20 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Settembre 2021 alle 22:57:00

Cronaca News

Lo Svimez promuove Taranto

«Nel mezzogiorno i motori per la crescita del Paese»

Il porto di Taranto
Il porto di Taranto

Il Piano del Sud proposto dal Governo ed in par­ticolare dal Ministro Provenzano non è adeguato. Non risponde alla necessità di un progetto strategi­co per il Mezzogiorno che abbia un quadro ed una vision soste­nibile e la necessità di strumenti operativi capaci di indirizzare la spesa pubblica e gli investimenti privati. E’ il pensiero condiviso dai relatori intervenuti al semina­rio webinar “Il Mezzogiorno nel­lo Sviluppo del Paese”, promosso dall’Autorità di Bacino Distret­tuale dell’Appenino Meridionale su iniziativa del Comitato Civico CammiNaTA, insieme con l’A­rea Metropolitana di Napoli, da Cgil, Cisl, Uil Taranto.

“In questo momento il Mezzo­giorno è la risorsa fondamentale per il Paese purché ci si investa e lo si sappia interpretare. Se si guardano i numeri, ci accorgia­mo che il Sud e il Paese nel suo complesso hanno perso la terza guerra mondiale rispetto agli al­tri Paesi europei – lo dice Adria­no Giannola, Presidente Svimez – L’istituto che presiedo ha pro­posto un Piano per l’Italia al Mi­nistro Provenzano che con poche operazioni può rimettere in moto il Paese e invertire la marcia, as­sestare e recuperare – prosegue Giannola. Abbiamo individuato quattro poli, quattro realtà nuove, le aree ZES: Bari, Taranto, Napo­li e Gioia Tauro. I quattro miglio­ri porti del Mediterraneo sono in queste città. Un quadrilatero che è il Mezzogiorno continentale. Se si mettono in moto questi 4 mo­tori collegandoli all’agricoltura e governando le aree di retro porto si aiuta il Paese a crescere. C’è bi­sogno di burocrazia zero e zone doganali intercluse per esempio. Non servono investimenti ma oc­corre renderle attrattive. Adriano Giannola nel corso del suo inter­vento cita più volte il lavoro di Vera Corbelli come esempio di buone pratiche parlando di aree vaste e di filiere territoriali – lo­gistiche che se connesse diventa­no sistemi e crescita economica del Paese.

“Il fatto che l’Europa abbia chie­sto scusa all’Italia e poi abbia concesso risorse economiche con precise condizionalità – spiega Giannola – nasce da una rifles­sione strategica ed opportunisti­ca: l’Italia e il Mezzogiorno sono il baricentro del Mediterraneo. Si tratta di un mare strategico, il più trafficato del mondo. L’Italia è un ospite in quel mare e lo è anche la Germania. Dunque perdere la frontiera sud dell’Europa signi­fica la fine dell’Unione Europea. Ecco dunque che oggi ci sono le condizioni affinché il Mezzogior­no possa essere rilanciato. Non è per bontà questa corsa per salvare l’Italia, ma c’è l’interesse comune perché il Mediterraneo è cruciale Facciamo una operazione verità: per 15 anni c’è stata intollerabile gestione delle risorse nel Paese. Ogni anno circa 60 miliardi di euro non vanno al sud ma al nord in barba alle leggi e gli Stati Ge­nerali non hanno fatto emergere questa cosa. L’aiuto dell’Europa oggi è fondamentale. Per la prima volta l’Europa ha capito il signifi­cato euro – mediterraneo”

Il Distretto dell’Appenino Meri­dionale, guidato da Vera Corbelli, ha stilato un “Piano per il gover­no e della gestione delle risorse acqua e suolo e del sistema terri­toriale ed infrastrutturale connes­so”, quale significativo contributo al rilancio della “macro regione del Mezzogiorno” nel contesto del Bacino del Mediterraneo.

“Abbiamo presentato la nostra proposta per il piano per il Mez­zogiorno al Ministro Provenzano ma ad oggi non se ne vedono gli effetti “, ha detto Vera Corbelli, Segretario del Distretto dell’Ap­penino Meridionale e Commis­sario Straordinario per la boni­fica di Taranto. Il Mezzogiorno è spesso oggetto di slogan e di annunci, per noi è stato un luogo dove far emergere le eccellenze. La bonifica in corso a Taranto ci ha consentito di operare per diventare modello innovativo e best practices. Le attività di ri­generazione ambientale oggi in corso sull’Area Vasta di Taranto rappresentano un modello da ap­plicare in altri luoghi con criticità ambientali simili, così come sta accadendo per Bagnoli, in Cam­pania. In 5 anni di attività a Ta­ranto abbiamo fatto un percorso innovativo unico, sia dal punto di vista amministrativo burocratico che dal punto di vista dei processi scientifici e metodologici adotta­ti. Taranto può e deve essere pro­tagonista di un’azione di rilancio del Mezzogiorno e dell’intero Pa­ese. Tale attività passa anche per un altro patrimonio del territorio: la risorsa acqua. Un patrimonio sul quale noi già stiamo inve­stendo con la pianificazione stru­menti a livello europeo nazionale ed europeo. L’area del Distretto dell’Appennino Meridionale che si configura con una sua dimen­sione fisiografica, – prosegue Vera Corbelli – rappresentando nel contempo uno scenario sul quale impostare una strategia attiva e partecipata del governo del sistema territoriale-ambien­tale, quale volano per l’avvio di processi economici e sociali di estremo rilievo nell’attuale con­giuntura economica, concorren­do all’attivazione di dinamiche di crescita i cui riverberi positivi possono ricadere sui tessuti so­cio-economici del Mezzogiorno e del Paese. Ad oggi, nel conte­sto nazionale ed internazionale, “processi e percorsi integrati” configurati in una visione olisti­ca, come quella ipotizzata, sono stati sviluppati e in corso di re­alizzazione in ristrette aree o per singole tematiche che hanno dato e stanno fornendo riscon­tri particolarmente positivi. La stessa Autorità ha in corso azioni così strutturate in aree pilota ed in contesti altamente complessi, con ritorni tecnico-operativi-gestionali di alta significatività, come è il caso del laboratorio in scala reale Taranto”. Si tratta di temi sui quali opera e lavora l’As­sociazione CamminaTa, promo­trice del seminario e impegnata per il rilancio del Mezzogiorno. “Le leggi operanti in materia di pianificazione, intesi come sin­tesi di urbanistica e economia, sono spesso poco aderenti alle complesse realtà territoriali e alle loro necessità di sviluppo socio-economico. La prima legge risa­le al 1942 – spiega Terenzio Lo Martire, Presidente CammiNaTa – e tutte quelle che sono succe­dute non hanno mai perso le ra­dici dello standard urbanistico, che se andava bene nel periodo della ricostruzione post bellica oggi purtroppo non va più bene. Purtroppo se è necessario parlare di infrastrutture “nazionali” è al­trettanto evidente che la domanda da porsi è se queste infrastrutture sono realmente importanti per lo sviluppo strategico , o forse è il caso di cominciare a parlare di aree strategiche per le quali le armature rappresentano lo sche­letro di supporto ? Forse è il caso di cominciare a pensare lo svi­luppo come un sistema organico e funzionalmente gerarchizzato”.

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