21 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Giugno 2021 alle 07:06:02

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Antonio, il santo delle tredici grazie

Rubrica sulla tarantinità

Taranto, chiesa Sant’Antonio (foto d’archivio)
Taranto, chiesa Sant’Antonio (foto d’archivio)

La settimana com­presa tra il 7 e il 13 giugno vede al centro del commento del prof. Antonio Fornaro, ideatore e cu­ratore di questa rubrica, la festa della Santissima Trinità e quella di Sant’Antonio da Padova.

Questi i Santi della settimana: Sant’Antonio Maria Giannelli, San Medardo che protegge dal mal di denti, San Barnaba apo­stolo, San Leone III e Sant’An­tonio da Padova.

San Leone III prima di diven­tare Papa fu sacerdote e cardi­nale. Appena eletto, proclamò Carlo, Re dei Franchi, protettore di Roma e lo incoronò impera­tore del Sacro Romano Impero nell’anno 800.

Queste le feste mariane della settimana: il Cuore Immacolato di Maria al quale è intitolata una parrocchia cittadina e la Madon­na sotto i titoli di Madonna della Pace, dei Miracoli, delle Grazie, della Pietà e della Sapienza.

Questi i detti della settimana: “Di Sant’Antonio il fiorone per testimone”, “Chi divide ottie­ne la migliore parte”, “Fa come dico e non fare come faccio io”, “Se ricco ti avessi voluto non ti avrei fatto povero”.

Questa settimana non ci sono effemeridi e, pertanto, Fornaro potrà approfondire le due tema­tiche preannunziate sofferman­dosi in particolare sulla figura della Santissima Trinità nella storia della città e del culto dei tarantini per Sant’Antonio.

E’ lunga e veramente interessan­te la storia che nel corso dei se­coli portò, laddove oggi vediamo le colonne doriche in piazza Ca­stello, la Chiesa della Santissima Trinità che fu abbattuta insieme all’oratorio nel 1973 proprio per esplorare la zona archeologica.

Alla Santissima Trinità è lega­to il nome della omonima con­fraternita che precedentemente era denominata Confraternita di Santa Maria dei Martiri. I con­fratelli avevano il compito di accogliere e di alimentare per tre giorni i pellegrini nell’ospi­zio e di provvedere, nel caso in cui morissero, alla loro sepoltu­ra. Dovevano elemosinare per la città in favore dei pellegrini. La bella statua lignea della San­tissima Trinità dopo il 1973 fu custodita nella Chiesa di Sant’A­gostino ed oggi fa parte del ma­teriale che dà forma al Museo Diocesano.

Caratteristica dell’abito dei con­fratelli è una conchiglia metalli­ca posta sul lato destro, simbolo dei pellegrini.

Nella Chiesa di San Domenico troviamo un dipinto di valore di Giuseppe Mastromeo intitolato “Trinità e Vergine”. Interessan­te nel quadro è la raffigurazio­ne della Taranto Antica in una veduta realizzata da Leonardo Coccolante con la presenza di molti monumenti ancora presen­ti nella parte antica del capoluo­go jonico.

Il culto di Sant’Antonio a Taran­to è molto antico, infatti risale al 1444 quando era presente una cappella dove oggi sorge l’ex Convento di Sant’Antonio. Nel passato si svolgevano processio­ni nella Città Antica ai Tambu­ri e nel Borgo Umbertino. Nel secondo dopoguerra, al Borgo per alcuni anni si svolgeva una processione con il simulacro presente oggi nell’edicola vo­tiva tra Via Mignogna e Corso Umberto con la partecipazione dei detenuti tanto che a Taranto fino a qualche decennio fa dire che una persona “era andata a Sant’Antonio” significava che si trovava nel carcere di Sant’An­tonio, l’ex convento oggi ristrut­turato e aperto alla fruizione della popolazione.

Oggi non si svolgeranno le processioni di Sant’Antonio al Borgo e ai Tamburi a causa del coronavirus. Ricordiamo che ai Tamburi dal 1918 al 1978 la processione veniva intesa come una festa di campagna perché la Chiesa era ospitata in una barac­ca di legno.

Dal 1979 la processione muove dall’attuale Chiesa di San Fran­cesco De Geronimo. Nelle due processioni si notano bimbi ri­vestiti con l’abito del Santo in segno di devozione per grazia ri­cevuta e numerosi fedeli seguo­no la processione con le torce accese sempre per lo stesso mo­tivo. La bella statua di Sant’An­tonio custodita nell’ex convento oggi si trova nella chiesa del SS. Crocifisso.

La devozione dei tarantini a Sant’Antonio è legata alla nasci­ta della Confraternita omonima che avvenne nel 1680 a causa di un fatto portentoso. Il nobile giovane Caragnano un giorno si recò a pesca nel Mar Piccolo, gli cadde un anello prezioso che non fu più ritrovato. Si rivolse ai frati francescani che celebraro­no una Messa perché si ritrovas­se il prezioso caduto in mare.

La Messa non sortì l’effetto de­siderato e il giovane nobile volle ricompensare i frati con dell’ot­timo pesce. Mentre il cuoco del convento ripuliva il pesce fu ri­trovato l’anello smarrito. Fu al­lora che fu istituita la Confrater­nita di Sant’Antonio e il Santo fu eletto Patrono meno principale della città di Taranto.

Sant’Antonio nacque a Lisbo­na nel 1595 e gli fu imposto il nome di Fernando. Fu prima seguace dell’Ordine degli Ago­stiniani e poi diventò Frate fran­cescano. Morì all’Arcella il 13 giugno 1231.

Dopo 11 mesi dalla morte, il 30 maggio 1232 fu canonizzato e in seguito proclamato Dottore del­la Chiesa. Nel giorno della festa di Sant’Antonio si usa benedire e distribuire il pane dei poveri.

Sant’Antonio è protettore delle messi, fa trovare il fidanzato alle ragazze da marito, protegge gli orfani e i bimbi, fa ritrovare gli oggetti smarriti, dona la vista ai ciechi, la favella ai muti e l’udito ai sordi. Secondo la tradizione popolare distribuisce 13 grazie al giorno.

A Taranto da oltre un decennio il panificatore tarantino Gio­vanni Doro prepara il dolce di Sant’Antonio che è fatto di sfo­glia dolce ripiena di frolla e di marmellata all’albicocca, con pinoli, uva sultanina e mandorle.

Nella Città Antica esiste una bella edicola votiva del Santo in Vico Serafico progettata nel 1930 da Paolo Malagrinò.

I frati seguaci di Sant’Antonio si chiamavano “zoccolanti” e oggi conventuali, presenti a Ta­ranto nella Chiesa di San Mas­similiano Kolbe. I tarantini così pregavano Sant’Antonio: “Sande Andonie mie benigne de priar­te non so digne”. Tu canuscie le mie besuegne e tanda chiacchie­re no servene”.

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