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«A Taranto manca un ospedale adeguato»

Nicola Baldi, già Primario Cardiologo al Ss. Annunziata

Il palazzo della Banca d'Italia
Il palazzo della Banca d'Italia

Ignoro se la facoltà di Medici­na prenderà, sul serio, avvio a Taranto. Sì, è vero, sembra che l’acquisto della sede della Ban­ca d’Italia, scelta come sede dei corsi, sia in dirittura di arrivo o già concluso. Ma scottati come siamo, prima per i roboanti an­nunci dell’arrivo dell’Ospedale San Raffaele finito tristemente come sappiamo, poi per la falsa partenza, lo scorso anno, del cor­so di insegnamento perché non c’era il nihil obstat del ministe­ro competente, tocchiamo ferro. In ogni caso continua ancora il dibattito tra scettici sulla utilità e fautori dell’importanza di una facoltà medica a Taranto. Sono di questi giorni due interventi, uno di Liviano che ha espresso alcu­ne perplessità sulla opportunità di una facoltà a Taranto, l’altro di Mazzarino che ne ha invece illustrato i molteplici vantaggi. Vorrei, per arricchire il dibattito, portare qualche mia riflessione.

I compiti di istituto di una facoltà di Medicina sono, come è noto, didattica, ricerca, assistenza. Quest’ultima legata strettamente alla ricerca, soprattutto a quella clinica applicata che si occupa dello studio per il miglioramen­to delle diagnosi e delle terapie. Il connubio tra ricerca e assi­stenza, in particolare, comporta due fondamentali conseguenze. La prima. La stessa metodologia adottata nella conduzione di una ricerca clinica, fatta di ipotesi, verifica attraverso lo studio, risul­tati, commento, si trasmette nella pratica assistenziale con enormi ricadute sulla correttezza del pro­ cesso diagnostico e terapeutico. La seconda. I risultati positivi di una ricerca, in ambito diagnosti­co e terapeutico,si riversano im­mediatamente sul paziente. La conclusione. Non è ipotizzabile una pratica medica efficace sen­za una concomitante pratica di ricerca clinica applicata, pena lo scivolamento verso una Medicina fatta di una pratica ripetitiva di prestazioni senza riflessione su quello che si sta facendo. E que­sto vale sia per la pratica medica ospedaliera sia per quella territo­riale. La pratica medica è un’ar­te che si avvale di conoscenze scientifiche in continua evoluzio­ne. Questo, dal mio punto di vi­sta, il grande vantaggio della pre­senza di una facoltà di Medicina: il decisivo miglioramento della pratica assistenziale. E’ vero. Vi sono lodevoli eccezioni di pro­fessionisti che, pur lavorando in ospedali non universitari, produ­cono ricerche pregevoli. Ma sono eccezioni. La presenza di una facoltà medica li renderebbe una regola. Va da sé che una facoltà di Medicina richiede laboratori e una struttura ospedaliera degna di questo nome. E qui casca l’a­sino.

A Taranto non abbiamo ancora una struttura ospedaliera ade­guata. Il glorioso Ss. Annunziata, più volte rimaneggiato all’interno per stare al passo con le mutate esigenze organizzative, ha fatto il suo tempo. E il San Cataldo è ancora di là da venire. E’ di que­sti giorni la notizia che la somma di ricorsi si è ulteriormente arric­chita. Si deve ricorrere alla Corte di Giustizia Europea per una que­stione pregiudiziale da sciogliere. Campa cavallo! E qui, dobbiamo dircelo in modo netto, c’è anche una nostra chiara responsabilità come comunità cittadina. Taranto è l’unico capoluogo di provincia in Puglia senza un ospedale de­gno di questo nome. Mettendo da parte Bari, capoluogo di Regione, e il suo policlinico universitario che in tempi recenti si è arricchi­to del padiglione Asclepio per far fronte a problemi organizzativi legati prevalentemente alla Emer­genza-Urgenza, c’è Lecce che ha il più che decoroso Fazzi che si arricchisce continuamente di strutture complementari, Brindisi con il Perrino portato a termine ormai da vari anni, senza contare Foggia con il suo Ospedali Riu­niti sede di una facoltà medica da molti anni. E’ sempre colpa di un destino cinico e baro? O di una comunità, si fa per dire, spesso disattenta, nella migliore delle ipotesi, al proprio progresso civi­le? Non si scappa. Le realizzazio­ni fondamentali in una comunità richiedono attenzione continua, partecipazione, passione. Solo così, forse, si concludono. Sono troppe le cose fatte “sulla pelle dei tarantini” che, diciamocelo francamente, con molta frequen­za se la fanno masochisticamente maltrattare.

Nicola Baldi
Già Primario Cardiologo
Ospedale Ss. Annunziata

1 Commento
  1. Fra 2 mesi ago
    Reply

    Che dire siamo alle solite ,il nulla cosmico ,non si va avanti così ,in realtà ormai ci arrendiamo a tutto , non abbiamo più stimoli ,ci vediamo crollare persino la speranza in questa città . Possiamo andare avanti così ? Che fine Faremo ?,una cosa è certa il partito democratico ha fallito a Taranto e dobbiamo tenerne conto ,dormono ,obbediscono ,ma mai nulla di concreto e soprattutto ci hanno condotto verso il baratro, caro professore lei ha fatto il quadro chiaro della situazione ,mi chiedo che tipo di pazienza ci vuole per Taranto ,quale santo ci può aiutare ?non di certo il nostro patrono …

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