30 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 30 Luglio 2021 alle 05:47:00

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Dante Alighieri conquista Karl Marx

Il Sommo Poeta e l’autore del Capitale

Karl Marx
Karl Marx

L’irresistibile fa­scino de “La Divina Comme­dia” conquista anche Karl Marx (1818-1883), il teorico del mate­rialismo dialettico e storico, au­tore, con F. Engels, del “Manifest der Kommunistischen Partei”. Il «poema sacro al quale ha posto mano e cielo e terra» supera la ristrettezza d’una concezione della religione come gemito de­gli oppressi, come sentimento di un mondo senza cuore; la sua ar­monia, direbbe Foscolo, «vince di mille secoli il silenzio».

Il poeta prediletto
Nel monumentale “Das Kapital”, l’opera più importante e cono­sciuta del pensatore tedesco, non mancano riferimenti ad auto­ri della cultura classica e della migliore poesia di tutti i tempi. Risaltano puntuali citazioni di Dante, considerato “il poeta pre­diletto”, osannato dal fiorire del Romanticismo tedesco in Euro­pa, letto da Marx nella lingua originale per apprendere l’italia­no, pur essendo note le traduzio­ni integrali della “Commedia”, in lingua tedesca, a cura di Gio­vanni di Sassonia del 1849 e di Karl Witte del 1862 e, in inglese, di Henry Francis Cary del 1814.

Marx predilige, in particolare, il Sommo Poeta che argomenta e arguisce, il suo essere acuto, oculato, mai fallace, sempre es­senziale, immediato, sentenzio­so, pungente e convincente. È il Dante a cui Virgilio si rivolge per ammonirlo ad essere “breve e arguto” (Pg XIII, 78), che sa presentare l’armonia dell’uni­verso nell’eleganza di un breve verso, perle di verità eterna in una rima aperta alla grandezza dell’infinito, come «poca favilla gran fiamma seconda» (Pd I, 34).

Lascia dir le genti
Nel “Capitale”, Marx cita più volte Dante. Da subito, nella “Prefazione” alla I edizione del 25 luglio 1867, utilizza – non ca­sualmente in chiusura – l’adatta­mento di un ammonimento rivol­to da Virgilio al suo discepolo. Marx dichiara la disponibilità ad accogliere «ogni giudizio di cri­tica scientifica» per la sua opera, ma respinge seccamente «i pre­giudizi della cosiddetta pubblica opinione, cui non ho mai fatto concessioni». Innanzi a ogni for­ma di inescusabile superficialità e pressapochismo del pensiero, il treviriano scrive di far propria – a tal proposito – «la sentenza del grande fiorentino: “Segui il tuo corso, e lascia dir le genti!”».

La citazione del verso dantesco, riportata da Marx in italiano, è presa dal V Pg, adattando, senza alterare l’unità metrica dell’en­decasillabo, il tredicesimo ver­so. Con questo Virgilio richiama Dante a non interessarsi a «ciò che quivi si pispiglia» e lo solle­cita a stare come una torre sal­da che non ondeggia mai la sua cima per quanto i venti soffino: «Vien dietro a me, e lascia dir le genti».

La moneta come mezzo di scambio
Marx cita Dante nel I libro de “Il Capitale” (dove esamina il pro­cesso di produzione del capitale) e, in particolare, nel III capitolo dove si tratta del denaro e della circolazione delle merci. In que­sto caso, Marx, dimostrando una conoscenza non libresca de “La Divina Commedia”, fa riferimen­to alla terzina 83-85 del Pd XXIV e propriamente alle seguenti pa­role rivolte da San Pietro a Dan­te, appena questi ha presentato la sua definizione della fede: «Assai bene è trascorsa [esposta] / d’esta moneta [della fede] già la lega [la definizione] e ’l peso [il signifi­cato]; / ma dimmi se tu l’hai ne la tua borsa [se la possiedi, che è cosa diversa]». I versi – libera­ti dalla metafora dantesca – sono utilizzati da Marx per spiegare, in un contesto profano, la funzio­ne venale del denaro, strumento in grado di far passar di mano le merci nella misura in cui ad esso corrisponda una quantità reale, materiale e non solo immagina­ria di oro.

La fabbrica è più dell’inferno
Ancora un terzo richiamo a Dan­te, nell’VIII capitolo della III se­zione del I libro de “Il Capitale”, dove si descrivono le dure con­dizioni di lavoro in alcune fab­briche inglesi e, nella fattispecie, in quelle che producono fiam­miferi, applicando direttamente il fosforo bianco su asticelle di legno. Qui trovano lavoro fan­ciulli «cenciosi, denutriti, com­pletamente alla mercé di se stes­si, privi di qualunque istruzione» con meno di 13 anni, costretti a un orario giornaliero dalle 12 alle 15 ore, con turni notturni e con pasti irregolari da consu­mare «negli stessi locali di lavo­ro appestati dal fosforo». Tutto ciò provoca malattie altamente invalidanti, fino alla morte per setticemia. «In una manifattu­ra simile, Dante – osserva Marx – troverebbe superate le più cru­deli fantasie del suo “Inferno”».

Nello stesso “Il Capitale”, Frie­drich Engels è autore della “Pre­fazione” al III Libro e riconosce all’Italia, paese della classicità, di aver dato i natali al grandioso Dante, espressione «di classica ineguagliata perfezione».

Dante nelle opere prima del ca­pitale
Nel 1853, contestando quella stampa inglese che non apprezza la presenza di rifugiati politici e di esuli stranieri, Marx ricorda i versi 58-60 del Pd XV con cui il trisavolo Cacciaguida predice l’esilio di Dante: «Tu proverai sì come sa di sale l lo pane altrui, e come è duro calle l lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale».

Nel 1855, stigmatizzando l’igna­via dei parlamentari inglesi, cita l’If III dove Dante colloca i pusil­lanimi che in vita non scelsero né il bene né il male e non seguiro­no alcun ideale.

Nel 1872 richiama, in una dichia­razione al Consiglio Generale dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori, lo stesso If III, 51 «ma guarda e passa».

Il signor wogt
Nel 1860 dà alle stampe “Herr Wogt”, un pamphlet per difen­dersi dalle infamanti calunnie di Karl Wogt al soldo di Napoleo­ne Giuseppe Carlo Paolo Bona­parte, cugino di Napoleone III. Marx riconosce in Wogt il diavo­lo dantesco: «Egli è bugiardo e padre di menzogna». È il verso 144 dell’If XXIII, dove si legge degli ipocriti che nascondono al­tro sotto una veste dorata e sfa­villante.

Nello stesso pamphlet è ancora citato il verso 139 dell’If XXI («Ed egli avea del cul fatto trom­betta»), accusando Wogt d’essere “una sorta di maestro cantore” tra i suoi sodali come il diavolo Barbariccia che, con lo sconcio rumore del sedere, dà il segnale convenuto per guidare il movi­mento degli altri diavoli.

Nel IV quarto capitolo Marx in­dividua la provenienza delle no­tizie raccolte da Wogt nel «tristo sacco l che merda fa di quel che si trangugia», di cui ai versi 26-27 dell’If XXVIII.

Il quinto capitolo si apre con la citazione dei versi 116-119 dell’If XVIII: «Vidi un col capo sì di merda lordo / che non parea s’era laico o cherco. / Quei mi sgridò: “Perché se’ tu sì ’ngordo /di ri­guardar più me che li altri brut­ti?”». Qui il “brutto” Wogt è vi­sto con il capo talmente ricolmo di escrementi da essere irricono­scibile e risentito della maggiore attenzione rispetto agli altri della stessa risma.

In Edouard Simon (1824-1879), un servile giornalista prussiano che vuol passare per francese, notoria spia bonapartista, un lac­chè in cui, citando i versi 57-60 dell’If XI («s’annida / ipocresia, lusinghe e chi affattura, / falsità, ladroneccio e simonia, / ruffian, baratti e simile lordura»), Marx ritrova il carattere degli ipocriti, adulatori, maghi, falsari, ladri, ruffiani, barattieri e altri simili peccatori dell’VIII cerchio infer­nale.

Qui convien lasciar ogni so­spetto
Anche nelle altre opere di Marx si incontrano richiami danteschi funzionali all’argomentare del pensatore tedesco, che, ben co­noscendo l’opera di Dante, sape­va scrutare tra gli endecasillabi di questi. Nell’Introduzione del saggio del 1859, “Per la critica dell’economia politica”, Marx richiama la famosa epigrafe all’ingresso dell’Inferno (If III, 14-15) e avverte che «sulla soglia della scienza, come sulla porta dell’Inferno, si deve porre questo ammonimento: Qui si convien lasciare ogni sospetto / ogni viltà convien che qui sia morta».

La poesia di dante patrimonio dell’umanità
I riconoscimenti di Marx e di Engels – pur non avendo favorito nelle Repubbliche socialiste so­vietiche (URSS) una più ampia diffusione delle opere di quel­lo che T.S. Eliot ha definito «il più universale dei poeti di lingua moderna» – non hanno certamen­te posto veti e censure, trovando, in quanti esprimono consenso o dissenso verso il regime, sempre unanime approvazione per l’im­mortale poesia che è patrimonio dell’umanità!

Guglielmo Matichecchia
Società Dante Alighieri
Comitato di Taranto

1 Commento
  1. Donatello Santarone 1 anno ago
    Reply

    Gentile Guglielmo Matichecchia,
    ho letto con piacere il suo articolo che tocca una passione radicata del filosofo tedesco il quale in tutta la sua opera ha fatto ricorso ai grandi autori della letteratura mondiale ( da Eschilo e Omero fino a Dante, Shakespeare,Cervantes e Goethe e tantissimi altri). Questa passione conferma il carattere profondamente umanistico dell’opera di Marx e il suo interesse non ornamentale per i classici necessari a spiegare il suo pensiero.
    Mi permetto di segnalarle un mio saggio su questi temi che può leggere nel seguente link:
    http://ojs.uniurb.it/index.php/materialismostorico/article/view/1978/1801
    Un cordiale saluto
    Donatello Santarone

    Donatello Santarone
    Professore associato di Letteratura italiana e didattica della letteratura
    Università degli Studi Roma Tre
    Dipartimento di Scienze della Formazione
    Corso di Laurea Magistrale a Ciclo Unico in Scienze della Formazione Primaria
    Studio: Stanza 20, quarto piano, Via del Castro Pretorio 20, 00185 Roma (Stazione Termini)
    Polo didattico: Via Principe Amedeo 184, 00185 Roma (Piazza Vittorio)
    tel. + 39 06 5733 9334
    donatello.santarone@uniroma3.it

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