x

21 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 21 Maggio 2022 alle 06:42:03

Cronaca News

“I ponti del lockdown”, il vescovo invia i giovani dagli anziani

I ponti del lockdown
I ponti del lockdown

“Passata la grande emergenza, per i nostri anziani sarà altrettanto dura anche la ‘fase due’. Dopo quasi due mesi di lockdown, in quanto soggetti a rischio, per motivi prudenziali sarà loro consigliato di non uscire. Per questo chiedo ai ragazzi e ragazze dell’arcidiocesi di prestare un servizio straordinario: essere ponti, segno di vicinanza e di affetto, entrando in contatto con loro e mettendosi in ascolto della loro esperienza di vita e di fede anche ai tempi del coronavirus”. È stato que­sto l’invito dell’arcivescovo rivolto nei giorni scorsi ai giovani per essere vicini ai più anziani, anche in questo periodo di allentamento delle restri­zioni. Così è nato il progetto denominato “Ponti del lockdown”, coordi­nato dal Servizio per la pastorale giovanile. All’appello di mon. Santoro hanno risposto circa sessanta giovani appartenenti a nove parrocchie (San Pio X, Santa Teresa, Santa Rita, Sant’Antonio, Nostra Signora di Fatima, SS.maCroce, Corpus Domini, Santa Maria in Campitelli e Maria Santissima del Carmine di Grottaglie) e al Gruppo Scout Martina Fran­ca 3, che hanno visitato anziani o ammalati, preventivamente informati, donando confezioni di biscotti assieme a una immagine della Visitazione recante la preghiera alla Madonna della Salute scritta dall’arcivescovo. Dopo questo primo approccio, queste persone sono state contattate tele­fonicamente dai ragazzi affinché raccontassero la loro esperienza di fede ai tempi del Covid-19 e di come hanno affrontato l’isolamento.

I ponti del lockdown
I ponti del lockdown

Il progetto “Ponti del lockdown” si è concluso domenica 7 con un in­contro dei partecipanti in videoconferenza con mons. Filippo Santoro. Dai giovani è emersa la bellezza di aver ricevuto qualcosa dagli anziani incontrati. “Siamo partiti pensando di portare noi qualcosa a loro, non solo i biscotti da parte del vescovo ma anche la nostra presenza e il nostro ascolto e invece ne siamo usciti arricchiti dalle loro esperienze di vita” – ha testimoniato Francesco. Invece Sara ha riportato il timore di qualcuno nell’a­prire la porta e il successivo entusiasmo nell’aver ricevu­to questo gesto di premura, così come la propria gioia nell’essere entrata in casa di una coppia di anziani e aver pregato il Rosario con loro.

“Nonostante fossimo stati presentati loro direttamente dal nostro parroco, avvisan­doli che nei giorni successi­vi saremmo passati, siamo comunque in punta di piedi nelle case, timorosi di di­sturbare; loro, invece, ci hanno accolto a braccia aperte, riferendo che ci attendevano impazienti e coccolandoci con i loro amorevoli sguardi che solo i nonni sanno donare – ha aggiunto Michela – Qualcuno spesso si è lasciato scappare una lacrima, rivelando che aveva proprio bisogno di parlare, di sfogarsi con qualcuno. Una delle signore compiva gli anni proprio nel giorno in cui siamo andati a trovarla e abbiamo pensato di aggiungere ai biscotti un fiore; quando ci ha visti si è emozionata dicendo che siamo stati il più bel regalo di compleanno negli ultimi anni”.

In seguito l’arcivescovo ha espresso questa riflessione: “Il gesto che ha messo in contatto giovani e anziani è stato importante. Innanzitutto per­ché è stato fatto, vi siete coinvolti e non vi siete fermati ai discorsi, avete fatto un cammino seguendo una proposta. È stato un gesto di gratuità, di servizio e bellezza in cui siete andati incontro all’altro non come singoli ma come diocesi, pastorale giovanile e come comunità tutta. Il dolcetto che avete consegnato è stato, quindi, un segno di una dolcezza ancora più grande perchè proveniente dal vostro cuore e quindi dell’amore di Cristo. Quando noi facciamo un gesto che ci costa sacrificio, da che cosa capia­mo di essere cresciuti? Dal fatto che siamo più contenti. Come dice Papa Francesco, si deve entrare in azione e non restare a guardare dal balcone. Da ciò che avete raccontato, si capisce che il gesto che avete compiuto è un segno di amicizia più grande, cioè quella del Signore.

“Da questa esperienza – ha continuato – dobbiamo imparare un nuovo stile di vita: non solo nel rapporto con gli altri ma anche con la natura. Il gesto che avete fatto è un’azione esemplare affinché si facciano azioni sistematiche anche in parrocchia non per risolvere tutti i problemi della società, ma per imparare la carità di Cristo attraverso un’azione concreta, come curare le persone e l’ambiente intorno a noi”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche