Cronaca News

Tempesta di polvere, presentato l’esposto

Il sindaco Melucci e tutti gli assessori chiedono alla Procura di fare chiarezza su quanto è avvenuto nel pomeriggio di sabato in città

Le nuvole di polveri rosse avvolgono Taranto
Le nuvole di polveri rosse avvolgono Taranto

L’esposto presentato dal Comune; l’inchiesta già aperta dalla ma­gistratura che ha delegato al Noe, il Nu­cleo operativo ecologico dei Carabinieri, i necessari accertamenti; la rabbia delle associazioni. La tempesta di polvere ros­sa che sabato ha investito Taranto fa san­guinare la mai chiusa ferita della proble­matica ambientale nella “città dell’Ilva”. È stato depositato ieri, martedì, in Procu­ra un esposto a firma del sindaco Rinal­do Melucci e di tutti gli assessori, con il quale l’amministrazione comunale chie­de all’autorità giudiziaria di fare chia­rezza su quanto accaduto sabato scorso. Nello specifico, si richiede che vengano verificate le fonti emissive delle polveri, verosimilmente provenienti dall’area in­dustriale ex Ilva, sollevate dalla tempe­sta che si è abbattuta su tutto il territorio cittadino. Si richiede, inoltre, che venga accertata l’avvenuta attuazione di tutte le prescrizioni e delle procedure previste dalle norme in materia ambientale, in­dividuando nel caso chiunque risulti re­sponsabile della eventuale commissione di condotte illecite e dei danni occorsi alla salute dei cittadini e al territorio. «Il fronte cittadino è compatto – le parole del sindaco Rinaldo Melucci –, andiamo avanti tutti insieme per affermare il prin­cipio assoluto della tutela della salute».

La giornata del 4 luglio scorso, quindi, potrebbe segnare uno spartiacque. L’in­dagine già aperta è coordinata dai ma­gistrati della sezione Ambiente della Procura ionica che hanno assegnato al Noe la delega agli accertamenti. “Anche se limitato per un’ora, dalle 15 alle 16 di sabato pomeriggio a causa della tromba d’aria alla quale è seguita la pioggia, il fenomeno delle polveri dal siderurgico di Taranto e il conseguente superamento dei valori soglia di PM10 nel rione Tam­buri, è stato rilevante. In un caso soprat­tutto” hanno dichiarato all’agenzia Agi fonti vicine ad Arpa Puglia Le polveri si sono abbattute sull’area urbana vicina all’ex Ilva, compreso anche il quartiere Paolo VI. Alessandro Marescotti, porta­voce dell’associazione ambientalista Pe­acelink, dichiara che “i picchi di polveri del siderurgico sono arrivati anche sul ri­one Paolo VI perché il vento ha fatto una virata nel giro di mezz’ora. Prima è stato colpito il quartiere Paolo VI e a seguire il rione Tamburi”.

Fondamentale sarà il report preparato dalla stessa Arpa Puglia, mentre proprio Peacelink ha scritto una lettera al mi­nistro dell’Ambiente, Sergio Costa: “Su Taranto si è abbattuta una veloce tromba d’aria che è passata sull’Ilva sollevando prima una grande nuvola di polvere rossa e poi altre ancora. Sembrava impossibile che potesse accadere, una volta coperti i parchi minerali, ma è accaduto. E questo dimostra che la copertura dei parchi mi­nerali non è ancora risolutiva. Le chie­diamo di darci una risposta, avviando un’indagine conoscitiva sulle ragioni di quanto è successo. Stiamo raccogliendo e catalogando tutto il materiale di docu­mentazione. Tanti testimoni hanno foto­grafato e filmato. Da questo momento in poi non potrete più dire, come è stato fatto fino a ora, che è risolto il problema delle polveri a Taranto e che l’emergenza dei Wind Day è un ricordo del passato. No, signor Ministro, il problema c’è ancora e le metteremo a disposizione tutta la do­cumentazione per smentire l’ottimismo di una narrazione che confligge con la realtà. E la realtà è – lo controlli lei stes­so – che ben sei parchi secondari – colmi di polveri industriali – non sono stati co­perti. Vari chilometri di nastri trasporta­tori sono scoperti, e quelli coperti sono intasati di polveri che non defluiscono. E invece di invocare la celerità, voi state concedendo proroghe e deroghe alle pre­scrizioni dell’AIA (autorizzazione inte­grata ambientale).

Viene meno la certez­za delle norme. ArcelorMittal ha chiesto di non coprire i parchi secondari, quelli che in cui si sono originate le nuvole di polvere, e comunque tutto si posticipe­rà al 2023 o dopo ancora, visto che sie­te ben disposti a concedere altro tempo purché la multinazionale non vada via. E intanto i cambiamenti climatici stanno rendendo sempre più frequenti gli eventi estremi che possono abbattersi sull’Ilva causando gravi problemi. La prossima volta cosa direte? Quale giustificazione troverete? In questi anni non abbiamo conosciuto a Taranto un governo che stesse dalla parte dei cittadini. Anzi, chi inquinava ha potuto farlo a norma di leg­ge perché quelle prescrizioni inflessibi­li dell’AIA – che al tempo del sequestro dell’area a caldo dovevano essere esegui­te nei più brevi tempi tecnicamente pos­sibili pena multe e fermo degli impianti – adesso sono diventate una caricatura della legge. Nulla è più certo. I tempi del­la messa a norma sono diventati flessibili al punto da non essere più credibili. Sono una burla, non avete erogato neppure una sanzione. Persino gli scarichi in mare di altiforni e cokerie, che dovevano essere messi a norma entro la fine di giugno 2020, oggi continuano a finire in mare senza essere trattati come le prescrizioni autorizzative richiedevano. Il tutto con la vostra provvidenziale proroga ministe­riale”. L’associazione ricorda che “lo Sta­to Italiano sull’Ilva è stato condannato a Strasburgo per la violazione dei diritti umani dalla Cedu, la Corte Europea dei Diritti Umani; ma lo Stato non sembra aver adottato un ravvedimento operoso” e annuncia la costituzione di un Comita­to Cittadino “che incalzerà costantemen­te il Suo ministero. E da lei attenderemo le risposte dello Stato”. Nella giornata di ieri una delegazione del gruppo Tamburi Combattenti ha manifestato sotto Palaz­zo di Città.

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