26 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 26 Ottobre 2020 alle 06:19:08

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Cala la produzione del grano, allarme di Confagricoltura

A causa di gelate e siccità. Da decenni non si registravano dati così negativi

Filippo Schiavone e Luca Lazzàro
Filippo Schiavone e Luca Lazzàro

Per il grano potrebbe essere una brutta annata, come non se ne vedevano da decenni.

Confagricoltura Puglia stila un primo bilancio a pochi giorni dalla fine della trebbiatura ba­sandosi su una elaborazione dei dati provenienti da Confagri­coltura Foggia. Al momento, i produttori registrano un calo di circa il 30% rispetto alla me­dia annua di 35 quintali per et­taro. Se confermato il trend, a fine campagna il calo potrebbe superare il 40 per cento. Dati così negativi non si registravano da decenni, dalle annate 1982-1983.

La riduzione è stata causata dal­le improvvise gelate di aprile e dalla siccità che da mesi asse­ta il Foggiano, zona dove viene prodotta la maggior parte del grano italiano.

Buona invece la qualità del pro­dotto, con un alto valore protei­co.

Il presidente di Confagricoltura Puglia Luca Lazzàro evidenzia che sono alte le attese su que­sta coltura nell’ambito delle produzioni pugliesi: “Le farine prodotte nella nostra regione sono apprezzate dai consuma­tori e abbiamo registrato negli ultimi mesi, soprattutto durante il lockdown, un aumento della richiesta. Tendenza che potreb­be proseguire. Produrre grano – spiega – significa affrontare in maniera imprenditoriale l’inve­stimento.

E, a fronte di un costo econo­mico importante, è sempre più necessario avere un riscontro certo dal mercato. Sicuramente – aggiunge – dalle politiche na­zionali e regionali ci si aspetta una maggiore puntualità nell’e­rogazione dei sussidi economici legati al settore, quindi “premi accoppiati”, premi legati ai de minimis, premi legati al gre­ening. Produrre grano duro – rileva poi Lazzàro – significa oggi in aree quali il Tarantino il Leccese, il Brindisino, l’arco ionico meridionale un’alterna­tiva al dissesto e all’abbandono dei terreni colpiti dalla Xylella. Una riconversione, questa, non estremamente onerosa per l’a­zienda agricola ma, al tempo stesso, che garantisce una di­screta redditività”.

A parte le gelate e la siccità, a insidiare il grano duro vi sono i prodotti stranieri.

Per Filippo Schiavone, presi­dente di Confagricoltura Fog­gia, le presunte ‘migliori quali­tà pastificatorie dei grani esteri’ sono un falso e pericoloso mito.

“Solitamente – dice – l’importa­zione di grano estero è giusti­ficata dalla sua presunta quali­tà pastificatoria, che dovrebbe controbilanciare la scarsa qua­lità salutistica. Perché tanta urgenza di acquistare grano, di dubbia qualità, dall’estero, a prezzi non da saldi, se è alle porte la produzione locale?

Non è che questo grano è fat­to arrivare per influenzare, al ribasso, il prezzo del grano nostrano?”. “Sono intollera­bili – conclude Schiavone – le speculazioni a danno dei cere­alicoltori, con ricadute pena­lizzanti anche sulla salute dei consumatori”.

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