28 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Settembre 2021 alle 20:59:00

I primi cristiani e il pane condiviso
I primi cristiani e il pane condiviso

Dice il Vangelo a proposito dei primi cristiani «Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno». [Atti degli apostoli 2, 44 – 45] «… si faceva la distribuzione a cia­scuno, secondo che ne aveva bisogno». [Atti degli apostoli 4, 35].

Mi chiedo perché sia tanto odiata questa visione egualita­ria e solidaristica della società. Capisco che possa essere non condivisa, ma perché è odiata? Addirittura derisa e osteggiata. Che c’è di male nel bene?

La questione è seria e comples­sa, di certo non ridicola né ridi­colizzabile.

È una questione solo di paro­le? No. Dalle parole transitano i concetti che poi modificano i corpi e le storie delle persone.

Parole come “flessibilità”, “duttilità”, “mobilità” sono spacciate come valori. Così dev’essere l’individuo aggiu­stato se vuole stare al passo con i tempi: disposto ai cam­biamenti! Drogato di novità! Dopato di consumo! No! Que­sto è il volto gentile e moderno dello sfruttamento! Altro che investimento.

Ma chi l’ha detto che di que­sti tempi bisogna stare al passo con questi tempi? E se cam­biassimo passo? Come? Non lo so. È come chiedere a chi am­bisce a uno stato giusto di scri­vere la costituzione, il codice civile e penale.

Volontà di potenza è pensare che non sia un limite porsi dei limiti.

Nella società moderna è pre­sente il culto del manipola­bile grazie al quale tutto ciò che non risponde alle logiche dell’ingranaggio produttivo può e deve essere corretto. I più deboli devono adeguarsi, o meglio, arrangiarsi.

Cercate negli scaffali di tutti i mini, super, ipermercati, non troverete mai quello che davve­ro vogliamo: essere lasciati in pace! Avere di che vivere una vita normale!

Siamo chiamati a competere sempre. Da questa gara ottusa dove tutti pensano di poter ga­reggiare ma dove tanto vincono sempre i soli pochissimi noti, come ne usciamo? 26 individui possiedono la ricchezza di 3,8 miliardi di persone, la metà più povera della popolazione mon­diale.

È dall’alba dei tempi che se ne parla. È un richiamo atavico, ancestrale. Andiamo a caccia e dividiamo il bottino, chi man­gia per primo? Il cacciatore? I vecchi? I bambini? Le donne? Le donne incinte? Gli uomini forti? Certo, è un concetto dif­ficile – in alcuni casi – da di­gerire e da applicare. Ma pun­tualmente si presenta davanti a noi. Che facciamo? Prima di rispondere, pensiamo al paren­te, al figlio, al fratello, al padre, disoccupato, licenziato.

Ve la ricordate la frase di No­stro Signore «È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli»? Probabilmen­te questo mio scritto uscirà di domenica, giorno di prediche, e quindi quasi mi sento legit­timato alla domanda e alla pre­dica.

Allora che venga un po’ più distribuita questa ricchezza e poi vedremo come passare tut­ti, cammelli e ricchi compresi, per questo benedetto buco d’a­go. Magari per allora avranno pensato a una più comoda por­ta per il paradiso o per eredita­re la terra.

Siamo partiti dalla Bibbia e ri­torniamo alla Bibbia. Polvere c’era e polvere ritornerà. Sulla Bibbia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche