18 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Maggio 2021 alle 08:41:07

Cronaca News

Lo scandalo del San Cataldo

Il rinvio per il nuovo ospedale: ecco la storia

Il nuovo ospedale San Cataldo
Il nuovo ospedale San Cataldo

La benedizione ar­rivò bipartisan: dal comunista Ni­chi Vendola e dal capitalista Silvio Berlusconi. Uno presidente della Regione, l’altro presidente del Con­siglio dei Ministri. A sovrintendere all’opera pia c’era don Luigi Verzè, grande amico di monsignor Gu­glielmo Motolese e padre di un mi­racolo sanitario chiamato San Raf­faele. Stesso nome, con l’aggiunta di quel “Mediterraneo” che avreb­be dovuto dare una connotazione territoriale al grandioso progetto: Taranto avrebbe finalmente avuto un ospedale di eccellenza, dedi­cato alla cura e alla ricerca. Con la concreta possibilità di diventare Irccs, cioè istituto di ricerca e cura a carattere scientifico. E Taranto, ancora oggi, è l’unica provincia pugliese a non avere un istituto di questo tipo.

L’esigenza di costruire un nuovo ospedale si materializza negli atti amministrativi della Regione nel 2008 e la scelta cade, senza alcuna gara, sulla imponente e qualificata compagine di don Verzé: la Fon­dazione San Raffaele del Monte Tabor, una eccellenza nel campo della ricerca scientifica. Qualche mese dopo, siamo a maggio del 2009, il progetto è pronto: 572 posti letto da far nascere su settantamila metri quadri e da completare entro il 2015. Costo stimato: 210 milioni di euro, dei quali una buona parte è pronta a metterli la Regione: pri­ma 60, poi 80, infine 120 facendo ricorso ai fondi Fas. Previste anche aule per la didattica e questo, con lo sguardo di oggi, avrebbe potuto schiudere ben altre prospettive per la facoltà di medicina.

Anche il suolo dove far nascere il nuovo ospedale è già stato indivi­duato: un’area al quartiere Paolo VI, tra Cittadella della Carità e ospedale Moscati. Un’area già ur­banizzata, dove ci sono già altri importanti insediamenti scientifici come il Politecnico e l’Università. Un contesto ideale, insomma, ma con un ostacolo da superare: quei suoli appartengono alla Fintecna Immobiliare srl, gruppo Fintecna spa, la società controllata dal Mi­nistero dell’Economia. La società ministeriale ha pronta la soluzione: uno scambio. Cede quell’area al Comune in cambio di un’altra area, sempre a Paolo VI, dove poter co­struire, previa variante urbanisti­ca, 250 appartamenti. La formula sembra convincente: il consiglio comunale approva le varianti e con Asl, Regione, Fondazione e Fintecna viene firmato l’accordo di programma che definisce l’in­tera operazione. Tutto risolto? No, affatto. I malumori serpeggiano. C’è chi sente puzza di specula­zione edilizia, chi è perplesso per la perdita complessiva di posti let­to ospedalieri, visto che il nuovo ospedale comporterebbe la chiu­sura di Santissima Annunziata e dello stesso Moscati che insieme contano oltre 670 posti.

Le polemiche, anche per la gestio­ne della fondazione tarantina del San Raffaele, si fanno sempre più roventi. Poi succede che don Verzè cade in disgrazia: il San Raffae­le di Milano entra nell’occhio del ciclone per guai finanziari e viene travolto dalle inchieste giudizia­rie. Una vicenda che sfocerà nel dramma del suicidio di Mario Cal, il vice di don Verzè. È la tempesta perfetta che a Taranto offre gio­co facile ai detrattori per alzare il muro contro il progetto del San Raffaele del Mediterraneo.

Poi arriva il colpo di grazia. Una manina esperta e anonima fa arri­vare una lettera insidiosissima sui tavoli dell’assessorato all’urbani­stica della Regione. Quella manina velenosa deve avere la memoria lunga e ricorda che anni prima su quei suoli di Fintecna si era svilup­pato un incendio. Terra bruciata e a fuoco va il progetto del San Raffa­ele, perché, come recitano le norme per impedire le speculazioni edili­zie, sui terreni attraversati dal fuo­co vige il divieto a costruire. Il San Raffaele, quello che avrebbe dovu­to essere l’ospedale di eccellenza e di ricerca, muore così. Comune e Regione sono costretti a fermarsi, i guai milanesi del San Raffaele fanno il resto.

Le fiamme che anni prima avevano bruciato quei terreni hanno finito per divorare anche la speranza per Taranto di avere una struttura sani­taria di assoluto livello.

L’idea di avere un nuovo ospedale però non muore e, così, neanche il tempo di celebrare il funerale del San Raffaele che viene battezzato il San Cataldo: non ci sono più la ricerca e la didattica, ma i posti let­to salgono a 715 e da Paolo VI ci si sposta sulla strada per San Giorgio, oltre Cimino, in via Alberto Sordi. Piena campagna, tutta da urbaniz­zare. Un’area – destinata a servizi di interesse pubblico – che da anni è oggetto di particolari attenzioni (ricordate il progetto Sircom?). Ora lo scontro giudiziario tra le im­prese che si contendono l’appalto per l’aggiudicazione dei lavori (il Consiglio di Stato ha addirittura rimesso la questione alla Corte di Giustizia Europea) ha ulteriormen­te allontanato la costruzione.

Undici anni dopo il progetto del San Raffaele, Taranto si ritrova senza eccellenza e senza neanche un mattone del nuovo ospedale. Ma questa non era la città con le più gravi emergenze sanitarie della Puglia?

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

1 Commento
  1. Fra 12 mesi ago
    Reply

    Ecco perché ci siamo rotti le scatole ,quanti progetti usati come carta igienica ormai aspettano che si tiri lo sciacquone . Svegliatevi voi finti comunisti, voi di centro moderati di destra ,passiamo ai fatti concreti . Non fate che incentivate l’inquinamento a scapito Delia nostra salute ,e poi ci private di ogni tipo di infrastruttura e comodità ,ma l’ospedale non può e non deve proprio mancare avete capito ? Siete solo falsi e poi ci chiedete il voto ,per promesse che non siete capaci di mantenere ,non provate vergogna ,come riuscite a manifestarvi in pubblico sapendo di essere inadempienti verso il popolo ,e perché dobbiamo ancora sostenervi , Vendola ci ha mentito,poi passa la palla ad Emilio ,poi chissà a chi ,il risultato è sempre quello Taranto capitale delle due palle . SVEGLIA!!!!

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