19 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2021 alle 13:52:00

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“Olimpia”: ritrovato il dramma perduto di Della Sorte

La scoperta è di due illustri studiosi grottagliesi, Rosario e Annamaria Quaranta

“Olimpia”: ritrovato il dramma perduto di Della Sorte
“Olimpia”: ritrovato il dramma perduto di Della Sorte

Una vera e propria scoperta è quella che hanno fatto due studiosi grottagliesi di indub­bia levatura, recuperando, ri­scrivendo e dando alle stampe un’opera ormai perduta di uno scrittore di Grottaglie dei pri­mi del Seicento: Colantonio Della Sorte. Stiamo parlando di Rosario Quaranta, storico molto noto, autore di numero­sissimi saggi di grande rilievo, ultimi fra i quali quelli pon­derosi, editi per l’Ordine dei minimi di San Francesco di Paola per i cinquecento anni della canonizzazione del santo paullano, e di sua figlia Anna­maria, docente di lettere nei licei, anche lei autrice di im­portanti saggi storici.

É proprio Annamaria Qua­ranta ad aver curato l’edizione dell’unica opera dell’autore grottagliese, per le edizioni salentine Grifo, individuando e riproducendo l’unica copia esistente, conservata nella Bi­blioteca nazionale di Roma, della quale Rosario ha invece curato la ricca introduzione.

L’opera di Colantonio Della Sorte è una “tragicommedia spirituale”: “Olimpia”, pubbli­cata nel 1615 per le edizioni di Lazzaro Scoriggio in Napoli, dedicata al cardinale Boni­facio Caetani, arcivescovo di Taranto.

Ma chi era l’autore e di che opera si tratta?

Ebbene: Colantonio Della Sor­te era un sacerdote originario di Martina Franca, dov’era nato nel 1567.

Divenuto sacerdote e teologo, lo ritroviamo a Grottaglie, a partire dal 1600 (e fino alla fine del suoi giorni, nel 1623), come tesoriere della Collegia­ta della SS. Annunziata, che era allora la chiesa vicaria del­la cattedrale, nella città delle ceramiche che, per altro, era, fin dati tempi dei Normanni, feudo dei vescovi di Taranto. Era cioè uno dei sacerdoti più autorevoli considerando che, a quel tempo, oltre all’arcipre­te, al tesoriere, al cantore e al priore, la Collegiata associava altri otto canonici, novanta sa­cerdoti e centocinquanta chie­rici!

Di lui, ci spiega Quaranta, si sa che era un letterato e uomo di profonda cultura, come si deduce dall’importante in­ventario della sua biblioteca, mentre non si hanno segni un fervore pastorale particolare. Ma è interessante sottolineare che questa è la prima opera di carattere letterario scritta da un autore di Grottaglie che aveva già dato i natali a uno dei massimi teologi della sua epoca: il teologo carmelita­no Antonio Marinario, che fu anche relatore al Concilio di Trento.

Ebbene, Rosario Quaranta, nella sua introduzione, ricorda le altre figure di autori grotta­gliesi di una certa notorietà, tra i quali spicca naturalmente il mariniano Giuseppe Batti­sta, che assurse a grande fama, grazie alle sua numerose e ap­prezzate opere di varia natura. Rilevante è il fatto che l’opera sia stata edita dal Della Sorte e intitolata al nuovo arcivesco­vo di Taranto, il cardinale Ca­etani, nello stesso anno della promulgazione delle “Costitu­tioni” che il Caetani dava alle stampe a seguito del Sinodo tenuto a Taranto.

Quando all’”Olimpia” si trat­ta di un’opera teatrale, defi­nita dallo stesso autore “tra­gicomedia spirituale”, ossia un dramma leggero di genere passionale, che dà materia a risvolti edificanti di natura spirituale e che quindi rientra “nell’abbondante produzione drammaturgica in funzione controriformistica”, adattate alle nuove esigenze di carat­tere religioso e morale richia­mate dal Concilio di Trento e poste al servizio della Chiesa.

Ma, con profonda arguzia e conoscenza della materia, An­namaria Quaranta rileva delle straordinarie assonanze, in al­cuni versi, sia con il Tasso che con l’Ariosto, il che farebbe pensare alla conoscenza pro­fonda della loro opera da parte dell’autore e alla persistenza di moduli estetici che facilmente venivano mutuati.

Il lavoro teatrale, la cui ripro­duzione fedele è anticipata da un’utilissima parafrasi rias­suntiva, racconta delle traver­sie spirituali e morali di Olim­pia, donna avvenente fidanzata a Fulvio, ma “tentata” a cedere alle lusinghe del di lui amico Silvio, preso da insana passio­ne.

Fin qui si potrebbero riscon­trare i tratti tipici di una com­media o del melodramma leggero, col contorno di con­sueti riferimenti drammatici (l’evocato Cupido e l’infernale Asmodeo).

Ma entra in scena, vecchio saggio eremita Flaminio che, spinto dalla pietà celeste, tor­na in città dopo aver vissuto nell’eremo col suo maestro Onofrio, per strappare Olim­pia al “rio tiranno” e riconse­gnarla alla pace dello spirito.

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