Attualità News

Al pub si giocava con il Covid. Poi la paura

L’esperienza di una giovane tarantina a Sheffield

Sheffield
Sheffield

La quarantena vissuta all’este­ro. Da una giovane tarantina che su queste colonne racconta la sua esperienza. Dall’allegria iniziale all’incubo del contagio e, infine, al prudente ritorno alla normalità. Siamo a Sheffield, In­ghilterra.

SHEFFIELD – Marzo 2020. L’Italia è già ferma da qualche giorno ma qui a Sheffield, in In­ghilterra, la vita continua senza limitazioni. L’unica novità per ora è che trovare farina, carta igienica e sapone è diventato im­possibile. In ufficio dicono che l’influenza stagionale uccide di più e che basterà lavarsi le mani, Boris Johnson parla di immunità di gregge e mia madre al telefo­no mi prega di tornare a casa pri­ma che sia troppo tardi.

Io so quello che sta succedendo in Italia e mi sembra assurdo sta­re in mezzo alla gente, chiudermi in ufficio insieme ad altre trenta persone, andare nei pub sempre affollati a bere una birra e infi­larmi in code infinite al super­mercato. Io e il mio coinquilino iniziamo a chiederci cosa sia il caso di fare, se aspettare che anche qui inizi la quarantena o se fare da noi e metterci in auto-isolamento. Decidiamo di con­cederci ancora qualche giorno di libertà e poi di uscire solo per andare al lavoro.

Quindi andiamo a mangiare la pizza a Napoli Centro, dove i pizzaioli parlano con i clienti ita­liani di quello che sta succeden­do al sud Italia, e passiamo una domenica a Nottingham, che poi chissà quando ci capita di viag­giare di nuovo. Lì entriamo in un pub dove sta per iniziare un pub quiz. Una delle squadre in gio­co si è nominata “My Corona”, un’altra “Tested Positive”. Rido, ma mi sembra tutto surreale. Ho la sensazione di infrangere delle leggi che qui, però, non esistono.

Il giorno dopo vado in ufficio e insieme a me, questa volta, ci sono solo altre due persone. La manager ha deciso di ridurre lo staff senza aspettare che lo im­pongano le ordinanze del gover­no. L’ufficio è la sede di un’or­ganizzazione benefica che si occupa di ragazzi vulnerabili e io vi presto servizio come volonta­ria grazie a un progetto europeo della durata di dieci mesi.

Il 23 marzo chiudono l’ufficio e tutto il Regno Unito. La città si ri­empie di cartelloni con su scritto “Stay Safe, stay home” e di scritte di solidarietà per l’NHS e i key worker uelli che devono conti­nuare a lavorare nonostante tutto.

La manager mi telefona e mi dice che tutti i volontari del mio stesso progetto in UK hanno de­ciso di tornare a casa. Mi chie­de se voglio fare lo stesso e mi assicura che il progetto si con­sidererebbe comunque portato a compimento. Le dico di no, che voglio restare.

Da allora inizia il mio smart wor­king, e tutto diventa molto più intenso e stressante, perché io e il mio coinquilino ci offriamo di andare in ufficio al posto dei colleghi più anziani quando è ne­cessario e i compiti da svolgere si moltiplicano. Le chiamate che prima arrivavano in ufficio ades­so vengono deviate a un telefono che è stato dato a noi. Casa nostra diventa un centralino. Questo mi permette di parlare di più con i giovani utenti dell’organizzazio­ne, che generalmente non si ve­dono molto in ufficio. Raccolgo le loro lamentele, gli sfoghi, le risposte annoiate alle chiamate di controllo fatte per assicurarci che stiano bene e che non mo­strino sintomi sospetti. Qualcuno riaggancia, ma per alcuni di loro ansia, depressione, dipendenze e solitudine, già delle costanti pri­ma della quarantena, si acuiscono e fare una chiacchierata al telefo­no può fare la differenza.

Adesso, 14 giugno, Sheffield è da poco entrata nella fase 2 e lo slogan “Stay home” è diventato “Stay alert”. Molti negozi si pre­parano alla riapertura, le strade sono affollate e si può andare a casa di parenti e amici a patto che si resti nel giardino. “Come se il tempo inglese permettesse di fare progetti”, si lamenta qualcuno.

E mentre l’Inghilterra si prepara a riaprire, io, felice di aver dato un senso alla mia quarantena, mi preparo per tornare a Taranto.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche