22 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2020 alle 06:45:31

Cronaca News

Ex Ilva, «È uno schiaffo al nostro territorio»

Borraccino attacca dopo il “forfait” dell’ad Morselli

Arcelor Mittal
Arcelor Mittal

«L’assenza dell’Am­ministratore Delegato di Arce­lor Mittal Italia, Lucia Morselli, all’audizione convocata dinanzi alla Commissione “Attività Pro­duttive” del Consiglio regionale, rappresenta l’ennesimo schiaffo che questa azienda assesta alle Istituzioni del territorio, mancan­do di rispetto alla Regione Puglia e a tutti i suoi cittadini.

Siamo, ormai, ben oltre la soglia di tollerabilità». Così l’assessore regionale Mino Borraccino. «Noi non sappiamo ancora che cosa Arcelor Mittal voglia fare dell’im­pianto di Taranto e ci aspettava­mo, oggi, delle risposte chiare e precise, in sede istituzionale, da parte dei vertici dell’azienda. Ma queste risposte non potevano certo arrivare dal Direttore delle Risor­se Umane, Arturo Ferrucci, che ringraziamo per la presenza, ma le cui parole non possono bastar­ci. Dobbiamo purtroppo prendere atto che per l’ennesima volta la multinazionale franco-indiana si sottrae al confronto, contribuendo in tal modo a creare ulteriore con­fusione. Così non si può più anda­re avanti, ne va della credibilità di tutti noi. Come ha spiegato nei giorni scorsi il Presidente Michele Emiliano, se Arcelor Mittal pensa di abbandonare l’ex-Ilva non può certo credere di poterlo fare im­punemente, senza pagare il conto degli impegni non mantenuti, in­nanzitutto con il Governo italiano ma anche con la Regione Puglia, il Comune di Taranto e tutta la comunità tarantina. Come ho ri­badito con forza questa mattina nel corso dell’audizione, il presup­posto di ogni attività non può che essere rappresentato dall’effettivo e concreto avvio dei previsti in­terventi di bonifica per l’area di Taranto, per cui si registrano ri­tardi insostenibili. Questo, poi, ci consentirebbe di raggiungere i due obiettivi che restano, per noi, pri­oritari: da un lato la salvaguardia dei livelli occupazionali, nel pie­no rispetto degli accordi stipulati con Arcelor Mittal e, dall’altro, la realizzazione di un serio piano di decarbonizzazione del processo produttivo, senza il quale non è possibile conciliare salvaguardia della salute pubblica e prospettive economiche dell’azienda». Conti­nua Borraccino: «Noi riteniamo che sia giunto il momento di cam­biare radicalmente strada, attuan­do un grande progetto di ambien­talizzazione del sito e di messa in sicurezza degli impianti per tute­lare i lavoratori. Su tutto questo oggi ci aspettavamo risposte che non sono arrivate.

A questo punto torniamo a riba­dire, dinnanzi a questo quadro, che se la produzione siderurgica rappresenta una priorità strategica per lo Stato italiano, è indispensa­bile che il Governo centrale valuti l’opportunità di entrare diretta­mente nella gestione dell’ex-Ilva, anche temporaneamente, dal mo­mento che solo in questo modo si potranno assicurare gli inve­stimenti multimilionari necessari a risollevare le sorti dell’azienda, salvaguardando i livelli occupa­zionali e rendendo la produzione compatibile con la tutela della salute e dell’ambiente. Ogni altra ipotesi potrebbe rappresentare solo una lenta agonia non solo per un sito produttivo, ma anche per un intero territorio, con ripercus­sioni di carattere economico e so­ciale inimmaginabili. E tutto que­sto va fatto presto dal momento che la crisi che sta attraversando l’ex-Ilva di Taranto (con la cassa integrazione, i ritardi nelle manu­tenzioni, i debiti non saldati nei confronti dei fornitori dell’indot­to, ecc.) è profonda e sta portando a perdere importanti fette di mer­cato che potrebbero determinare una ulteriore diminuzione della produzione».

«La Camera di commercio di Taranto si è fatta portatrice di un’idea tanto radicale quanto con­creta: se lo Stato intende gestire Ilva, quest’ultima deve prendere la forma di società benefit. In tal modo gli obiettivi di responsa­bilità sociale e di beneficio per il territorio saranno assunti nello Statuto a pari rango rispetto al profitto e, in quanto tali, dovranno essere perseguiti, raggiunti, mi­surati e dimostrati a shareholder e stakeholder, mettendo al riparo gli amministratori del momen­to e impegnando naturalmente l’impresa a “restituire” al territo­rio. I Consiglieri potranno subito comprendere come tale scelta, se assunta dallo Stato, modifichereb­be geneticamente la prospettiva dell’attività siderurgica. La pre­senza statale, infatti, non è di per sé garanzia del raggiungimento dei fini su richiamati, mentre lo Stato che perseguisse l’interesse pubblico attraverso una società benefit avrebbe anche gli stru­menti imprenditoriali per ottenere e consolidare gli scopi che oggi annuncia. Nessun contratto avrà mai una simile efficacia!» ha di­chiarato invece Luigi Sportelli. Intanto, nulla di fatto anche nel tavolo di ieri tra commissari di Ilva in amministrazione straordi­naria e tecnici di Mef e Mise per discutere della situazione di Arce­lorMittal.

Il tavolo romano, a valenza nazio­nale, si riunisce solitamente ogni lunedì per un punto di situazione­avrebbe dovuto discutere di come avviare con ArcelorMittal la di­scussione sul contratto in essere.

1 Commento
  1. Angelo BASILE 4 mesi ago
    Reply

    È dunque possibile vi che non sia ancora chiaro che il cosiddetto stabilimento (ex ILVA) non è altro che un mucchio di ferraglia inutile e pericolosa per la città ed i cittadini. È necessario eliminarlo e finalmente indirizzare l’economia di Taranto su nuove prospettive come sfruttamento intelligente e produttivo del porto, la possibile creazione di “MAGAZZINI GENERALI” che data la gran quantità di merci provenienti dall’Africa e riesportabili dopo una prima trasformazione appunto in quei magazzini offrirebbero un gran numero di posti di lavoro anche ben pagati. Ovviamente perseguendo legalmente i restanti eredi della famiglia Riva ed i responsabili di Arcellor-Mittal a pagare quanto dovuto alla città in termini economici e soprattutto di salute.

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