25 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 25 Ottobre 2021 alle 06:45:36

Cronaca News

Il clan cresciuto all’ombra dei Modeo

Droga sequestrata dalla Finanza
Droga sequestrata dalla Finanza

Cresciuti all’ombra dei fratelli Modeo. Cataldo e Antonio Sambito hanno un pedigree di tutto rispetto. Il loro nome spicca già negli anni sanguinosi della guerra di mala. Fanno parte, in quegli anni, del gruppo di fuoco che fa capo ai fratelli Giuseppe e Cosimo Cesario, più noti, rispettivamente, come Pelè e Giappone.

Storie raccontate in Ellesponto, il primo grande processo alla mala tarantina. I Cesario erano organici al sodalizio che faceva capo a Riccardo, Gianfranco e Claudio Modeo, i tre fratelli che tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio dei ‘90 contesero la supremazia criminale all’altro loro fratello, Antonio detto il Messicano. Una contesa brutale, combattuta a colpi di morti ammazzati. Se ne conteranno oltre un centinaio in quegli anni foschi che videro la morte anche di persone innocenti, colpevoli solo di essere capitate nel posto sbagliato al momento sbagliato. I fratelli Sambito, U’ Ring e Bubù, godono della piena fiducia dei Cesario. Sono i Sambito, infatti, a garantire gli interessi del gruppo quando Giuseppe Cesario, poi deceduto, è afflitto da gravi problemi di salute. A Cataldo Sambito ci si rivolgeva anche per far assumere uomini del gruppo Cesario nella cooperativa L’Ancora, a testimonianza della sua autorevolezza e capacità penetrativa. Col tempo i Sambito riescono ritagliarsi una propria autonomia assumendo il controllo del rione Tamburi, come emerso nei processi Duomo 2011 e Feudo.

Una posizione di dominio che acquista maggiore forza a partire dal 2005, quando i due fratelli tornano in libertà dopo aver scontato le condanne subite negli anni ‘90. Con un salto di qualità tutt’altro che secondario: la volontà di mantenere un profilo basso, meno eclatante e meno aggressivo, per evitare di attirare l’attenzione delle forze dell’ordine sulle loro attività illecite, dal traffico di droga al contrabbando di sigarette. Una capacità “diplomatica” che si riscontra in diversi episodi legati alla vita del clan. Tra questi, quello relativo alla occupazione degli spazi per vendere alimenti e bevande in Città Vecchia, in occasione della manifestazione estiva “L’Isola che vogliamo”. Qui nascono contrasti con personaggi che fanno parte del clan Taurino, il gruppo che ha il predominio sulla Città Vecchia.

La controversia sull’accaparramento delle postazioni ambulanti viene risolta con un accordo di non belligeranza tra Cataldo Sam bito e Giuseppe Taurino. A certificare autorevolezza e potere dei fratelli Sambito è anche il ruolo esercitato in occasione dell’attentato a colpi d’arma da fuoco subito da uno dei malviventi coinvolti in Ellesponto e poi diventato collaboratore di giustizia. L’autore dell’attentato, sopraffatto dal pentimento, chiede l’intercessione dei Sambito per ottenere il perdono della vittima. Ma c’è un’altra vicenda che conferma la strategia “silenziosa” dei fratelli Sambito: i contrasti emersi tra uomini del loro gruppo e Nicola De Vitis, altro personaggio di spicco della criminalità tarantina, altro nome legato alle consorterie mafiose protagoniste della guerra di mala. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, a De Vitis viene rimproverato di non aver tenuto fede a precedenti accordi pacificatori. Da qui la decisione, maturata all’interno del gruppo dei Sambito, di progettare un’azione di fuoco nei suoi confronti. Le intenzioni bellicose vengono però raffreddate dall’intervento di U’ Ring, il quale preferisce prediligere la strada della diplomazia prima di spingersi ad azioni particolarmente violente che avrebbero innescato ritorsioni e conseguenze imprevedibili per ciascun gruppo criminale.

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