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La Storia come pensiero e azione

Riflessione su Benedetto Croce e l’iconoclastia

Una delle statue di Cristoforo Colombo abbattute negli Stati Uniti
Una delle statue di Cristoforo Colombo abbattute negli Stati Uniti

Caro direttore,

i recenti fatti di iconoclastia, ab­battimento di statue, di teste mar­moree o bronzee di uomini del passato che sono stati protagoni­sti di tempi che noi chiamiamo “storici” e fra i quali illustri c’è anche Cristoforo Colombo, sono conseguenza violenta e rabbiosa di afroamericani a seguito di un avvenimento delittuoso avvenuto in America e che è ben noto.

Un poliziotto americano ha volu­tamente ucciso un altro america­no, ma dal colore della pelle diffe­rente da quella di chi lo ha ucciso. Appunto un afroamericano.

Un episodio vergognoso e delit­tuoso che ha scatenato la violenza definita “razziale” sino alla ico­noclastia, altro estremo di un’e­strema forma di difesa-offesa del proprio costume nel seno di una civiltà con valori politici ed anche etici differenti.

Integrazione non del tutto assor­bita, ma razionalmente avviata da un secolo.

Un caro amico mi ha rivolto la parola per chiedermi di quell’av­venimento, tanto doloroso quanto cruento, che parte hanno quelle pagine epocali che noi chiamiamo comunemente “Storia” e che sono “cronaca”. A volte “cronaca nera”.

Insomma un fatto di “cronaca” è anche “Storia”? Anche se quella “cronaca” ha avuto una voce am­piamente diffusa?

Cosa è la Storia? O cosa si intende per essa? I fatti della vita umana, belli e non belli che siano fanno parte di quel sostrato di pensiero che il filosofo Hegel divideva in “distinti ed opposti”. Il che voleva dire che tutti gli episodi della no­stra esistenza sono legati a “cause” e ad “effetti” e gli uni sono in con­seguenza delle altre.

Era insomma la “Storia” pensata già da Cicerone che nel “De Orato­re” (2,9,36) scriveva: “Historia est testis temporum” vale a dire che la Storia è testimonio dei tempi e poi continuava nel suo pensiero: ed anche luce di verità, vita della memoria, maestra di vita, nunzia dell’antichità. E anche se il no stro Montale scriveva, in una sua celebre poesia, che la Storia non è “maestra di nulla” pur tuttavia quei concetti ciceroniani, in vero in parte già aristotelici o della fi­losofia greca, hanno determinato, nel corso dei secoli, una identifi­cazione di Storia e di pensiero che Benedetto Croce esporrà nel suo saggio del 1938 “La Storia come pensiero e come azione”. Ma con il debito distinguo.

In breve: se un fatto o avvenimen­to di vita umana (che è sempre un fatto o collettivo o individuale) quale che esso sia e come momen­taneamente lo si giudichi, produce un vivente diverso da una prece­dente realtà, in qualunque posto della terra, quel fatto è un “fatto umano” che porterà in sé un “giu­dizio” primamente etico relativo a quell’avvenimento e che occor­rerà poi vagliare perché è acca­duto e trarne un primo giudizio “storicamente” inteso; vale a dire se quell’avvenimento inciderà in seguito sul destino di una civiltà o se sarà un “accadimento” tempo­rale soggetto al destino del tempo che passa. E sarà l’oblio.

Certamente uno dei più difficili problemi o problematiche della “Storia” è quello o quella della distinzione tra avvenimenti bana­li o poco significanti, che diven­tano “cronaca” e fatti seri che la “Storia” consegnerà alle pagine propriamente “storiche”. Il resto sarà “emeroteca”. Perciò la Storia, storicamente intesa, non sarà mai passionalità o irrazionalità e, per tal motivo, non consente “icono­clastie” perché essa storia, scrive Croce, è mai “giustiziera, ma giu­stificatrice”.

L’iconoclastia è un giudizio som­mario, uno scontro di civiltà con civiltà, e se la Storia dovesse esprimere un suo giudizio sarebbe ingiusto; nel tempo ogni fatto sto­rico, umanamente inteso, produr­rà un effetto intorno al comporta­mento umano in quel periodo di tempo e non va oltre quel periodo.

Le iconoclastie sono avvenute dopo rivoluzioni politiche, o dopo guerre perdute da determinati po­poli ed hanno avuto una loro in­tima misura e una loro desolante conclusione.

La “Storia” è scienza e conoscen­za e vuole il suo tempo, che noi chiamiamo “storico”.

In tal senso potrebbe essere “ma­gistra vitae” sempre che da certi accadimenti trascorsi l’uomo sap­pia cogliere avvertimenti e consi­gli; e sappia trovare la sua via in fatti consentiti nel tempo nel quale vive. Donde lo “Spirito della Sto­ria” e, in una nuova visione dei comportamenti umani, consiste il “progresso” dell’uomo come “Hu­manitas”; progresso che è dell’uo­mo che ha saputo leggere nelle pa­gine di quella storia operata prima dagli stessi uomini.

Per Croce le grandi “rivoluzioni” sono prima del pensiero, poi del­le piazze. Ed il fine estremo è nel concetto di una eterna aspirazione umana alla libertà.

Da distanze culturali e politiche, da imposizioni di popoli verso altri popoli nascono altre civiltà e altri umani condizionamenti.

Dalla decadenza greca nacque la civiltà latina, dal paganesimo mo­rente la luce del Cristianesimo, la più grande rivoluzione occidentale del progresso e della fede umani.

Ma ogni avvenimento va studia­to nel tempo in cui avvenne quel fatto e non giudicato con occhi del presente lontano a quei fatti. Sarebbe dare un giudizio di parte e antistorico. Solo, per tal via, lo storico può dirsi fedelmente “sto­rico” e non partigiano di una ide­ologia politica e di una asserzione sociale che poi sarebbe “asservi­mento”. Ma i “fatti” dell’uomo non sono gli “acta diurna” che, ri­peto, diventano “cronaca”, ma solo gli avvenimenti che fanno parte di quel progresso storico, etico scien­tifico, politico e religioso, che, nel­la Storia “epocale”, producono, al di là delle furiose “iconoclastie”, progresso e civiltà.

Mai irrazionalità di comporta­menti, anche se, a volte, partecipi della stessa vita irrazionale degli uomini.

La “Storia” come fonte di vita de­scritta nel tempo va avanti nel suo procedere, che è sempre umano; è come certa lava vulcanica che è sotto la terra per poi esplodere al momento fatale. Nella libertà e nel vero progresso. Ed è la Storia che Tito Livio diceva: non erra.

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