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Arcelor chiede nuova “cassa”

Dal 3 agosto per tredici settimane, “visto il drastico calo registrato dei volumi”

Arcelor Mittal
Arcelor Mittal

Nuovo ricorso alla Cassa integrazione ordinaria per ArcelorMittal nel sito di Taranto a partire al 3 agosto per 13 set­timane. La richiesta arrivata ai sindacati territoriali, Fim Fiom, Uilm, Ugl e Usb spiega infatti come “nonostante gli sforzi pro­fusi per reperire nuove ed alter­native occasioni di lavoro, tutt’o­ra in corso” e “visto il drastico calo registrato in questi mesi dei volumi e di conseguenza delle attività produttive” causa Coro­navirus l’azienda deve “procede­re ad una riduzione della propria attività produttiva”.

Per questo, si legge, la Cigo par­tirà “a decorrere dal giorno 3 agosto 2020 e per un periodo presumibile di n. 13 settimane, e potrà interessare fino ad un mas­simo di circa n. 8.152 dipendenti, distinti tra quadri, impiegati ed operai che, alla data della presen­te costituiscono l’intero organico aziendale al netto della struttura dirigenziale”. L’azienda dunque , “trattandosi di un evento oggetti­vamente non evitabile”, fissa per il 13 luglio prossimo l’incontro con i sindacati per procedere alla consultazione.

“Stiamo avendo molte difficoltà nel ricevere da ArcelorMittal i documenti che attestano quando e come sono stati fatti gli inter­venti di manutenzione degli im­pianti. Sono carte essenziali per capire se gli interventi previsti sono stati fatti o meno, quando e in che modo”. Lo apprende l’a­genzia Agi da fonti vicine al dos­sier ArcelorMittal relativamente all’ispezione in fabbrica che, su decisione di Ilva in amministra­zione straordinaria, che rappre­senta la proprietà, un nucleo di 15 tecnici ha effettuato nello stabilimento di Taranto a partire dall’8 giugno scorso. L’ispezione ha riguardato tutti gli impianti. Ai sopralluoghi, deve far seguito un report finale degli ispettori da rimettere a Ilva in as. “La rela­zione ci sarà a breve – annuncia­no le fonti – ma rischia di essere una relazione monca, incompleta, perché ad oggi ArcelorMittal non ci ha trasmesso ancora i docu­menti che abbiamo chiesto per completare il quadro. Quello che emerge, è una fabbrica dove molti impianti sono fermi”. Ilva in as ha deciso di effettuare l’ispezione a fine maggio, quando i sindacati, recandosi dal prefetto di Taran­to, hanno denunciato una serie di carenze, parlando di “fabbrica allo sbando” e di “manutenzioni assenti”. Dopo aver ascoltato i sindacalisti, il prefetto Demetrio Martino ha scritto sia ai commis­sari di Ilva in amministrazione straordinaria, che al custode giu­diziario dell’area a caldo (che dal 26 luglio 2012 è sotto sequestro, ma il gestore ArcelorMittal ha la facoltà d’uso), Barbara Valenza­no, chiedendo accertamenti. È da qui è partita la decisione di Ilva in as di fare una ispezione nel si­derurgico. Inizialmente program­mata per il 1 giugno, l’ispezione è poi cominciata l’8 giugno perché per la prima data ArcelorMittal disse che era indisponibile, con gli uffici di direzione chiusi per il ponte festivo del 2 giugno. Su questo slittamento, c’è stata anche una polemica, tra i commissari Ilva che hanno protestato per non aver avuto accesso in fabbrica l’1 giugno malgrado il preavviso dato ad ArcelorMittal e quest’ul­tima che ha risposto dicendo che i commissari erano stati tempe­stivamente informati, e anche più volte, che l’ispezione l’1 giugno non poteva cominciare perché a ridosso della festa nazionale del 2 giugno. Ad intervenire sul caso Ilva è anche l’Usb: “Sosteniamo a condividiamo la posizione as­sunta nei confronti della grande industria nella riunione notturna, tenuta qualche giorno fa, tra il sin­daco di Taranto Melucci, il Presi­dente della Provincia di Taranto, i Sindaci dei Comuni dell’Area di Crisi Complessa di Taranto, il Presidente della Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, il Presidente della Camera di Commercio di Taranto e la Task Force allestita dall’ente camerale. Ormai evidente l’ impossibilità di intavolare un dialogo costruttivo con l’attuale gestore dello sta­bilimento Arcelor Mittal, come anche la necessità di chiudere un tale sito industriale. Doverosa l’inchiesta sui fatti accaduti nel pomeriggio di sabato, quando per il maltempo la polvere ferrosa della fabbrica è stata portata nel rione Tamburi, investendo e rico­prendo strade e abitazioni. Con­dizioni di lavoro inaccettabili per coloro che svolgono la propria at­tività nell’acciaieria, e condizioni di vita tutt’altro che dignitose per i cittadini.

Per questo malato sistema indu­striale in troppi hanno già perso la vita, ma anche la dignità che dovrebbe essere garantita attra­verso un lavoro certo e sicuro.

Per tutte queste ragioni, il Go­verno deve assolutamente smet­tere di rincorrere i capricci del­la multinazionale, ed ascoltare la cittadinanza, come accade in ogni Paese democratico. Si deve assolutamente porre fine ad un periodo caratterizzato da assoluta mancanza di rispetto per i diritti basilari di lavoratori e cittadini” dice il coordinatore provinciale Franco Rizzo.

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