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L’asset allocation al tempo del Coronavirus

L’asset allocation al tempo del Coronavirus
L’asset allocation al tempo del Coronavirus

 

L’economia è governata da leggi ma­croeconomiche. Gli indicatori di analisi conosciuti in economia con il termine “indici” consentono agli analisti di stu­diare le fluttuazioni dei cicli economici in maniera preventiva (indici anticipato­ri o leading indicators), simultanea (in­dici coincidenti o coincident indicators) o postuma (indici ritardatari o lagging indicators) rispetto alla fase economica ciclica considerata.

In situazioni patologiche dell’economia – note con il termine “crisi” – vigono sta­gnazione e recessione oltre ad ulteriori fenomeni congiunturali con segno meno.

La crisi economica è identificata tale solo qualora in maniera simultanea coinvolga un gran numero di Paesi esplicitando la propria gravità complessiva in termini di intensità e durata (presenza di una cospi­cua fase di recessione con durata almeno annuale).

L’analisi storica delle economie del pas­sato degli ultimi cinquant’anni registra una sola grave crisi economica sviluppa­tasi nel 1929 – la “grande depressione” – con epicentro gli Stati Uniti d’America andando a coinvolgere un gran numero di Paesi industrializzati per oltre dieci anni.

Effetti similari si ebbero negli anni 2008-09 nei medesimi luoghi che furono platea della crisi del 1929.

Il ciclo economico è espresso grafica­mente in un sistema di assi cartesiani tramite curva sinusoidale che si muove fluttuando le variabili macroeconomiche nel tempo.

Un’economia alternerebbe – in un trend generale di lungo periodo – fasi di espan­sione, recessione, depressione e ripresa. Il celebre economista russo Nikolaj Kon­dratiev (1892-1938) con la sua teoria dei cicli (o delle “onde K”) ci insegna che in economia l’alternarsi fisiologico di fasi ascendenti a fasi discendenti in periodi temporali lunghi favorisce – maggior­mente nella porzione in cui nella sinusoi­de vige il segno meno – la presenza di situazioni vantaggiose tanto dal punto di vista economico quanto sociale, cultura­le e politico.

In generale, si nota che all’eccezionalità degli eventi fanno subito seguito misure di contenimento atte a salvaguardare e circoscrivere la difficoltà in atto.

Siamo certi però che tali adozioni possa­no sempre essere definite utili al sistema Paese al fine della risoluzione della criti­cità? Affrontare l’emersione della crisi o più in generale di un problema o di una difficoltà non significa necessariamente imporre misure di “totale chiusura”.

Per poter stabilire che una misura di tipo cautelativo imposta dal governo centrale di uno Stato possa concretamente andare a beneficio della stessa nazione è neces­sario che vengano antecedentemente va­lutati tutti i rischi connessi direttamen­te a quella misura. Nel caso di specie, il sistema mondo sta convivendo con la pandemia da covid-19 grave situazione generalizzata che ha richiesto nell’im­mediato ai capi di stato di ciascun paese l’adozione di misure atte al contenimento del rischio di contagio.

Una valutazione “integrata” del rischio che ha lasciato non pochi spazi di aperta discussione e valutazione tra le popola­zioni del globo in merito alle metodolo­gie e tecniche adottate da ciascun gover­natore.

Paura, timore, incredulità, incertezza, in­stabilità, imprecisione hanno animato gli animi, le menti e le parole degli uomini delle classi politiche mondiali senza al­cuna distinzione di colore o direzione. Ciò ha certamente aumentato il panico nella gente che spesso purtroppo non si è vista rappresentata dallo stato che la ospita.

Vedersi e sentirsi rappresentati costi­tuisce il perno della fiducia sociale, un elemento di difficile radicalizzazione in­teriore che probabilmente è anche frutto di mancate azioni concrete del passato mirate al sostegno economico e psico-sociale. Un sostegno che ha certamente fondamenti economici, indispensabili all’avanzamento dell’economia di cia­scun paese, ma che al contempo si dira­ma sin alla psicologia dell’individuo.

Certamente la pandemia ci ha colti im­preparati ma dobbiamo riconoscerlo an­che come evento che ha fatto seguito a tanti altri similari avutisi in passato. Pur­troppo la “psicosi da coronavirus” così come definita dagli esperti si è esplici­tata in termini di psicosi, fobie, angosce acuendo impersonalità individuali, ani­mi privi di polso e caratteri deboli.

Pare che, soprattutto in queste circostan­ze, “saper” e soprattutto “voler” gestire sia una virtù, una pratica più comples­sa del pensare di risolvere “chiudendo tutto”. Pensiamo di “arginare artificial­mente il fenomeno” in questo modo? “Chiudere tutto, chiudere subito” non è facile però se il destinatario di questa in­citazione è uno Stato intero. Ricordiamo che famiglie, piccole imprese e negozi rappresentano la vera forza economica di ciascun territorio che si sostanzia nel commercio rispettivamente nelle attività di acquisto e di vendita, ovvero di scam­bio reale di moneta.

L’imposizione pervenuta dagli stati cen­trali del “sell-off” del mercati globali ha mostrato la vulnerabilità della filiera economica. Esistono però reali vantag­gi economici nelle rotazioni di mercato, ambiti in cui investitori fondamentali qualificati possono concretamente co­gliere opportunità molto redditizie.

Secondo economisti ed esperti di finanza internazionale investire – soprattutto per casi di investimento di lungo periodo – in momenti di “correzione” economica rappresenta certamente una strategia in­teressante e insita di successo in termini di moneta reale percepita. È la naturale alternanza tra crescita e flessione econo­mica della sinusoide ad animare il siste­ma economico che solo apparentemente appare indebolirsi ma che in realtà non è affatto emotivamente sensibile: posizio­narsi per tempo avvantaggerà certamen­te l’investitore.

Se da un lato Piazza Affari ha registrato il risultato peggiore dal 2008 in termini di indice di borsa di Milano (-11,2% in una sola settimana) – con conseguente risentimento sugli indici bancari Eurirs (Euro Interest Rate Swap) per i tassi fis­si e Euribor (Euro Inter Bank Offered Rate) per i tassi variabili – dall’altro si registra un’opportunità concreta molto vantaggiosa per chi oggi contrae un mu­tuo. I mutui a tasso fisso hanno rilevato un calo di 20 fino a 30 punti base: ciò significa che oggi è possibile stipulare un mutuo a tasso fisso intorno allo 0,5%-0,6% tanto per i nuovi acquisti quanto per le surroghe.

La costante discesa della curva dell’Eu­rirs sta determinando una parificazione tra il costo del mutuo a tasso variabile e il costo del mutuo a tasso fisso: per la prima volta nella storia dei mutui non si registrano differenze di costo tra le due tipologie.

Altro grande tema è il cosiddetto “quan­titative easing” la modalità più comune con cui oggi le banche centrali stampano moneta immettendo liquidità nel sistema al fine di sostenerlo in periodi di crisi. Come si posizionano a tal proposito Bce e Fed?

Il bilancio della Bce è prossimo ai 5 mila miliardi di euro mentre quello della Fed ha superato i 6 mila miliardi di dollari. Cosa significa?

In rapporto al Pil delle rispettive aree, l’intervento della Bce si attesta – in mi­sura più ingente – al 43% rispetto al 28% della Fed. A queste due entità si aggiun­ge la Bank of England che in tempo di coronavirus ha deciso anch’essa di “mo­netizzare il deficit pandemico” compran­do titoli per oltre un quinto del PIL.

In tutti i casi appena citati, si tratta di acquisto titoli che alla loro scadenza do­vrebbero essere eliminati dai bilanci del­le banche centrali andando a diminuirne naturalmente la base monetaria.

Quindi, in ogni caso ad emergenza ter­minata tutte le banche centrali dovreb­bero auspicabilmente poter ritornare ai loro bilanci di origine eliminando pro­gressivamente i titoli acquisiti immessi nel sistema per far fronte alla pandemia. Al contrario si rischierebbe di rimanere con bilanci ingigantiti e con una crescen­te inflazione finanziaria.

Per l’Italia gli esperti annunciano la cifra di 170 miliardi di immissione di moneta nazionale non a debito parallela all’euro. Si tratterebbe di “biglietti di stato italia­no” che entrerebbero in attivo nel circu­ito economico nazionale con sembianze differenti dalla moneta in circolazione al fine di evitare confusione.

Una misura destinata al circuito produt­tivo con ritorno nelle casse dello Stato sottoforma di tasse a diminuzione del deficit.

In generale, nonostante le grandi dif­ficoltà in atto imposte dal coronavirus – da quella sanitaria in primis a quella economica in secundis – dobbiamo ope­rare mentalmente prediligendo azioni che consentano concretamente di modi­ficare le attività sin’ora messe in campo (qualora esse siano risultate inefficaci) e trarre tutti i benefici che il momento di criticità sta già inevitabilmente donando alla comunità mondiale “volendo gesti­re” il fenomeno e non optando per “chiu­dere tutto, chiudere subito”.

Antonio Eduardo Favale
Karen Ricchiuti

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