10 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 10 Maggio 2021 alle 15:20:57

Cronaca News

Arcelor Mittal, «Quella fabbrica è in abbandono»

La denuncia dei sindacati ai commissari

ArcelorMittal
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L’ex Ilva di Taranto vive «uno stato di abbandono degli impianti». A denunciarlo è France­sco Brigati, della segreteria provin­ciale della Fiom Cgil. Ieri le orga­nizzazioni sindacali hanno avuto una videocall con i commissari straordinari ai quali, il primo giu­gno, non è stata consentita la visita della fabbrica perchè – è stato quan­to dichiarato dal gestore, Arcelor Mittal – gli uffici dello stabilimento erano chiusi per il ponte del 2 giu­gno. «E’ stata un’occasione di con­fronto sulle problematiche che insi­stono e che Arcelor Mittal continua a trascurare, nonostante le segnala­zioni delle organizzazioni sindaca­li» dice Brigati. «All’interno dello stabilimento siderurgico, a seguito di alcune fermate dell’area a freddo e della drastica riduzione del per­sonale di manutenzione, si evince, di fatto, uno stato di abbandono de­gli impianti a partire dalla sospen­sione dei presidi nell’area Tubifici.

Tale situazione è riscontrabile a partire dal manto stradale, alla di­sconnessione dei binari ferroviari e al mal funzionamento degli scambi elettrici oltre ad un parco macchi­ne ridotto ai minimi termini che per assenza di personale e ricambi vanno sistematicamente rottama­te». La Fiom Cgil ha anche segna­lato «le problematiche che stanno emergendo sugli altiforni in quan­to l’abbassamento della soglia del minino tecnico sta determinando, di fatto, continui stop and go con delle conseguenze negative in me­rito al danneggiamento degli stessi impianti. Inoltre, in molti impianti dell’area a caldo, attualmente in marcia, l’azienda ha sospeso uni­lateralmente le attività di manuten­zione, come nel caso degli impianti sottoprodotti e in parte dell’area cokeria dove l’assenza di interventi di manutenzione programmati po­trebbe procurare problemi non solo impiantistici ma anche ambientali. In fabbrica abbiamo riscontrato e denunciato il non rispetto di alcune scadenze, sia in merito alla sorve­glianza e al controllo periodico dei sistemi di rilevazione di incendio che di altre numerose attività non meno importanti. a causa del per­sonale di officina che è stato posto in cassa integrazione. Tali criticità riguardano anche gli appalti che avevano sospeso i lavori Aia ol­tre ad altre attività previste sugli impianti necessarie a garantire la continuità produttiva e soprattut­to la sicurezza dal punto di vista ambientale e dei lavoratori». Per il Coordinamento provinciale Usb la situazione è «gravissima» ed «è assurdo pensare di sostenere la gestione della multinazionale con i soldi dei contribuenti, vista l’ulti­ma richiesta di cassa integrazione fatta dalla multinazionale.Messa in sicurezza dello stabilimento tra­mite la nazionalizzazione pura e apertura del tavolo sull’accordo di programma, questa è l’unica stra­da da percorrere». «I commissari dell’amministrazione straordinaria hanno preso atto delle nostre in­dicazioni e raccolto tutte le nostre perplessità. Ci hanno annunciato che in Arcelor Mittal a Taranto le ispezioni partiranno a breve. Du­reranno da otto a dieci giorni e i commissari saranno affiancati da tecnici esperti in squadra. Faranno le verifiche nello stabilimento in merito a quello da noi segnalato» le parole di Biagio Prisciano, se­gretario Fim Cisl, all’agenzia Agi.

«Le questioni che abbiamo solle­vato – afferma Prisciano – riguar­dano l’assenza delle manutenzioni programmate, ordinarie e straordi­narie e l’assenza di eventuali pro­grammi circa gli impianti fermi a partire dall’Acciaieria 1. Per questa acciaieria, dicemmo ad Arcelor­Mittal di non svuotare le caldaie perché se dovesse verificarsi un problema All’acciaieria 2, la 1 non può ripartire subito perché ha le caldaie vuote. Non abbiamo poi notizie sull’Altoforno 2 e l’ad Lucia Morselli il 25 maggio disse che si poteva riaccendere già dalla sera stessa. E anche questo non è pos­sibile».

Per quanto concerne i lavori rela­tivi all’Autorizzazione Integrata Ambientale, «non sono ancora ripartiti. La cassa integrazione è spropositata. Abbiamo anche evi­denziato il problema di una gru ad uno sporgente portuale, la CM3 bis, che presenta un problema di rumorosità nella traslazione del braccio. Lo Spesal ha già prescritto un anno fa delle misure, Arcelor­Mittal dice di aver esperito alcuni interventi, ma i problemi prospet­tati a ora rimangono. Senza trascu­rare – commenta il segretario Fim Cisl – che ad agosto 2020 scadono le certificazioni del tubifici. Che facciamo, aspettiamo che scadano e così non siamo pronti a riparti­re?». «Ai commissari di Ilva – dice ancora Prisciano – abbiamo evi­denziato come la presenza dei di­pendenti diretti in fabbrica sia ben sotto i 3500 indicati dal prefetto di Taranto come numero necessa­rio per la salvaguardia impianti. A ciò si aggiungano indotto, imprese appaltatrici che non riescono anda­re avanti, pagamenti non effettuati per i lavori svolti e ci risulta che ci sono aziende esterne che ora stanno sospendendo le attività nel siderurgico».

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