Cronaca News

Giornalismo tarantino in lutto: la scomparsa di Paolo Aquaro

Paolo Aquaro
Paolo Aquaro

Giornalista fino all’ultimo giorno del suo viaggio terreno. Fino a mercoledì pomeriggio Paolo Aquaro ha lavorato per chiudere il numero di questa settimana di Puglia Press e per programmare il magazine di quella successiva, concordando i pezzi con i suoi collaboratori, fra un consiglio, uno scambio di battute e di saluti: “Ci sentiamo in questi giorni”. Ma ieri mattina non si è più svegliato. Il suo cuore ha smesso di battere mentre dormiva.

Avrebbe compiuto 83 anni il 29 luglio prossimo. Da una ventina d’anni era in pensione ma soltanto formalmente perché per Paolo il giornalismo non era un lavoro ma soprattutto uno stile di vita. Caposervizio a Quotidiano, dopo essere stato per diversi anni redattore alla Gazzetta del Mezzogiorno e al Corriere del Giorno, oltre che corrispondente Ansa per diversi anni, è stato anche direttore della storica testata tarantina La Voce del Popolo, di Martina Sera, primo quotidiano martinese con uscita pomeridiana, garante del lettore per Puglia Press e fino a qualche anno fa presidente del Consiglio di disciplina dell’Ordine dei Giornalisti di Puglia. Un Maestro con la emme maiuscola per generazioni di giornalisti e per tanti giovani che si sono avvicinati al mondo del giornalismo. C’è chi non è mai riuscito a dargli del tu ma si è sempre rivolto col Lei di rispetto per la stima e la considerazione che nutriva per lui. Un esempio di grande passione e soprattutto di alto livello di professionalità e di etica per l’intera categoria. Il senso dell’umorismo era una delle sue armi migliori soprattutto quando voleva dire qualcosa di poco simpatico a qualcuno. Perché Paolo non era certo uno che le mandava a dire.

E’ riuscito a conservarlo anche nei momenti più sofferti della sua vita, quando il destino ha riservato a lui, a sua moglie Franca e a Peppe (giornalista del Corriere della Sera) il dolore di perdere il figlio maggiore, Angelo, vicedirettore di Repubblica, ad appena 54 anni, l’11 aprile dello scorso anno. Colleghi, martinesi e non, hanno tanti aneddoti da raccontare. Qualche tempo fa ha detto ad una collega: “Noi, in fondo, abbiamo vissuto bene, per il solo fatto di aver potuto fare il lavoro che amiamo e che ci ha dato anche delle gratificazioni”. Paolo era grato alla vita malgrado i dispiaceri che gli aveva riservato, la morte prematura del fratello Roberto, anche lui giornalista, prima ancora del figlio ora raggiunto in Cielo. Chissà come vorrebbe essere ricordato. Gli piaceva sorprendere il lettore, spiazzare i colleghi con i suoi titoli ad effetto. E ieri mattina ha davvero spiazzato tutti, colleghi e concittadini, quando è piombata come un fulmine a ciel sereno la notizia della sua morte improvvisa. L’ultimo saluto questa mattina alle 10,30 nella Basilica di San Martino nella sua amata Martina Franca, ancora incredula di fronte alla notizia della morte del suo decano dei giornalisti.

Annalisa Latartara

Un vero punto di riferimento

Ci sono persone che sanno essere dei punti di riferimento. Paolo Aquaro era una di queste. Forte della sua cultura e del suo amore per la cultura, sapeva sprigionare un’autorevolezza nel suo essere giornalista che aveva pochi eguali. Penna graffiante ed elegante, sapeva fare polemica e, soprattutto, sapeva gestire la polemica giornalistica senza tracimare in certa chiassosa volgarità che oggi sembra andare per la maggiore.

Paolo era persona amabile, nonostante a volte mostrasse qualche sanguigna spigolosità. Nell’ultimo anno aveva sofferto molto, moltissimo. La perdita del figlio Angelo, vicedirettore di Repubblica, lo aveva segnato profondamente. Proprio in quella triste circostanza venne a trovarci in redazione per ringraziarci dello spazio che avevamo dedicato sul giornale al ricordo di quel figlio così amato e così tremendamente perduto. Sarebbe banale definire Paolo un giornalista di razza, si rischierebbe di scivolare nella banalità. E allora val la pena ricordare un episodio lontano per far capire di quale tempra fosse Paolo. Molti anni fa un giovane cronista pose una domanda all’allora sindaco della città. Era una conferenza stampa, il sindaco era accompagnato dalla sua personalissima claque. Quella domanda non fu particolarmente gradita e quel primo cittadino inveì verbalmente contro quel giovane cronista. Paolo Aquaro non ebbe esitazione alcuna: con tutta la sua fermezza e la sua autorevolezza prese le difese del suo giovane collega e mise a zittire sindaco e tifosi. Ecco, questo significa essere punto di riferimento. Paolo Aquaro lo era per davvero.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche