27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 16:59:00

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Le Tavole di Eraclea tra Taranto e Roma

Prorogata la mostra allestita al Museo di Policoro. La collaborazione col MarTa

Le Tavole di Eraclea tra Taranto e Roma
Le Tavole di Eraclea tra Taranto e Roma

In seguito ai prov­vedimenti post-Covid, è stata procrastinata, oltre il 7 Giugno 2020, la mostra temporanea in corso, inaugurata il 1° febbraio 2020 al Museo Nazionale della Siritide di Policoro (antica Era­clea), ideata e organizzata dal Polo Museale della Basilicata, in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Na­poli (MANN), il Museo Arche­ologico Nazionale di Taranto (MArTA), dal quale provengono reperti basilari, la Soprintenden­za Archeologia, Belle Arti e Pa­esaggio della Basilicata. Questo evento sonante è stato promosso dall’Amministrazione Comuna­le di Policoro, in occasione della celebrazione del Cinquantesimo Anniversario del Museo. La mo­stra ruota attorno a un prestito straordinario: le Tavole di Era­clea, ritrovate nel 1732 presso il greto del fiume Cavone, conser­vate nella sezione epigrafica del Museo di Napoli e stimate uno dei più importanti documenti epigrafici della Magna Grecia, ricreano il filo di un racconto, di una narrazione complicata che dà conto della parabola storica, della densità e della complessità degli avvenimenti accaduti nel corso dell’esistenza della colo­nia magno-greca Eraclea, dalla sua fondazione da parte di Ta­ranto nel V sec. a.C., fino alla sua consacrazione a municipio romano.

Le lastre di bronzo, di differenti dimensioni, perfettamente con­servate, incise su entrambi i lati, presentano due testi. L’iscrizio­ne greca della faccia anteriore, risalente al III secolo a.C., ri­costruisce le istituzioni di Era­clea e di converso quelle della sua ben più insigne madrepatria Taranto, di cui si sa pochissimo per il silenzio delle fonti lettera­rie. E’un regolamento concreto per la divisione dei terreni tra il Santuario di Atena e quello di Dioniso, dopo un periodo di in­curia, in quanto i limiti di confi­ne erano ricoperti di fango; sono elencate le modalità d’affitto dei terreni, le procedure adottate dagli ingegneri per misurarli e l’organizzazione della città ge­stita da esperti eletti dall’assem­blea, da un eforo annuale e da due censori. L’operazione, ab­bastanza complessa, si conclude con concessioni valevoli anche per gli eredi dei concessionari, tenuti al pagamento di un cano­ne annuo e a determinate pian­tagioni.

La combinazione dell’eredita­rietà e perpetuità del godimento con il controllo quinquennale dell’autorità, con prevalenza dell’uno o dell’altro elemento, a seconda che gli appezzamenti siano più o meno incolti, ha un mirabile interesse per la storia economica e giuridica e conferi­sce a questi documenti un “pri­mo posto” tra le innumerevoli epigrafi che descrivono l’enfi­teusi. Sul lato opposto, (trattasi di una tavola opistografa) in età cesariana, nel I sec. a.C. è sta­to cesellato il testo latino che illustra una storia complessa, ovvero il tramonto della Magna Grecia e il controllo definitivo di Roma su tutto il Meridione.

Questo passaggio è contrasse­gnato da alleanze culturali e da duri eventi bellici come la Se­conda Guerra Punica e la bat­taglia di Pirro; è un compendio di leggi municipali di età tardo-repubblicana relative alle distri­buzioni gratuite di frumento, all’edilizia, all’ordine pubblico e all’eleggibilità delle curie e delle magistrature. In dialogo con le due Tavole, dove si intes­sono secoli di tradizione storica, archeologica ed epigrafica, sono esposti rilevanti reperti prove­nienti da altri centri magno-greci. Questa relazione con la città madre è ravvisabile sia nel­le forme istituzionali che nella monetazione; inoltre, sul piano militare e politico, Eraclea è un avamposto di Taranto sulla co­sta ionica. Bellezza ed Emozio­ne sono simbionti in quanto si tratta di un testo giuridico, cor­redato di una particolare ricerca estetica: la cornice borbonica.

La collaborazione con il MAr­TA è stata decisiva e fondamen­tale per proporre l’allestimento innovativo dell’esposizione “bi­naria” che parla un linguaggio ostensivo, circolare nel racconto e nella proiezione verso l’esterno e avente un’asse architettonico spartiacque. L’idea della mostra è un’occasione per collegarci con il presente in un percorso storico ideale, attraverso la let­tura dell’intero territorio ionico in chiave sociale, politica ed economica: un’eccezionale ope­razione culturale didascalica.

 

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