21 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Giugno 2021 alle 07:06:02

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La Fiera del Mare, occasione perduta da recuperare

Fu istituita, con successo, dall’avvocato Giuseppe Acquaviva che intuì quanto il mare fosse prezioso per Taranto e utile alla ripresa della sua economia

Un tratto di costa
Un tratto di costa

Non a caso, ho ripreso tra le mani una edizione riverente della Ca­mera di Commercio di Taranto del 2003 in cui si ricorda Giuseppe Acquaviva, Avvocato-Poeta, pri­mo Presidente dell’Ente camerale alla fine dell’ultima guerra. Perché dico non a caso, perché oggi ci troviamo in Italia, forse per corsi e ricorsi, nelle stesse condizioni di dover ripartire dopo un “fermata” delle libertà e delle attività che ha costretto la mente solo in rifles­sioni. Ma queste condizioni non sono conseguenza di una guerra provocata dalla follia dell’uomo, ma dell’attacco di un microscopi­co individuo appartenente a quei miliardi di congeneri, amici e nemici, con i quali ci troviamo a dover convivere e continuamente riconoscere e studiare. Pertanto è tempo di dover ripartire per recu­perare non quella normalità che è stata forzatamente sospesa, ma una rivisitazione generale, che non deve essere speranza o ricostru­zione di edifici o opifici distrutti, ma una rinascita fondata, con la stessa operosità che fu dei nostri padri, sulla capacità di produrre idee e progetti di sviluppo recupe­rati o inesplorati, dimensionando­li in un mondo con un’economia globale in continua evoluzione. E Giuseppe Acquaviva, uno dei tanti illustri figli di Taranto, in tempi di ripresa difficilissimi, con intelli­genza progettuale, coraggio inno­vativo e caparbia volontà, chiamò a raccolta le migliori energie della Comunità ionica e istituì la pri­ma edizione della Fiera del Mare – ut Tarentum resurgat – per dirla con la Sua seconda lingua. E fu la prima in Puglia perché la Fiera del Levante di Bari non aveva ria­perto i battenti, ma che riaprì poco dopo, temendo che Taranto per i successi conseguiti, divenisse il nuovo polo fieristico di attrazione del Mezzogiorno d’Italia. Ai miei nipoti voglio ricordare questo successo: se nella prima edizio­ne venne ad inaugurarla il primo Capo dello Stato Enrico De Nico­la, nella terza fu il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi.

L’avvocato Giuseppe Acquaviva volle dedicarla al Mare perché intuì che la ripresa dell’Econo­mia per Taranto non poteva che nascere dal mare. È una speranza che permane ancora oggi! Ma an­che se il mare di Taranto rimase sempre lo stesso, gli uomini cam­biarono dopo la quarta edizione e prevalse l’insipienza di coloro che avrebbero dovuto contribuire a sostenerne la sopravvivenza o di chi temette di essere oscurato dal successo di un altro Ente fie­ristico in Puglia. E non fu l’unica volta, ma la prima! Oggi si spera che con la volontà di ripresa e con i Maggiorenti di oggi che hanno responsabilità e rappresentanza Politica e d’Impresa, si metta in moto un volano di idee innova­tive per far ripartire l’Economia ionica con una visione che non sia necessariamente convogliata solo sul proprio territorio, ma che abbia un respiro più profondo con una “vetrina” illuminata sul Me­diterraneo. Spero che sia giunto il tempo e l’occasione perché Taran­to prenda in mano le sorti del suo futuro chiamando a raccolta le migliori risorse umane della Città, prima che approdino, perché chia­mati, i soliti “Pirro”, di antica me­moria e recenti, che hanno sempre offerto un piatto di lenticchie cu­cinate altrove, ma che all’occor­renza vanno via lasciando i piatti sporchi. Taranto ha tutti i requisiti storici, culturali, ambientali che vanno valorizzati perché si erga con le sue capacità e intelligenze e si mostri quale è, terza Città del Mezzogiorno al di qua del Cana­le di Sicilia. Solo allora, il merito ricadrà su quei Cittadini che aven­done avuta l’occasione propizia, si sono proposti come eredi di quei Pionieri, illustri Figli, che nei vari periodi storici, hanno reso con le loro opere, grande e famosa la no­stra Città. Al contrario, l’ignavia rimarrà sui quei detrattori che in varie occasioni non l’hanno di­fesa, impoverendola. Certo che il clima instabile della politica nazionale non può incoraggiare i buoni propositi degli Organi peri­ferici, forse perché si è logorato il concetto di Stato democratico che gli Italiani, non più sudditi, hanno sperimentato essere l’unico possi­bile. Forse, a questo punto è bene ricordarlo!

“Lo Stato Democratico inteso come Istituzione, non è astratta, ma si sostanzia in Uomini chia­mati per delega dai Cittadini a beneficio di se stessi. Per la sua Amministrazione ha bisogno di essere sovra strutturato nei vari settori di competenza, i quali do­vrebbero attendere in ordine d’im­portanza: alla Sanità, l’Istruzione, la Giustizia, la Sicurezza e la Tu­tela del Capitale umano, storico, culturale, ambientale e produttivo. Questi Dicasteri rappresentano il presupposto per il benessere ge­nerale di una Nazione, favorendo altresì le condizioni per uno svi­luppo economico, possibilmente, in ossequio alla sostenibilità dei processi che lo producono. Tut­to ciò ovviamente è compito non facile, ma proprio per questo, la scelta dei Delegati deve ricadere su Uomini acclarati, abilitati per competenza, altruismo ed one­stà. Solo allora i Cittadini saran­no soddisfatti e, in un rapporto di reciproca fiducia, riconosceranno pienamente legittimi e dovuti tutti i tributi richiesti e necessari per­ché la delega da loro concessa non venga disattesa”. Non vorrei oggi auspicare che per rinascere occor­ra tornare all’anno zero!

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