02 Dicembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 02 Dicembre 2020 alle 19:14:04

Cultura News

Non lasciamoci cannibalizzare la casa dallo smartworking

Smartworking
Smartworking

Spazio fisico,sede delle relazioni fami­liari e economiche,la casa è ben espres­sa dal termine greco òikos, che indica appunto insieme e famiglia, l’abitazione e le persone, che vi abitano, legate da relazioni parentali, affettive e emotive. Per Martin Heidegger l’abitare (come il costruire) esprime l’egemonia dell’uomo sul mondo. L’etimologia della parola abi­tare significa tenere e avere: è legato al possesso di uno spazio o al controllo di un territorio.

In seguito òikos è venuto assumendo il significato specifico di organizzazione produttiva del territorio, finalizzato al sostentamento di una comunità. La casa-fattoria per lungo tempo ha rappresenta­to il modello economico perfetto, garan­tendo piena autonomia e protezione sotto un sistema gerarchico e autoritario.

Lo ha spiegato Max Weber come nel­la modernità l’attitvità d’impresa si di­stingue dall’economia domestica: il lavoro esce di casa. L’abitazione dome­stica cambia volto, chiudendosi verso l’esterno,facendosi quasi inaccessibile. Tanto anonima fuori,tanto curata e con­fortevole dentro.In seguito non manche­ranno i rilievi critici e soprattutto l’ama­ro commento di Robert Puntman secondo il quale con l’ingresso della donna nel mondo del lavoro si verifica un forte in­debolimento dei legami sociali.

In tempi di crollo di certezze e di crisi esistenziali, pur divenendo sempre un’a­bitazione informale che esprime la per­sonalità di chi la vive ed escludendo altre convivenze, la casa favorisce la tendenza a isolarsi, a chiudersi nel privato a co­struirsi uno spazio di sicurezza non tanto fisica quanto e soprattutto psicologica.

Attualmente tende ad uscire dall’isola­mento e ad aprirsi all’esterno, l’abitazio­ne domestica entra a far parte di una rete di relazioni sociali con tanti fram­menti che l’archiettetura tende a ricucire.

Resta tuttavia rocca forte della libertà personale, punto di partenza di nuove relazioni sociali, questa volta non più fa­miliari: si ricercano legami deboli con altri .

Il digitale oggi, in emergenza pandemi­ca, la sta invadendo : l’attenzione degli individui si focalizza non più sulla casa con i suoi oggetti ( che sono le impronte del nostro abitare, come ha mirabilmen­te raccontato Walter Benjamin) e la sua eleganza, ma sulla mera funzione comu­nicativa.

Si profila una casa-Facebook,spazio vir­tuale di esposizione di sé e di condivisio­ne di esperienze personali.

Si confonde il privato con il pubblico.E la nostra vita diviene sempre più incom­prensibile.

L’abitare, se recupera la sua vocazione premoderna di relazioni con l’esterno e di luogo di lavoro,finisce nelle rapide dell’ansiosa ricerca di esser-ci e di realiz­zarsi compulsivamente. Oggi si lavora – vorrebbero che si lavorasse !- ovunque, il lavoro è incorporato nel computer e, per i più bravi, anche nello smartphone che si ha nella borsa o in tasca.

Ciò che conta è captare il segnale con cui connettersi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche