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Eraclide, il nome dei tarantini

Significa “Figlio di Eracle”, che era il protettore della città magnogreca

Un frammento del ricettario di Eraclide
Un frammento del ricettario di Eraclide

Quale era il nome più diffuso tra i tarentini magno­greci, che si vantavano di essere discendenti di Eracle, l’eroe na­zionale delle popolazioni doriche?

Eraclide, ovviamente, cioè figlio di Eracle. Ed Eracle era il nume protettore della città, come oggi può essere san Cataldo.

A Taranto la sua statua in bronzo, opera di Lisippo, era di dimensio­ni colossali, come l’altra di Zeus, che si trovava nell’agorà nei pressi di via D’Aquino, e che misurava 40 cubiti, cioè 18 metri. L’eroe vi era rappresentato, come lo de­scrive Gemino in un epigramma , senza la clava , seduto e triste, immerso in fantasie amorose. Per dare un’idea delle dimensioni del­la statua di Eracle, nella sala di ingresso del Museo di Taranto è stata riprodotto in scala reale un modello in plastica della sola te­sta.

Ovviamente noi non abbiamo l’elenco di tutti quelli che si sono chiamati Eraclide, Aristosseno o Archita. Si è conservato solo il nome di quelli famosi o di colo­ro che hanno comunque lasciato traccia di sé nella storia.

Così abbiamo notizia di un Era­clide, matematico ed ingegnere militare, che fu amico di Archi­mede e suo biografo. Inventò la sambuca, una specie di laciamis­sili impiantato su due imbarcazioni affiancate; riuscì ad incendiare con macchine di sua invenzione, come narra lo storico militare Polieno, le navi dei Rodiani che muovevano contro Filippo di Ma­cedonia. A questo ingegnere si deve anche il rifacimento delle mura di Taranto su commissione di Annibale. Ancora oggi in via Murivetere si può trovare traccia del suo lavoro.

A chi osserva con attenzione la base della cinta muraria, non sfugge il disallineamento dei blocchi che testimonia come al primitivo impianto ne ven­ne sostituito un altro più largo. Via Murivetere, oltre a dare ac­cesso all’area archeologica con i resti delle mura, collega Corso Italia con via Emilia; rimossa da alcuni anni la targa con la indi­cazione stradale “Via Murivete­re” oggi l’accesso è impedito da una lunga catena e da un cartello che indica una proprietà privata. Sarebbe bene che il Comune e la Soprintendenza si adoperassero per ridare accessibilità ai luoghi.

Sappiamo di un altro Eraclide, attivo nella prima metà del se­condo secolo prima di Cristo, che fu banchiere a Delo e gestore dei depositi del santuario di Apol­lo; sposato con una siracusana, Myrallis, ebbe sette figli che gli vollero dedicare una statua eretta nello stesso santuario, opera di Polyanthes. Per chi volesse avere notizie più dettagliate su questi due personaggi può consultare gli atti del 44° convegno sulla Magna Grecia, svolto a Taranto nel 2004.

Ma l’Eraclide più famoso, che ci teneva a farsi chiamare e si firma­va Eraclide tarentino, è vissuto in epoca romana, ne 1° secolo avanti Cristo.Era un medico di scuola empirica, particolarmente versato nella farmaceutica, sappiamo dal­le citazioni di Galeno, vissuto due secoli dopo, che scrisse diversi trattati: Le Erbe, I Medicamenti, I Polsi, Commentario sugli Afo­rismi di Ippocrate, Commentario sull’Opera Omnia di Ippocrate, Commentario su Antiochide, Li­bro contro Alcidamente, Il Convi­vio (citato da Ateneo), Il Soldato.

Tutto è andato perduto, tranne una ricetta medica, inserita da Celso, il famoso medico romano , nel suo De Medicina. Si tratta di un composto da somministrare in pastiglie per calmare la tosse e l’insonnia ad essa conseguente. Come tale la proponiamo ai nostri farmacisti tarentini.

L’impasto era composto da: cro­co, cinnamomo, lacrime di papa­vero, castoreo, mirra, pepe lungo, costo, galbano. Per chi non com­prendesse qualche termine antico, ormai andato in disuso, spieghia­mo di cosa si trattava.

Il croco (Crocus sativus ) oltre allo zafferano, contenuto negli stimmi, fornisce un olio etereo, una volta usato in medicina come ipnotico e sedativo. Il cinnamomo è la cannella (Cinnamomum Zey­lanicum) che proveniva dall’isola di Ceylon, veniva usata soprat­tutto come correttivo di sapore dei medicamenti. Il castoreo era ricavato dai testicoli di castoro seccati e polverizzati, il terribi­le odore che emanava agiva alla stessa maniera dell’assa fetida, provocando per azione riflessa un beneficio in caso di convulsioni e crampi. Le lacrime di papavero (Papaver somniferum ) sono evi­dentemente pasticche di oppio, ottenuto da piante allora diffuse in gran parte dei paesi circum­mediterranei. La mirra ( Amyris Opobalsamum ) è un arbusto del­la famiglia delle terebintacee, che cresceva nelle regioni costiere del Mar Rosso, trasuda spontanea­mente dalle piante formando dei grumi di colore giallo, contiene un olio esseziale, resina e gom­ma; veniva usata per diminuire la secrezione bronchiale nei catarri cronici e nelle bronchiettasie, an­ticamente veniva bruciata come l’incenso nelle cerimonie religio­se. Il pepe lungo (Piper longum) è una varietà delle piperacee che cresce soprattutto a Timor e nelle Filippine.

Il costo, o herba costa, è un basso frutice, che cresceva in Arabia e Siria, la sua radice conteneva un succo fervente al gusto e di odore gratissimo, simile all’incenso.

Il galbano o gommo, altrimenti detto in antichità metopio o stago­nito, era una gomma ottenuta dal latice condensato di una ombrel­liera (Ferula galbaniflua) che si importava dalla Siria.

Come si può arguire dai compo­nenti era una ricetta valida e co­stosa, che ci fa capire anche per quale clientela lavorasse il nostro medico.

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