19, il Presidente Conte ed il Mi­nistro Patuanelli abbiano qua­si settimanalmente annunciato accordi e sottoscrizioni positive tra lo Stato e Acelor Mittal.

Queste mie domande impongo­no risposte perché a me fa paura il silenzio del Sindacato, sem­bra quasi che con un ritardo di cinque anni tutti i vari attori di questa tragedia abbiano abban­donato la scena; la storia ci in­segna che questi comportamenti producono il brodo più perico­loso che si chiama “eversione”. Io mi limito a fare analisi macro economiche, mi limito a leggere banali evoluzioni di errori ge­stionali, chi perde invece il lavo­ro, chi non può garantire la sus­sistenza di familiari, chi scopre che il Sindacato non ha difeso in modo adeguato i lavoratori, pur­troppo diventa massa eversiva.

Chi ha responsabilità di Gover­no non sottovaluti più, come fat­to in questi lunghi cinque anni, queste mie sistematiche denun­ce perché abbiamo già superato il tempo massimo.

1 Commento
  1. Fra 1 anno ago
    Reply

    Questo governo è come se fosse tecnico,non scelto da nessuno , pertanto decide il male del paese ,come sta dimostrando . Dobbiamo votare innanzitutto ,poi metterci a tavolino e discutere dei nostri reali interessi e non quelli dell’Europa che ci sta mandando al collasso con ordini ,scelte e richieste inadeguate . Si parla spesso di populismo ,ma persino Pertini disse che se il governo non ascolta il popolo ,lo stesso deve reagire scacciando i despoti . Credo che siamo nel periodo più drammatico di sempre dove tutto va a rotoli senza che nessuno ci difenda ,e vergognoso ma non reagiamo più ,forse speriamo che tutto si risolva ,ma le situazioni peggiorano ,la povertà cresce e ahimè chissà se la Ministra del pianto di coccodrillo verserà qualche lacrimuccia anche per noi italiani .

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