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Il culto per i santi Pietro e Paolo

La nostra rubrica sulle tradizioni

San Pietro
San Pietro

Il prof. Antonio Fornaro, ideatore e curatore di questa rubrica, que­sta settimana, oltre a parlarci dei santi, delle festività mariane, dei detti popolari e dell’unica effemeride, incentrerà il suo intervento sulla figura di San Bernardino Realino e sul culto dei tarantini per i Santi Apostoli Pietro e Paolo. Questi i santi del­la settimana: Santa Vincenza Gerosa, San Pietro e San Paolo, Sant’Adolfo, Sant’A­ronne, San Bernardino Realino, San Tom­maso Apostolo, Santa Elisabetta di Porto­gallo. Questa settimana la Chiesa Cattolica ricorda la Madonna sotto i titoli di Notre Dame di Parigi, Nostra Signora del Prezio­sissimo Sangue, Nostra Signora delle Gra­zie, Nostra Signora delle Gioie.

Questi i detti della settimana: “Chi man­gia salato deve andare all’acqua”, “La tra­montana rende il cuore felice”, “Il miglior pesce non esce dalla dogana (perché se lo mangia il pescatore)”, “A chi tanto tanto e a chi niente niente”, “Dalla testa imputri­disce il pesce (le responsabilità ricadono sui capi)”.

Questa settimana Giuseppe Cravero ci ri­corda che il 28 giugno 1896 fu inaugurato il Palazzo degli Uffici (oggi si denomina Palazzo Archita). I lavori durarono 10 anni e furono eseguiti sotto la guida dell’inge­gnere Saverio Greco. Costarono 1 milione e 300 mila lire e il palazzo prese il posto del vecchio Orfanotrofio.

Santa Vincenza Gerosa organizzò un Ora­torio femminile e poi fondò con una sua compagna la Congregazione delle suore della Carità di Lovere di cui assunse la di­rezione nel 1833.

Sant’Adolfo fu monaco e vescovo, si dedi­cò ai poveri, ma con il nome di Adolfo si ricordano anche altri santi.

Sant’Aronne era il fratello maggiore di Mosè. Guidò gli ebrei mentre Mosè era sul Sinai, ma non impedì il culto dell’agnello d’oro. Fu il fratello a salvarlo dall’ira divi­na. Come Mosè non vide mai la terra pro­messa per aver dubitato che Dio potesse far scaturire l’acqua da una roccia.

San Tommaso Apostolo è celebre perché in un primo momento non credette alla resurrezione di Cristo. Gesù gli apparve e fece toccare a Tommaso le ferite che gli erano state inferte nel costato. Secondo la tradizione morì in India, dove subì il mar­tirio.

Santa Elisabetta di Portogallo era la figlia del re di Spagna Pietro III. A 12 anni sposò Dionigi, il re del Portogallo. Alla morte del marito donò i suoi beni ai poveri e ai mo­naci e si fece terziaria francescana.

Per quanto attiene l’approfondimento For­naro ricorda che San Bernardino Realino nacque a Modena nel 1530, ma trascorse metà della sua vita a Lecce dove aveva cre­ato un collegio. Diventò patrono di Lecce mentre era ancora vivo. Morì a 86 anni e già agonizzante l’autorità municipale lec­cese gli chiese di diventare protettore della città. Lui acconsentì e da quel momento i leccesi lo venerarono con grande culto.

San Pietro e San Paolo, ricorda Fornaro, sono i santi patroni di Roma. Pietro, che si chiamava Simone e faceva il pescatore, fu crocifisso a testa in giù durante la prima persecuzione di Nerone. Paolo, l’apostolo missionario per eccellenza, fu decapitato a Roma nell’anno 66. Ad entrambi sono inti­tolate due delle più belle basiliche romane. Grande, nel corso dei secoli, è stato il culto dei santi Apostoli Pietro e Paolo a Taranto.

La storia ci dice che San Pietro venne a Ta­ranto e che lasciò l’impronta del suo capo su una pietra che oggi si conserva nella Basilica di San Marco a Venezia. Le Isole Cheradi portano il nome dei Santi Pietro e Paolo e un quartiere della Città Antica è intitolato a San Paolo. A San Pietro fu dedicata una chiesa che si trovava vicino al Castello e nella quale San Pietro celebrò la Messa. Una di queste co­lonne che reggevano la mensola dell’altare si trova nella Chiesa del Carmine dove fu portata da Mons. Caracciolo. Si tratta di una colonna miracolosa tanto che fino agli Anni Trenta del secolo scorso molte perso­ne della provincia venivano a Taranto per toccare la colonna e riceverne grazie.

Sempre nella stessa Chiesa troviamo un piccolo quadro in tela raffigurante San Pie­tro e che la tradizione vuole che fosse stato eseguito da lui stesso.

Sulla facciata della Cattedrale di Taranto si trova una statua in pietra del 1713 raf­figurante San Pietro. Nell’avancorpo della stessa Cattedrale si trova un dipinto di San Pietro realizzato da Domenico Torti, pitto­re romano del XIX.

Anticamente i tarantini erano molto atten­ti nelle azioni che svolgevano il 29 giugno che consideravano giornata dalle influenze negative sull’uomo.

In Contrada San Paolo si festeggiano i San­ti Pietro e Paolo. Infine le donne in cerca di marito il 29 giugno con le spalle al balcone lanciavano pietre pensando che il malcapi­tato potesse diventare il loro futuro marito.

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