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Formazione a distanza: una grande risorsa didattica

Durante l’emergenza sanitaria ha permesso alle istituzioni scolastiche di svolgere il proprio ruolo, ma resta il fascino delle lezioni in-presenza

Formazione a distanza
Formazione a distanza

In circa quattro mesi ( marzo-giugno 2020) migliaia di per­sone hanno imparato a far fun­zionare o meglio a comunicare, bon gré mal gré, un sapere che non sarebbe mai potuto essere appreso nei tradizionali contesti didattici, con un’accelerazione nell’adozione degli strumenti e delle tecnologie digitali, conse­guendo esiti che non potranno essere ignorati, soprattutto per alcune pratiche di istruzione pubblica che potranno essere ri­prese nel prossimo futuro.

Gli insegnanti hanno trasmesso, in un clima di serena empatia, quello che erano in grado di sa­pere e di saper fare.

Quello che è la loro tradizionale funzione o se si vuole il loro compito. In una fase di grande incertezza hanno riproposto il modello didattico, ovvero lezio­ne-studio-valutazione (mentre avrebbero dovuto ripensare l’ap­proccio didattico-pedagogico, l’organizzazione dei contenuti e le strategie di engagement, con l’utilizzo dei molteplici stru­menti dell’open source).

Il tutto, però, con una cifra nuo­va, quella di una reazione inat­tesa, una intraprendenza straor­dinaria e un impegno lodevole riuscendo a raggiungere le fasce più deboli in misura maggiore rispetto ad altri Paesi.

Nel contempo, non può non es­sere rilevato che una parte con­siderevole del corpo docente ha avvertito fortemente il disa­gio di lavorare, d’emblée, in un mondo hi-tech, dovuto – se pure parzialmente – al mancato ag­giornamento per l’uso del digi­tale nelle istituzioni formative e al ritardo nell’adozione di me­todologie innovative per accom­pagnare i giovani di oggi.

L’insegnante vive già in grave difficoltà, quella relativa al rap­porto con i giovani, i cui stili di apprendimento, l’orizzonte de­gli interessi, le pratiche comu­nicative sono, per molti versi, ormai inafferrabili con le forme e i modi di una didattica tradi­zionale, pensata per altri tempi e per altre generazioni: per non pochi giovani cresciuti nella cultura di internet e coltivati da quella dei Social, le istituzio­ni formative sembrano sempre meno importanti.

Eppure si è realizzata una gran­de iniziazione collettiva per mezzo di una grande immersio­ne, costruttiva collaborazione, fruttuosa interazione.

Con quali esiti?

È difficile esprimere un giudi­zio: mancano dati certi sull’effi­cacia didattico-formativa e cifre sulla inclusione sociale, specifi­cata per realtà geografica, ana­grafica, per classe sociale.

Un fatto è certo: le istituzioni scolastiche e universitarie han­no continuato a svolgere il loro ruolo come hanno potuto. E la gran parte con sufficienza. An­che se con un dispendio enor­me di energie da parte degli insegnanti e delle stesse orga­nizzazioni ammnistrative con costi aggiuntivi rilevanti.

Così come va rimarcato subito, e con una certa soddisfazione, che, per la prima volta distin­guendosi in ambito europeo, le nostre istituzioni d’istruzione hanno dimostrato di funzionare meglio.

Il che non vuole affatto dire che la formazione in-presenza può andare in soffitta.

Anzi: la perdita di contatto interpersonale tra docente e discente rende ardua una rela­zione educativa che trascenda la mera trasmissione di nozio­ni. Perché limita la cognizione emotiva dei temi della lezione. Com’è noto l’insegnamento-ap­prendimento ha solide basi nella esperienza corporea (emozioni, sentimenti): è work embodied. E lo stesso insegnante è una pre­senza embodied (Elbaz,2012).

L’assenza della modalità di pre­senza (magistrale) non consente di porre l’enfasi sui passaggi salienti con l’ausilio del lin­guaggio del corpo: locuzioni coinvolgenti, pause studiate, battute costruite, fatismi, sguar­di parlanti, cenni del capo.

Docente e discenti percepisco­no le reazioni: vedono volti, ascoltano silenzi e, su queste basi, l’uno orienta la lezione e l’altro si ricalibra sulle onde cognitive e emotive del primo. È quel contatto umano non rim­piazzabile da alcuna tecnologia soprattutto per la mancanza di un fecondo scambio di espe­rienze conoscitive, emotive e sociali che solo un’esperienza interpersonale consente. E non solo, come alcuni credono, per la non riproducibilità dell’inse­gnare come gesto artistico, alla Giovanni Gentile.

La lezione in-presenza è come un vero happening che rimanda alla partecipazione corale della classe.

È quell’aura, quell’alone, di sa­cralità che avvolge gli eventi unici, assai simile a una rappre­sentazione teatrale.

A cornice: non va sottostima­to il carisma di certe lezioni in presenza per la forza fascinosa del docente.

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