26 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 26 Ottobre 2020 alle 06:19:08

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Il sorriso di Pirandello agli esami di Stato

Luigi Pirandello
Luigi Pirandello

Allorché nell’ormai lontano 1973 giunsi, fresco di nomina a Presi­de, a Città Sant’Angelo, sorriden­te cittadina in quel di Pescara, trovai nell’archivio dell’istituto “Bertrando Spaventa”, un polve­roso registro di esami di Stato, credo dell’anno 1898. Pochi can­didati, ma illustre il Presidente: Luigi Pirandello con la sua firma lunga e sostenuta.

Ne rimasi commosso e ammira­to. Il ricordo di Pirandello mi è venuto a mente riconsiderando per l’ennesima volta, da uomo di scuola passata ma sempre nel presente; e, soprattutto, mi è tornata alla memoria visiva quel suo “sorriso” che voleva essere di compiacenza ed era di amarezza cupa e avvilente. In una parola era un sorriso, proprio pirandelliano; di un umorismo che non era di commedia, ma di riflessione.

Oggi, ma da ieri invero, Lui torna sornionamente a sorridere, come quando allo specchio , si toglie­va dal volto la “maschera” che portava di fronte agli altri, come tantissimi di noi, e si guardava “nudo il volto” con le sue rughe e con il suo vero aspetto.

E perché, oggi, torna con il suo ironico sorriso? Perché sa che, al di là, della commedia quasi dell’arte che da tempo la scuola italiana fa recitare ai suoi allie­vi soprattutto alla fine del corso degli studi superiori, quella com­media ha una riflessione che noi ben sappiamo, ma che non vo­gliamo a noi stessi ammettere.

La riflessione che viene non dal ridere, ma dal come si è ridotta la cultura scolastica che dovrebbe essere primaria in una nazione.

Risalta, al di là della attuale pan­demia, in un farsesco dialogo o intrattenimento a distanza tra do­cente e allievo.

E non è commento necessario, a volte, e dovuto di fronte ad un pericolo imminente del vivere o del vissuto, ma è l’effetto di una causa che da decenni ha ridotto la scuola italiana ad “ancilla” non invisibile, ma considerata tale dagli stessi docenti che hanno in animo, da tempo, il “sentimento del contrario”.

Sono docenti spesso senza ruolo e cattedra, sono docenti che, no­nostante i loro quotidiani esempi di laboriosità e disciplina etica, non ricevono dallo Stato adegua­to compenso alla loro professio­nali attitudini, allo svolgimento educativo verso i giovani; sono docenti costretti alle “tematiche disposizioni “per cui diventano forme, fantasmi propri di piran­delliana creazione.

Costretti ad insegnare al di sopra più volte, delle stesse incompren­sioni dei familiari degli allievi al di sopra di ogni coordinamen­to e disciplina di lavoro. E sono docenti malpagati e non sempre rispettati da chi dovrebbe inve­ce ammirarli o seguirli adegua­tamente. Ma, oggi, a fronte dei “recuperati” esami di Stato per i quali il sorriso pirandelliano è da “Così è se vi pare” o meglio da “Si recita a soggetto” scatta un’al­tra riflessione, che è non da com­media, ma da umoristica intesa.

Sorride Pirandello con i suoi oc­chi arguti e topini, sorride perché tutti sanno come andrà a finire l’esito degli esami.

Tutti promossi, perché deve esse­re così: che tutti siano maturi me­ritevoli o meno meritevoli e gli allievi non hanno colpevolezza, che sono d’altri. E la stessa Com­missione immancabilmente deve essere serena e sorridente, amica-nemica dello stesso svolgimento d’esame; e si troverà come i pro­tagonisti di quella “marsina stret­ta” pirandelliana. E Pirandello è li; con loro, forse a fronte della sua migliore opera drammatica; “Così è se vi pare”. Così è: “todos caballeros”.

E dall’alto del ministero della Pubblica Istruzione saranno tutti lieti, perché si è rotta la pirandel­liana “giara” e tutti ne sono usciti fuori dai cocci petrosi-fortunosa­mente.

Ed anche se l’autore ancora non c’è ci sono però i “personaggi” in cerca di un possibile autore. Che tuttavia non è Pirandello, questa volta… ma che egualmente sorri­de! E parla al suo “ma non è cosa seria”.

Ed io da lontano allievo, docen­te e poi Commissario di esami e Presidente non posso che augu­rare a docenti ed allievi serenità e lavoro; e tuttavia ancora piran­dellianamente: “Tutto per bene!, Tutto per bene! Proprio così, così è se vi pare”.

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