Cronaca News

Ex Ilva, sindacati in pressing su Bari

Chiesto un incontro al governatore Michele Emiliano

Il presidio dei lavoratori davanti all'ex Ilva - Foto Francesco Manfuso
Il presidio dei lavoratori davanti all'ex Ilva - Foto Francesco Manfuso

La richiesta di un incontro al presidente della Regio­ne Puglia, Michele Emiliano, per un vertice che coinvolga anche i sindaci dell’area jonica. È la nuo­va mossa dei sindacati nell’ambito della complessa vertenza Arcelor Mittal, che coinvolge l’azienda-madre ma che anche la galassia dell’indotto. La multinazionale francoindiana ha presentato un piano industriale pesantissimo sul fronte occupazione, con oltre 3.000 esuberi.

Alla richiesta di Fim, Fiom e Uilm, che fa segui­to all’ultimo consiglio di fabbrica, si è aggiunta anche l’Ugl Metal­meccanici, sigla da cui viene un ulteriore appello a Emiliano: in­tercedere con il governo nazionale “affinché venga fatta immediata chiarezza sull’intera vicenda e sulle prospettive future dell’azien­da, riportando lo stabilimento alle condizioni produttive originarie, istillando nuovamente fiducia nei lavoratori oramai lungamente stremati dall’incertezza del pro­prio futuro lavorativo ed evitando l’insorgere di gravissime tensioni sociali”. Ecco, proprio queste ten­sioni sono un ulteriore elemento di preoccupazione, in una vertenza monstre per numero di lavoratori coinvolti (oltre 8.000 diretti solo a Taranto, a cui aggiungere gli altri stabilimenti e l’appalto) e durata: è dai sequestri del luglio 2012 che sull’ex Ilva spira un fortissi­mo vento di crisi, declinata tanto sul versante economico quanto su quello giudiziario ed ambientale. Bandiere sindacali stracciate, cori di protesta, scintille tra operai di­pendenti della multinazionale e quelli rimasti nell’Amministrazio­ne Straordinaria; quanto si è visto martedì all’esterno delle portine­rie, in occasione del presidio e del­lo sciopero indetto in concomitan­za con la videocall con il governo, fa capire come la situazione non possa essere sottovalutata. Anche perchè resta la sensazione che la situazione sia bloccata in uno stal­lo pericoloso, mentre è tutta da ca­pire l’exit strategy – se c’è – nella testa dell’esecutivo. La prossima settimana si terrà un rendez vous con la multinazionale francoin­diana da parte dei ministri per lo Sviluppo, Patuanelli, e dell’Eco­nomia, Gualtieri, espressione delle due anime del governo gialloros­so che, sul dossier acciaio, spesso sono sembrate non in assoluta sin­tonia. E trattare o meno con Am pare essere un interrogativo che divide M5s e Pd.

Altra partita, quella dell’indotto, alle prese con una situazione se possibile ancora più drammatica. Carlo Martino, in qualità di pre­sidente della Confapi Puglia, è in­tervenuto ai microfoni dell’emit­tente TrmH24. Il fondatore della Tecnomec Engineering ha eviden­ziato come la situazione sia ormai di grande emergenza. «Ormai si fa giusto la manutenzione minima necessaria. Oltre a questo moltis­sime aziende dell’indotto non ven­gono pagate. Ci sono circa 30 mi­lioni di euro di fatture scadute per le piccole/medie imprese del terri­torio che sono in grossa difficoltà. La situazione è davvero precaria. Non è chiaro se Arcelor Mittal an­drà via o se c’è un accordo». Per Martino «la città di Taranto, le im­prese del territorio tarantino che stanno soffrendo, devono capire quale sarà il loro futuro. Faccio un appello a chi sta al governo a prendere provvedimenti, azioni e investimenti immediati».

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