24 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Gennaio 2021 alle 14:38:43

Cronaca News

«Amianto, sentenza apripista»

Un operatore scolastico riconosciuto “Vittima del Dovere”. Plauso di Contramianto

Tribunale
Tribunale di Taranto

Operatore scolastico esposto all’amianto a scuola mor­to di mesotelioma è “Vittima del Dovere”: questa la decisione del Giudice.

La famiglia è stata assistita da Con­tramianto, “che ha sempre creduto che lo Status di Vittima del Dovere va riconosciuto anche al personale della scuola affetto da patologia asbesto-correlata derivante da una esposizione alle fibre di amianto negli ambienti scolastici” si legge in una nota.

Nel ricorso promosso dagli eredi con lo Studio legale degli avvocati Cataldo Fornari e Daniele Maranò è stato accertato che il decesso per mesotelioma pleurico era stato pro­vocato con certezza dall’amianto negli ambienti della scuola dove il dipendente pubblico ha operato dal 1970 alla metà degli anni 90.

“La decisione del Tribunale di Taranto è una sentenza apripista per quanti sono deceduti o si sono ammalati per amianto lavorando a scuola” dicono da Contramianto. “Lo Status a Vittima del Dovere prevede il riconoscimento com­plessivo per gli Eredi della speciale elargizione di 200.000 euro oltre interessi e rivalutazione e lo spe­ciale assegno vitalizio per il coniu­ge e ciascun figlio avente diritto per una pensione mensile di 1600 euro irpef esente e decorrente dalla data della morte della vittima; un diritto legittimo per chi ha pagato con la vita l’aver lavorato respirando in­consapevolmente polveri letali di amianto.

Inoltre ad ogni erede coniuge e fi­glio avente diritto dovranno essere anche corrisposti oltre dieci anni di ratei pensionistici non percepiti dal 2009, anno di morte della Vittima del Dovere”. L’associazione “ha ripetutamente sollecitato le istitu­zioni preposte ad intervenire per la bonifica amianto degli edifici sco­lastici un situazione che andrebbe costantemente monitorata e sulla quale la soluzione non può che es­sere la totale eliminazione dell’a­mianto dalle scuole.

Nel corso dei decenni la presenza di amianto negli edifici scolastici ha riguardato tanto l’uso di amian­to nelle attività tecniche, officine e laboratori, quanto i manufatti in cemento amianto e la presenza di amianto friabile in caldaie di ri­scaldamento e tubazioni. La Sen­tenza del Tribunale di Taranto dà giustizia alle vittime dell’amianto della scuola”.

“Il Tribunale di Taranto, sezione del lavoro, nella controversia con­tro il Ministero dell’Istruzione ha ritenuto fondata la domanda di riconoscimento dello status di vit­tima del dovere per il decesso da mesotelioma pleurico di quel di­pendente della Pubblica Istruzione di un Istituto Tecnico di Taranto per oltre un ventennio esposto alle fibre cancerogene di amianto. In particolare il Giudice nella Senten­za riporta che «il concetto di “mis­sione di qualunque natura” può es­sere correlato “sia ad un’attività di particolare importanza, connotata da caratteri di straordinarietà o di specialità, sia ad un’attività che tale non sia e risulti del tutto ‘ordina­ria’ e ‘normale’, cioè, in definitiva, rappresenti un ‘compito’, l’espleta­mento di una ‘funzione’, di un‘in­carico’, di una ‘incombenza’, di un ‘mandato’, di una ‘mansione’, che siano dovuti dal soggetto nel qua­dro dell’attività espletata”» aggiun­gendo che «La giurisprudenza di legittimità ha altresì statuito che “il concetto di ‘missione di qualunque natura’ di cui al co. 564 dell’art. 1 l. 266/2005 va riguardato in rela­zione allo svolgimento dei compiti istituzionali, mentre quello di ‘par­ticolari condizioni ambientali ed operative’ va riscontrato, in primo luogo, alla luce del rispetto di tutte le regole dettate dall’ordinamento in relazione alla tutela della salute dei lavoratori”, e su tali premesse ha riconosciuto che “i presupposti normativi di cui alla tutela richie­sta possono essere identificati an­che nella fattispecie in esame della esposizione all’azione nociva delle fibre di amianto subita da un lavo­ratore appartenente alla p.a.”».

Su tali presupposti il Giudice prose­gue affermando «Ebbene, gli istan­ti rivendicano il riconoscimento della qualità di vittima del dovere o di soggetto equiparato del loro dante causa per avere egli contratto un mesotelioma pleurico proprio a causa della prolungata inalazione di polveri di amianto» ed inoltre come ricostruito da Contramianto e sulla base della «prova testimo­niale ha confermato che: il dante causa degli istanti provvedeva alle pulizie e al riassetto delle officine, alle pulizie di fonderia e fucina; si occupava in particolare della pre­parazione dei materiali per la fu­sione nei forni rivestiti di amianto; le provette dei componenti chimici poste sui fornelli erano ricoperte con retine di amianto che veniva­no sagomate e ritagliate a misura; dette retine si polverizzavano per effetto della fusione creando nel la­boratorio polveri che il dante causa degli istanti provvedeva a rimuo­vere; egli non aveva in dotazione alcun dispositivo di protezione individuale; gli impianti di aspira­zione erano insufficienti e spesso mal funzionanti» proseguendo «La espletata consulenza tecnica di uf­ficio medico-legale, le cui conclu­sioni devono condividersi siccome congruamente motivate ed immu­ni da vizi logici e giuridici, ha evi­denziato altresì la sussistenza della denunziata patologia (mesotelioma pleurico) e del nesso di causalità tra la stessa e l’attività lavorativa svolta dal dante causa degli istanti alle di­pendenze del Ministero convenuto, con particolare riferimento pro­prio alla prolungata inalazione di polveri di amianto» concludendo che «In altri termini, il dante cau­sa degli istanti ha contratto la ma­lattia in questione – che ne ha poi causato il decesso, come accertato pure dal c.t.u. – nello svolgimento delle proprie mansioni e per la no­cività dell’ambiente di lavoro, così che ricorrono, nel caso in esame, entrambe le condizioni prescritte dalla normativa citata, ovvero la “ missione di qualunque natura” e le “ particolari condizioni ambientali ed operative”, così come interpre­tate dalla giurisprudenza di legitti­mità sopra richiamata».

Quindi per quanto richiesto dagli Avv. Fornari e Maranò per quella morte causata dall’amianto del di­pendente della scuola la Sentenza del Giudice è perentoria: «Deve pertanto dichiararsi il diritto del dante causa degli istanti al ricono­scimento dello status di vittima del dovere o equiparato, e per l’effetto il diritto degli istanti, quali eredi, ai conseguenti benefici economici».

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