10 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 10 Maggio 2021 alle 07:32:34

Cronaca News

A San Vito rimossa una bomba d’aereo da cinquecento libbre. Le foto

A San Vito rimossa una bomba d’aereo da cinquecento libbre
A San Vito rimossa una bomba d’aereo da cinquecento libbre

Il 18 giugno 2020 i Palomba­ri del Gruppo Operativo Subacquei (GOS) del Comando Subacquei ed Incursori del­la Marina Militare (Comsubin), distaccati presso il Nucleo SDAI (Sminamento Dife­sa Antimezzi Insidiosi) di Taranto, sono in­tervenuti sul litorale di San Vito a Taranto per condurre una delicata operazione su­bacquea tesa a rimuovere e distruggere una bomba d’aereo da 500 libbre risalente alla seconda guerra mondiale.

L’attività di bonifica è stata richiesta dal­la Prefettura di Taranto a seguito della se­gnalazione, da parte di un privato cittadino alla locale Capitaneria di Porto, circa il rin­venimento di un grande manufatto, ricon­ducibile ad un residuato bellico, prossimo alla scogliera di uno stabilimento balneare e posto alla profondità di soli 5 metri.

A San Vito rimossa una bomba d’aereo da cinquecento libbre
A San Vito rimossa una bomba d’aereo da cinquecento libbre

L’intervento degli operatori di Comsubin ha permesso di riconoscere l’oggetto se­gnalato come una bomba d’aereo alleata da 500 libbre, contenente circa 120 kg di esplosivo ad alto potenziale, che giaceva a 300 metri dalla costa da oltre 70 anni.

L’ordigno esplosivo, delicatamente rimosso dal fondo, è stato rimorchiato a distanza fino a raggiungere una zona di sicurezza, individuata dalla competente Autorità Ma­rittima, dove è stato distrutto attraverso le consolidate procedute in uso al Gruppo Operativo Subacquei tese a preservare l’e­cosistema marino.

Al termine dell’operazione, il comandan­te del Nucleo SDAI di Taranto, Tenente di Vascello Marco Tullio Cicerone, ha di­chiarato: “Sulla base della richiesta della Prefettura siamo intervenuti d’urgenza in un punto posto a soli 300 metri di distanza dalla battigia di uno stabilimento balnea­re in località San Vito, Taranto, per verifi­care quanto segnalato da un coscienzioso cittadino circa la presenza sul fondo di un probabile grande ordigno esplosivo. Grazie a questa tempestiva segnalazione abbiamo avuto la possibilità di rimuovere una peri­colosa bomba d’aereo, risalente alla secon­da guerra mondiale.

È doveroso ricordare che chiunque dovesse imbattersi in oggetti simili ad un ordigno esplosivo o parti di esso, che questi ma­nufatti possono essere molto pericolosi e pertanto non devono essere toccati o ma­nomessi in alcun modo, ma ne va denun­ciato immediatamente il ritrovamento alla locale Capitaneria di Porto o alla più vicina stazione dei Carabinieri, così da consentire l’intervento dei Palombari di Comsubin al fine di rispristinare le condizioni di sicu­rezza del nostro mare”.

Questi interventi rappresentano una delle tante attività che i Reparti Subacquei del­la Marina conducono a salvaguardia della pubblica incolumità anche nelle acque in­terne, come ribadito dal Decreto del Mi­nistero della Difesa del 28 febbraio 2017, svolgendo operazioni subacquee ad alto rischio volte a ripristinare le condizioni di sicurezza della balneabilità e della naviga­zione a favore della collettività.

Chiunque dovesse imbattersi in oggetti con forme simili a quelle di un ordigno esplosi­vo o parti di esso, non deve in alcun modo toccarli o manometterli, denunciandone il ritrovamento, il prima possibile, alle auto­rità di polizia competenti.

A San Vito rimossa una bomba d’aereo da cinquecento libbre
A San Vito rimossa una bomba d’aereo da cinquecento libbre

Lo scorso anno i Palombari della Marina Militare hanno recuperato e bonificato ol­tre 72.000 ordigni esplosivi di origine bel­lica, mentre dal primo gennaio 2020 sono già 13.337 i manufatti esplosivi rinvenuti e neutralizzati nei mari, fiumi e laghi italia­ni, senza contare i 7.978 proiettili di calibro inferiore ai 12,7 mm.

Con una storia di 170 anni alle spalle, i Pa­lombari del Comsubin rappresentano l’ec­cellenza nazionale nell’ambito delle attivi­tà subacquee essendo in grado di condurre immersioni lavorative fino a 1.500 metri di profondità a mezzo Rov (veicoli filo­guidati dalla superficie) oppure fino a 300 metri con intervento umano ed in qualsiasi scenario operativo, nell’ambito dei propri compiti d’istituto (soccorso agli equipaggi dei sommergibili in difficoltà e la neutra­lizzazione degli ordigni esplosivi rinvenuti in contesti marittimi) ed a favore della col­lettività.

Per queste peculiarità gli operatori su­bacquei delle altre Forze Armate e Corpi Armati dello Stato possono essere formar­ti esclusivamente dal Gruppo Scuole di Comsubon che, attraverso dedicati percorsi formativi, li abilita a condurre immersioni secondo le rispettive competenze.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche