22 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2020 alle 20:15:26

Cultura News

Egidio, Santo da 24 anni

Sant'Egidio
Sant'Egidio

La settimana che va dal 31 maggio al 6 giugno of­fre al prof. Antonio Fornaro, ide­atore e curatore di questa rubrica, l’opportunità di spaziare dalla Festa della Pentecoste al venti­quattresimo anniversario della canonizzazione del Santo taran­tino Egidio.

Questi i Santi della settimana: Sant’Annibale di Francia, Sant’E­rasmo di Formia, Santa Clotilde, San Quirino, San Bonifacio e San Norberto. Il 31 maggio la Chiesa festeggia la visitazione di Maria alla cugina Elisabetta. Entrambe sono incinte, la Madonna di Gesù e Santa Elisabetta di San Giovan­ni Battista. Durante la settimana si festeggia anche San Moraman­do che è patrono dei vignaioli e dei vinai. Sant’Annibale di Fran­cia nacque a Messina verso la fine del 1800, diventò sacerdote e si trasferì alle Case Avignone, il quartiere più misero della città. Si fece mendicante per aiutare i poveri. Fondò orfanotrofi, labo­ratori, scuole e le Congregazioni delle Figlie del Divino Zelo e dei Rogazionisti.

Ad Oria nel Convento dei Roga­zionisti si trova l’appartamento nel quale per un certo periodo visse il Santo.

Sant’Erasmo di Formia fu marti­rizzato nel 303, viene invocato dai marinai quando sulle punte degli alberi appaiono le misteriose luci dette “Fuochi di Sant’Erasmo”. E’ patrono delle partorienti.

Santa Clotilde fu sposa dei re dei Franchi e convertì il marito e il suo popolo al Cattolicesimo. Ri­masta vedova donò i suoi beni e si ritirò in convento dove assistette alle lotte tra i figli per conquista­re il potere.

San Quirino fu vescovo croato e fu flagellato e rinchiuso in carce­re dove convertì il suo guardiano. In seguito fu annegato nel fiume Sava con una pietra legata al col­lo. San Bonifacio, nativo dell’In­ghilterra, si recò in Germania per evangelizzare quelle popolazioni. Lì si fermò per 40 anni e organiz­zò la riforma liturgica tedesca.

San Norberto fu figlio di un no­bile tedesco. Un giorno ebbe una apparizione, si convertì e con una mula e dieci monete d’argento ini­ziò la sua predicazione itinerante.

Queste le feste mariane della set­timana che ci ricordano la Ma­donna dei Martiri, della Lettera, dell’Aiuto, del Sole e della Sa­pienza.

Questi i detti della settimana: “Chi vuole arrosto e brodo deve sudare sodo”, “Il bene di fortuna passa come la luna”, “L’uccello senza nido non ha amore”, “L’uo­mo senza famiglia non ha cuo­re”, “Chi non si adatta o cambia o schiatta”, “La Messa letta vale quanto quella cantata”, “La co­gnata è come l’acqua lavata”.

Sono numerose le effemeridi di Giuseppe Cravero che andiamo a ricordare in maniera sintetica: il 31 maggio 1937 al Molo Sant’Eli­gio fu benedetta la statua in mar­mo di San Cataldo alta 14 metri.

Il 2 giugno 1869 si inaugurò in piazza Castello l’attuale Palaz­zo di Città. Il 2 giugno 1901 in Piazza Garibaldi fu inaugurato il busto all’eroe dei Due Mondi. Il 4 giugno 1953 in Piazza Ebalia fu inaugurata la Fontana Rosa Dei Venti con i getti centrali e 21 la­terali di acqua luminosa. La fon­tana presenta le teste di 8 fra i più importanti venti. Il 4 giugno 1893 a Palazzo di Città fu inaugurata la grande Biblioteca Acclavio. Il 5 giugno 1916 furono inaugurati i Cantieri Tosi.

Fornaro ricorda che domenica prossima la Chiesa celebra la Festa delle Pentecoste che cade cinquanta giorni dopo la Pasqua. In questa circostanza gli apostoli riuniti nel Cenacolo con la Ma­donna ricevettero lo Spirito Santo sotto forma di rombo di vento e di lingua di fuoco. Per l’occasio­ne gli apostoli parlavano le lingue dei pellegrini che gli ascoltavano.

Lo Spirito Santo è detto Paracli­to, cioè Consolatore.

Il prossimo anno Taranto festeg­gerà i primi 25 anni della cano­nizzazione del Santo alcantarino Egidio che fu canonizzato il 2 giugno di 24 anni fa in Piazza San Pietro alla presenza di nume­rosi tarantini da Giovanni Paolo II, oggi Santo. Sant’Egidio nac­que a Taranto sul Pendio La Ric­cia il 16 novembre 1729 da Catal­do Pontillo. Gli furono imposti i nomi di Francesco, Antonio, Domenico e Pasquale. Fu battez­zato nel Duomo di San Cataldo. All’età di 10 anni ricevette la Prima Comunione e la Cresima. Nel 1747 gli morì il padre e nel 1754 iniziò il percorso per diven­tare frate laico alcantarino. Dopo un anno di noviziato a Galatone prese il nome di Frate Egidio Ma­ria di San Giuseppe. Stette per 4 anni a Squinzano dove svolse le mansioni di cuoco del convento. Nel 1759 fu destinato alla chie­sa napoletana di San Pasquale a Chiaia dove rimase per ben 53 anni e svolse le mansioni di por­tinaio e di frate questante. Morì nel 1812. Fu beatificato nel 1888 e nel 1919 fu dichiarato Compatro­no di Taranto. E’ diventato Santo per il riconosciuto miracolo ope­rato da Dio per sua intercessione nel 1937 alla tarantina Angela Mignogna affetta da un tumore all’utero. A Taranto il culto vie­ne praticato nella Chiesa di San Pasquale e nella casa natale al Pendio La Riccia. Al Santo sono intitolate una via, dei giardini, una parrocchia e una confraterni­ta a Tramontone e un monumento in Corso Umberto (nella foto) di fronte alla Chiesa di San Pasqua­le. Le nostre nonne pregavano Sant’Egidio con queste parole: “Sand’Egidie tarandine, famme ‘a grazie crematine, hagghie a scere indre ‘o ‘spedale cu guare­sce d’ ogne male. Tu canusce le mie besogne, tanda chiacchiere no’nge vonne.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche