29 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 28 Gennaio 2022 alle 22:49:00

Cronaca News

La concessione per la tomba dell’ex sindaco

Carlo Di Donna, sindaco di Taranto tra il 1949 ed il 1950
Carlo Di Donna, sindaco di Taranto tra il 1949 ed il 1950

Documenti spa­riti dagli uffici del cimitero, un contratto con una firma sbiadita ed illeggibile e la concessione perpetua per una cappella gen­tilizia che rischia di saltare. Manca solo un elemento tipico dei romanzi gialli: la caccia al colpevole.

Sì, perchè Gianni, figlio dell’ex sindaco e primo capitano del Taranto Calcio, Carlo Di Don­na, è deciso a mettere da par­te tutti gli aspetti formali della burocrazia pur di trovare una soluzione.

La sua battaglia, infatti, inizia a novembre dello scorso anno a seguito di alcuni episodi di furto e danneggiamento nella cappella di famiglia, fatta co­struire da suo padre (scompar­so il 15 febbraio del 1980) oltre settant’anni fa. Non è la prima volta che la cappella viene presa di mira da ladri e vandali. Era già successo nel marzo del 2008 ma Gianni Di Donna non ha mai chiesto alcun risarcimento danni.

«Come negli episodi preceden­ti, anche a novembre volevo solo che fosse messo a verba­le quanto accaduto. Per questo sono andato negli uffici del ci­mitero San Brunone per chie­dere il fascicolo relativo alla cappella gentilizia di famiglia ma i documenti erano spariti. Sono quindi andato all’archivio storico dove ho trovato il docu­mento relativo alla costruzione ed alla perpetuità di quella cap­pella ma la firma posta in calce al documento è apparsa sbiadita ed illeggibile e quindi formal­mente non accoglibile. Mi è stato consegnato un modulo per chiedere il rinnovo della con­cessione ma quella cappella era perpetua, mio padre – aggiunge Gianni – deve restare lì per sem­pre. Se non si riuscisse a trova­re una soluzione sarei costretto a spostare i resti di mio padre nell’ossario comunale. In caso contrario i miei figli, nel 2047, sarebbero chiamati a sborsare qualche decina di migliaia di euro per rinnovare la concessio­ne. Mio padre, Carlo Di Donna, meritava lo stesso trattamen­to riservato ad altri sindaci: la concessione perpetua per la tomba».

Durante la lotta partigiana, Carlo Di Donna tornò in Puglia. «Lui si trovava alla stazione di Foggia quando i bombarda­menti colpirono la città dauna – spiega Gianni – Fu in quel mo­mento che si imbattè negli occhi impauriti di una bambina che aveva smarrito i genitori. Mio padre se la caricò sulle spalle e la portò a piedi da Foggia a Bari prima di affidarla a persone in grado di darle assistenza».

Dopo la Liberazione Di Don­na approdò a Palazzo di Città accanto al sindaco comunista Odoardo Voccoli. Si occupò a lungo di Economia e Finanze. «Ricevette la Medaglia d’Oro della Lega dei Comuni per aver chiuso il bilancio in pareggio» ricorda suo figlio. Fu sindaco per quindici mesi, a cavallo tra il 1949 ed il 1950. «Durante quel periodo diede avvio ai la­vori per la realizzazione della fontana di piazza Ebalia, valo­rizzò viale Venezia (poi ribat­tezzata viale Magna Grecia) e puntò con decisione sullo svi­luppo turistico, immaginando il Lungomare che partiva dal Bor­go per arrivare sino a San Vito.

Ma i tarantini ricordano Carlo Di Donna anche per i suoi tra­scorsi calcistici. «Ha fatto tutta la trafila delle giovanili nella Pro Italia per poi esordire in prima squadra nel 1922. Nel­la stagione 1925-1926, quindi, la chiamata dell’Alba Audace Roma (l’attuale A.S. Roma) per giocare nella massima serie». Nel frattempo in riva allo Jonio si lavora alla fusione tra l’Auda­cia e la Pro Italia. Un discorso concretizzatosi l’11 luglio 1927. «A quel punto mio padre, non riuscendo a resistere al richia­mo della sua città, tornò a Ta­ranto per disputare in maglia rossoblù il campionato di Prima Divisione Sud girone D, l’attua­le serie B, divenendo ad appena 21 anni, il primo capitano del Taranto». Terzino elegante e tecnico, Carlo Di Donna fu co­stretto al ritiro dopo un brutto infortunio rimediato nella par­tita contro il Palermo.

«Il mio auspicio è quello di ri­solvere la situazione relativa alla concessione della cappella di mio padre in modo bonario e senza aprire contenziosi da­vanti al Tar – conclude Gianni Di Donna – Una soluzione, a mio avviso, ci sarebbe: baste­rebbe aggiungere alla delibera specifica che per tutti i sindaci le concessioni cimiteriali sono perpetue. Mentre tutte le spese per funerali, tombe e cappelle sono a carico delle famiglie».

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