Cronaca News

Tabula Rasa, la politica deve scegliere da che parte stare

I rapporti con la mala e la compravendita di voti

Guardia di Finanza al lavoro
Guardia di Finanza al lavoro

Non è una novità. Almeno non per Taranto. Gli intrecci scabrosi tra malavita, politica e apparati amministrativi non sono inedi­ti a queste latitudini. Tutt’altro. Senza andare troppo indietro nel tempo, basti ricordare che nel precedente consiglio comu­nale la maggioranza si reggeva anche sull’apporto di consiglieri finiti all’attenzione dell’Antima­fia. Vicende, quelle, sfociate in importanti filoni giudiziari e che, forse, avrebbero meritato qualche decisione più coraggiosa, come lo scioglimento di quello stesso con­siglio per infiltrazioni mafiose, come pure qualcuno – non della maggioranza – aveva chiesto, in­vano. Perché non basta da sola la buona reputazione di un sindaco per garantire trasparenza e illi­batezza di chi lo sostiene. Anzi, a volte proprio la specchiata onestà di chi è al vertice di una ammini­strazione può fungere, a sua insa­puta, da ombrello per coprire la giungla di rapporti nebulosi che si giocano nella compravendita di voti e nella gestione di appalti, subappalti, distribuzione di con­tributi, procacciamento di posti di lavoro.

Questa volta l’inchiesta “Tabula rasa” ha portato alla luce aspetti altrettanto scabrosi: la militare­sca organizzazione del clan per favorire un candidato alle elezio­ni comunali (e traspare analogo impegno anche per le successive elezioni politiche) e addirittura lo spadroneggiamento di uno dei capi della consorteria all’interno di una azienda comunale. Con la compromissione, almeno appa­rentemente, di un dirigente della stessa società.

La chiave è sempre la stessa: la malavita porta voti e non fa di­stinzioni ideologiche. Transuma da destra a sinistra senza ecce­zioni. Controlla pezzi di città, si sostituisce all’autorità pubblica (emblematico in quest’ultima in­chiesta il rapporto con la casa di produzione cinematografica che si sarebbe rivolta direttamente a uomini del clan scavalcando i normali canali istituzionali), si fa agenzia di collocamento per piaz­zare i propri fedeli anche in atti­vità di piccolo cabotaggio come, appunto, ottenere parti da com­parsa in un film. Ma, soprattutto, controlla centinaia di elettori, riuscendo, come in questo caso, ad ottenere persino l’elenco degli aventi diritti al voto. La forza co­ercitiva, la capacità intimidatoria fanno il resto. Di fondo, è un pro­blema culturale. Di fronte all’in­capacità dello Stato di dare rispo­ste efficaci ai bisogni primari, ci sarà sempre una platea pronta a seguire le scorciatoie della mala. C’è chi non vede altri modelli che questo. Poi c’è chi usa la politica come autobus per viaggiare verso il malaffare. E questo è l’aspetto che in questa sede più ci interes­sa: può la politica porre un ar­gine a questa deriva? Sì, se avrà voglia e coraggio di selezionare il proprio personale e i candidati in base alle qualità politico-cultura­li e non in virtù della loro mera forza elettorale. Se continuerà a prevalere questo secondo aspet­to, se si continuerà a chiudere gli occhi di fronte a certe dubbie modalità di raccolta del consen­so, se puntualmente ad ogni ele­zione si imbottiscono le liste di personaggi oggettivamente imba­razzanti, allora ci sarà poco da essere fiduciosi per una autentica rigenerazione della città. Questa è la sfida culturale che si impone per un sincero salto di qualità. La scelta è tra esserne consapevoli e rassegnarsi a queste raccogliticce forme di gestione del potere. È da queste scelte che si decide il de­stino di una comunità, ben al di là di ogni possibile contratto di sviluppo.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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