Cronaca News

Le piccole imprese e la corsa al digitale

Come il Covid ha cambiato scenari e organizzazione

Le piccole imprese e la corsa al digitale
Le piccole imprese e la corsa al digitale

Le PMI incalzate nella corsa al digitale. Riproget­tare senza paura di fallire.

Sei paesi europei analizzati – Fran­cia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna ed Olanda- e 2277 intervistati provenienti da piccole e medie imprese per un sondaggio dall’esito imprevisto sull’acqui­sto di software realizzato il mese scorso da Capterra, società di ra­ting di software provider ricono­sciuta a livello mondiale.

Le interviste sono state condotte nel periodo dal 15 al 19 Maggio di quest’anno e le risposte dei de­cisions makers, ossia delle figure operative influenti sugli acquisti (manager, senior manager e di­rettori), raccontano uno spaccato probabilmente molto diverso da quello che avremmo potuto im­maginare se, Covid-19, non fosse mai esistito.

Il 52% delle PMI coinvolte ha dichiarato infatti di aver dovuto implementare e/o pianificare più velocemente gli acquisti di nuovi software che risultano decisivi per garantire la Business Continuity, le comunicazioni e la collabora­zione lavorativa da remoto con clienti e colleghi. Tra queste, alcu­ne hanno aumentato anche fino al 50% la propria spesa su tools digi­tali definiti dagli intervistati “par­ticolarmente essenziali” (45%) o “assolutamente essenziali” (42% !!) per assicurare sopravvivenza e competitività alle aziende.

Pandemia e Solidarietà digitale per spingere sulla Trasforma­zione digitale.

Certamente la crisi Covid ha smosso nuove esigenze per le im­prese: in alcuni casi di familiariz­zazione/adozione nel senso che si è trattato di un primo timido approccio al digitale, in altri di implementazione/verticalizzazio­ne ad indicare che si trattava di aziende che già avevano pianifica­to acquisti di supporti digitali e che sono andate ad implementarli.

Molti provider d’altro canto, in pieno spirito di #solidarietàdigita­le e augurandosi che sul digitale d’ora in poi non si facciano più passi indietro, hanno offerto gra­tuitamente molti strumenti avan­zati utili per affrontare l’emergen­za: da software per smartworking/telelavoro sicuro, a quelli per per­mettere la gestione delle riunio­ni, ai programmi per garantire i normali processi organizzativi aziendali includendo nei pacchet­ti, spesso, anche formazione e as­sistenza che in Italia sono vitali per supportare davvero le PMI.

Secondo il sondaggio questo è quindi un periodo nel quale le PMI stanno seriamente valutando cosa fare con orizzonti temporali più ampi e pensando lateralmente. La questione è diventata (ci si au­gura fortemente!) non solo fron­teggiare le difficoltà del momento ma mettere basi solide all’interno delle proprie organizzazioni in termini di trasformazione digita­le. E se il 39% sta in generale an­cora studiando e approfondendo l’aspetto del digitale, il 31% è già consapevole dell’imprescindibilità di “essere digital” ed è già in fase di scouting e di valutazione delle soluzioni digitali da acquisire.

Formazione e competenze digi­tali: territori da monitorare e sui quali investire.

Insieme alla scelta di software da implementare in azienda, le PMI si sono dovute mettere inevitabil­mente a confronto anche con il pericolo di attacchi informatici, reso ancora più grave dall’ampio uso di reti private non sicure e dalla mancanza di una formazio­ne adeguata.

Ciò ha portato, nel concitamento generale di dover immediatamen­te “trovare” soluzioni che potes­sero comunque garantire il lavoro dei dipendenti da casa, all’adozio­ne -frettolosa e a volte incauta- di strumenti spesso non sicuri dal punto di vista della protezione dei dati e dei documenti. Il che ha evidenziato i diversi gradi di consapevolezza rispetto al “mon­do della cyber sicurezza” e alla formazione che questa richiede: a fronte di chi ha iniziato a fami­liarizzare con acronimi tipo VPN o con problemi come il phishing, altri non hanno ancora avuto il tempo di adeguarsi nei pochi mesi a disposizione, per fronteggiare più serenamente l’impatto con il lavoro da remoto.

Le piccole imprese e la corsa al digitale
Le piccole imprese e la corsa al digitale

Indice DESI l’Italia al quart’ul­timo posto: il capitale umano come carta sulla quale scom­mettere?

E il pensiero inevitabilmente va a quel 25° posto (su 28) dell’Italia nei dati diffusi di recente dall’UE dell’ultima edizione dell’indice Desi (Digital Economy and So­ciety Index) che monitora il grado di digitalizzazione economico e sociale a livello europeo. L’Italia appunto, tristemente in testa solo a Romania, Grecia e Bulgaria, pie­trificata in una posizione di “me­dioevo digitale”.

Tra tutti i parametri presi in con­siderazione dal Rapporto, forse il più preoccupante per il nostro Paese è proprio la mancanza di competenze digitali (dall’uso di Internet alle capacità digitali più avanzate che permettono di fruire dei servizi on line) che la relega all’ultimo posto in Europa e che sembrerebbe inibire all’Italia il salto culturale decisivo e le relative azioni che farebbero la differenza. E questo nonostante in Italia, so­prattutto in periodo Covid, siano state messe in atto molte iniziative di e-governament (servizi pubbli­ci digitali diretti a scuole, sanità e procedure on line semplificate) a disposizione dei cittadini e sebbe­ne anche l’Agenzia per l’Italia Di­gitale si sia spesa per suggerire ai player grandi e piccoli del mondo digital, di offrire anche gratuita­mente i propri servizi allo scopo e di diffonderli maggiormente e di agevolarne la penetrazione nel tessuto delle PMI.

E questa resistenza all’uso del web e alla sua naturale fruizione por­ta con sé strascichi nel rapporto che gli italiani hanno con la Rete e con quello che di buono e di sem­plificato dalla rete si può prendere.

Ecco perché la formazione del nostro capitale umano, la nostra formazione in sostanza, è proba­bilmente la carta su cui giocare ora investimenti, tempo e risorse in modo da toglierci definitiva­mente di dosso quel pregiudizio negativo dell’ “impotenza appre­sa” che ancora ci imprigiona. Orizzonti temporali più brevi nei quali concentrare sforzi concreti e creativi per procedere, passo dopo passo, verso la liberazione dall’i­nadeguatezza digitale, costruendo prototipi di vita (e di società) che ci permettano di riprogettare con consapevolezza e convinzione.

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