22 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 22 Gennaio 2022 alle 09:50:00

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La tecnologia non salva dall’ignoranza

Nella società di oggi sotto il profilo pedagogico la parola chiave è “consapevolezza”

Tecnologia per la conoscenza
Tecnologia per la conoscenza

Negli ultimi vent’anni profondo è stato il cambiamento nel modo di comunicare, di relazionarsi,di lavorare. L’innovazione tecnolo­gica ha non soltanto introdot­to strumenti più efficienti per il nostro lavoro e per la vita di tutti i giorni,ma anche prodotto delle profonde trasformazioni sociali e velocemente cambia­to molti connotati culturali. La mediasfera digitale oggi sta sempre cessando di esser un insieme di territori mediatici separati, dalla carta all’etere, e si sta componendo in un ecosi­stema integrato che penetra in ogni recondito ambito della vita quotidiana,generando senso e in­dirizzando decisioni. I media e le conoscenze formano ormai un intreccio nel quale ci si perde o ci si ritrova: la struttura mutante dei primi influenza le seconde. E viceversa. Si può soffocare per eccesso di dati (information overload), come per mancanza di accesso alle informazioni. La conoscenza era un insieme di contenuti, un sistema, un modo di rispondere alle domande: que­ste proprietà della conoscen­za erano anche le proprietà del mezzo (carta, libro, biblioteche) che consentiva l’accesso;ora la conoscenza sta assorbendo le proprietà della Rete. Anzi, è la stessa Rete il medium della conoscenza: può crescere sen­za limiti di dimensioni,perché non dobbiamo fare posto a una nuova informazione togliendo una precedente,come avviene negli scaffali delle biblioteche; ora tutte le conoscenze possono essere linkate tra loro. Il che si­gnifica che non solo si pubblica ogni dato e qualunque idea,ma ciascun elemento è collegato a molti altri in reti di discussioni e di commenti.La conoscenza allora non è più un percorso li­neare di domande e risposte,ma diventa una complessa galassia di link che inducono alla tenta­zione di cliccare in ogni direzio­ne per non fermarsi mai. Siamo sempre in Rete: la Rete include o esclude.

Conseguentemente, il tempo ha acquistato aspetti nuovi quanto a velocità e fruibilità. Si prefigura­no orizzonti fino a poco fa impen­sabili: l’e-commerce, l’editoria crowdsourcing, il self publishing sono le tre forme che un editore a tutti gli effetti, come Amazon, sta ampiamente sviluppando. I giovani del futuro avranno op­portunità che oggi non riusciamo a immaginare, strumenti di cui si serviranno che avranno poco a che fare con quelli che oggi ci sono familiari:la loro stessa intelligenza,plasmata dal nuovo ambiente nel quale vivranno, se­guirà vie che non siamo in grado di prevedere.

Il che se, per un verso, fa tra­secolare di stupore, per un altro,genera ansia.

Alcuni si entusiasmano per le innumerevoli possibilità che questo cambiamento epocale comporta;altri invece evocano scenari apocalittici.

Poco meno di seicento anni fa, il libro stampato,sotto forma di ingombranti incunaboli, aveva anch’esso suscitato,in una socie­tà fortemente ancorata ad una cultura manoscritta, altrettanti entusiasmi e timori.

A Venezia, città che aveva inten­samente vissuto la nascita e gli sviluppi dell’ars typographica, aveva provocato forti contrasti. In una Venezia dei primi anni ‘70 del ‘400 dove si sta diffon­dendo impetuosamente il nuovo e lucroso business della vendita dei volumi stampati

(Naturalis Historia di Plinio e Epistolae ad familiares di Cice­rone), c’è chi non esulta,chi non saluta nell’invenzione di Gu­tenberg (la Bibbia mazzariniana è del 1455 !) la svolta capace di cambiare il corso della civiltà occidentale: «Il mondo è anda­to avanti benissimo per seimila anni senza la stampa, e non c’è alcun motivo perché le cose deb­bano cambiare adesso». Così si esprimeva il domenicano Filippo da Strada,predicatore e copista, uno fra i più fieri oppositori del­le nuove tecnologie di stampa da poco introdotte da Johannes Gu­tenberg. A tale frate dobbiamo il famoso e feroce giudizio: «Est virgo hec [sic] penna,meritrix est stampificata» .

Ora, se non si deve incorrere nell’errore (commesso da fra’ Filippo) di rifiutare l’odierna tec­nologia, non si può, d’altra par­te, accettarla come ineluttabile fatalità,e neanche soccombere alle sue derive.

Si tratta piuttosto di considerarla come una straordinaria opportu­nità suggerendo un cortocircuito fra momenti poco contigui.

L’obbiettivo ragionevole, ma an­che fecondo, è mediare fra terri­tori distanti.

Sotto il profilo pedagogico, la parola-chiave è consapevolezza perché nessuna tecnologia può salvare dall’ignoranza e dalla manipolazione chi non si rende conto di come funziona l’am­biente nel quale vive. Si pro­fila all’orizzonte un’alternativa chiarissima:o miglioriamo le nostre capacità o rimarremo di­sorientati. Da qui l’urgenza di una nuova alfabetizzazione che prelude ad una riflessione su noi stessi, sfidando le nostre capacità cognitive.

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