20 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 20 Ottobre 2020 alle 06:40:48

Cronaca News

Oltre 5mila famiglie tarantine hanno chiesto aiuto alla Caritas

Dall’emergenza sanitaria a quella economica. I dati della crisi

Don Nino Borsci
Don Nino Borsci

«5.413 in totale le famiglie, di cui circa 900 nuove bisognose che, in questo periodo di pandemia, dal 3 marzo scorso, hanno avuto il bisogno di rivol­gersi alle Caritas parrocchiali per gli aiuti di beni di prima necessità. 3.364 nelle 35 parrocchie della cit­tà e 2.049 nelle 40 della provincia. In totale sono 75 le Caritas su 88 Parrocchie della Diocesi taran­tina, che si sono attrezzate per la raccolta e distribuzione di beni di prima necessità ed alimentari alle famiglie bisognose, tra cui quel­le diventate in stato di necessità a causa della mancanza di reddito da lavoro mancante. I nuovi poveri, insomma. Sono numeri abbastanza elevati in rapporto agli abitanti del­la nostra provincia. Testimonianza, ancora una volta dello stato preca­rio del nostro mondo del lavoro, acuito ancora di più da questa terri­bile pandemia».

Lo afferma don Nino Borsci, di­rettore della Caritas Diocesana di Taranto, snocciolando i dati frutto dell’emergenza sanitaria ed eco­nomica. «Prima di tutto bisogna fare un vivo ringraziamento a tutte le Caritas parrocchiali che si sono mosse dotandosi di buona organiz­zazione. Ciò che fa piacere anche rimarcare è la bella gara di solida­rietà che si è manifestata da parte degli esercenti di negozi e centri commerciali, in particolare quelli degli alimentari e beni di prima necessità con le varie iniziative di “spesa solidale e spesa sospesa”. La solidarietà ha quindi toccato le corde di tanta gente per alleviare i bisogni di sussistenza a causa del­la pandemia. La Caritas Italiana, infatti, di fronte a questa terribile emergenza sta organizzando un monitoraggio delle risorse e del­le nuove povertà emerse che, in aggiunta a quelle consuete hanno messo a dura prova il sistema Italia e le Caritas stesse».

C’è chi afferma che molti dei bi­sognosi, adesso, godono del red­dito di cittadinanza.
«Godere di quel reddito non credo sia la soluzione del problema per assicurare, nel tempo, una sia pur minima dimensione sociale a chi lo percepisce, anche con la preoccu­pazione che potrebbe finire prima o poi. Come può risolvere i propri problemi esistenziali con quel red­dito, chi deve provvedere a pagare il canone di locazione di una casa, alle bollette energetiche, alle spese condominiali ecc., se nel frattempo non risolve il perenne problema del lavoro?».

In poche parole, quando finirà questa pandemia, il problema reddituale rimarrà.
«Putroppo sì. Stiamo infatti già pensando a come organizzarci, noi delle Caritas pugliesi, per do­tarci di risorse economiche per continuare a sostenere lo sforzo nei confronti dei poveri, vecchi e nuovi. Infatti, grazie all’intervento di una Fondazione bancaria che ha messo a disposizione 200 mila euro da distribuire in rapporto con la popolazione, ci permetterà di in­tegrare ciò che ci fornisce il Banco Alimentare supportando maggior­mente i bisogni delle parrocchie. Anche Coop, Conad e Famila hanno messo a disposizione buoni spesa».

Il Centro Diocesano di Acco­glienza di Palazzo Santacroce, in città vecchia, in questi 3 mesi di Covid19 si è trasformato in una vera e propria centrale operativa per coordinare le attività di assi­stenza e solidarietà dell’intero si­stema delle Caritas della Diocesi.

L’animatrice principale, Rosanna Putzolu, coadiuvata da altri mem­bri dell’èquipe diocesana ce ne fa un resoconto abbastanza puntuale e significativo.

«Sin dal 3 marzo scorso, i servizi della Caritas Diocesana sono rima­sti aperti. Non potendo incontrare personalmente i richiedenti di as­sistenza, si è utilizzato il colloquio telefonico per accogliere le richie­ste di aiuto, soprattutto quelle più urgenti, quali quelle per condizio­ne di solitudine o quelle ridotte in poco tempo in stato di povertà, a causa della mancanza di lavoro.

A causa dell’emergenza il servizio mensa (pranzo e cena) è stato assi­curato dalla parrocchia San Pio X, con panini o pasti caldi d’asporto, per circa 60 bisognosi al giorno.

Per concorrere a contenere l’emer­genza secondo il primo decreto “iorestoacasa”, il Centro San Ca­taldo Vescovo si è trasformato in “comunità protetta”, in forma re­sidenziale. Il sistema delle Caritas parrocchiali della Diocesi taranti­na si sono impegnate allo stremo per assistere le famiglie, grazie anche alle collaborazioni con al­tre organizzazione di solidarietà, Croce Rossa, Volontari della Pro­tezione civile per la distribuzione a domicilio dei beni raccolti. Ovvia­mente, col fermo di quasi tutte le attività socio-economiche, si sono ingigantiti i problemi sociali, rela­zionali, di ansie e paure, disorien­tamento e nuove povertà. L’ascolto è stato fondamentale per alleviare questo stato di grave difficoltà. Dobbiamo anche ringraziare la sensibilità di alcune strutture com­merciali ed alimentari che hanno mostrato molta solidarietà».

 

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