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“Il borghese gentiluomo”: l’arte come esigenza di vita

L’opera di Strauss ha inaugurato il 46° Festival della Valle d’Itria

L'opera “Il borghese gentiluomo” (foto Clarissa Lapolla)
L'opera “Il borghese gentiluomo” (foto Clarissa Lapolla)

MARTINA FRANCA – Baluar­do sicuro di cultura ma anche di vita che scorre in terra ionica, il Festival della Valle d’Itria ha resistito alla tempesta del Co­vid-19, accendendo le luci del suo palcoscenico martedì sera nell’atrio del Palazzo Ducale con la prima rappresentazione del Borghese Gentiluomo di Ri­chard Strauss. Una presenza, ma soprattutto un segno di ripresa e voglia di vivere con un pro­gramma rimodulato dal diretto­re artistico Alberto Triola e dal direttore musicale Fabio Luisi.

Il tema di questa 46ª edizione vede protagonista il mondo ba­rocco e il recupero della cultu­ra classica che torna sulla scena con due titoli di rara esecuzio­ne (come vuole la tradizione di questo Festival): Il borghese gentiluomo e Arianna a Nasso di Richard Strauss. L’idea del Festival è stata quella di presen­tare separatamente due opere che debuttarono insieme il 25 ottobre 1912 al Teatro di Corte di Stoccarda sotto le forme di un “bell’ermafrodito”, così infatti Strauss definì quel lavoro ibrido che accorpava il Borghese gen­tiluomo di Molière, ridotto in due atti da Hugo von Hofmann­stahl, con un’opera che sposa­va la commedia dell’arte con il dramma mitologico, l’Arianna a Nasso per complessive sei ore di spettacolo. Un’operazione che non funzionò e che costrinse Strauss a separare le due opere per restituire poi al pubblico un Borghese in tre atti con quelle turcherie nel finale che Molière aveva previsto e che l’Arianna aveva coperto.

L’edizione martinese è stata in forma semiscenica per la regia di Walter Pagliaro che ha idea­to, sulla nuova versione ritmica in italiano di Quirino Principe con Valeria Zaurino, un nuovo concept di rappresentazione in­centrando tutto lo spettacolo sul personaggio principale Mon­sieur Jourdain, un nuovo ricco diremmo oggi che si rende conto che la ricchezza non sta nel de­naro, ma nella cultura, i beni che si accumulano non hanno valore senza quell’afflato culturale a cui tutti tendiamo o dovremmo tendere per essere ogni giorno migliori. Per questo non fa altro che seguire lezioni ora di danza, ora di scherma, ora di musica, pur di acculturarsi e migliorarsi.

La mise en espace vede delle scene molto semplici che simbo­leggiano un’aula didattica in cui si svolgono le diverse lezioni.

Ridottissime le parti vocali affi­date a Vittorio Prato, Ana Vic­toria Pitts e Barbara Massaro che si innestano sui tre monolo­ghi per la voce recitante di Ste­fano Massini voce e coscienza dell’intero spettacolo.

Gli abiti turchi esposti nel finale sono sinonimo della scoperta di nuove culture restando funzio­nali ad appagare il desiderio di completare la propria. Essenzia­li le coreografie di Fabrizio Di Franco e Matilde Gherardi (pre­ziosa collaborazione con la Fon­dazione Nazionale della Danza e Aterballetto).

A guidare l’Orchestra del Tea­tro Petruzzelli di Bari, Michele Spotti che con la sua bacchetta decisa ha saputo rendere quello Strauss maturo, non più paladi­no della modernità ma convinto sostenitore di un nuovo orizzon­te estetico basato su di un neo­classicismo di notevole implica­zione romantica.

Questo borghese lascia una le­zione di vita, non si vive di solo pane avrebbe detto qualcuno, lo dice Jourdain nel borghese, lo diciamo noi oggi che nell’espe­rienza della quarantena ci siamo abbeverati di arte nelle sue dif­ferenti forme attraverso i social media. Fanno da corollario ben undici concerti in diversi luoghi della valle d’Itria passando an­che per l’atrio del Castello Ara­gonese di Taranto e concludersi poi con un concerto Omaggio a Martina Franca suddiviso in quattro tappe nei luoghi più sug­gestivi della cittadina barocca.

Quattro i cicli di concerti: Il canto degli ulivi, una serie di concerti in masseria, stasera 16 luglio presso la Masseria del Duca a Crispiano, il 20 alla Mas­seria Capece a Cisternino e il 23 alla Masseria Palesi. Il secondo ciclo Musica nel chiostro vedrà invece due rappresentazioni nel chiostro di S.Domenico a Mar­tina Franca il 17 e il 18 luglio.

Tre i concerti del ciclo a Palazzo Ducale: il 29 il concerto Baroc­co, il 30 il Recital di Belcanto e il 31 SeiNovecento da Monte­verdi a Poulenc.

Il 27 luglio l’Omaggio a Mar­tina Franca, concerto in 5 tap­pe tra il chiostro S.Domenico, la sala dell’Arcadia, il Villag­gio S.Agostino, la Chiesa di S.Domenico e la Basilica di S.Martino.

Tra i Concerti sul Mare spicca quello al Castello Aragonese di Taranto il 28 luglio che vedrà protagonisti Luca Salsi e Fran­cesco Meli con musiche di Ver­di, Skrjabin e Liszt.

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