22 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Giugno 2021 alle 07:26:25

Cronaca News

Criminalità, adesso è allarme giovanissimi

La relazione della Direzione Investigativa Antimafia

La mappa della criminalità tarantina
La relazione semestrale della Dia

L’allarme per i reati commes­si da soggetti giovanissimi, il narcotraffico core business della mala locale, l’usura che preoccupa. Ed i nomi storici della cri­minalità locale che restano ai vertici. È la fotografia della “Taranto criminale” che emerge dalla relazione semestrale della Dia, la Direzione Investigativa Antimafia. Il periodo analizzato è il secondo semestre del 2019. “Rispetto al precedente semestre, il panorama criminale del circondario ta­rantino – gravato da una persistente crisi occupazionale – non ha manifestato sostan­ziali cambiamenti, continuando a caratte­rizzarsi per la presenza di una pluralità di consorterie che, al momento, sembrano in una fase di stallo” si legge nelle pagine de­dicate alle provincia ionica.

“Nel diversifi­cato controllo del territorio ‘che potrebbe definirsi di carattere rionale’, caratteriz­zante la geografia criminale del capoluogo, pur cercando ampi spazi di autonomia e di gestione, i sodalizi locali non riescono, al momento, a scalzare il potere acquisito dai clan storici della mafia tarantina che, eser­citando ‘un’egemonia di tipo verticistico’, continuano a restare punto di riferimento, nonostante le importanti disarticolazioni giudiziarie subìte nel corso degli ultimi anni. L’autonomia decisionale dei sodalizi cittadini, che estendono le loro proiezioni criminali anche nelle contigue aree provin­ciali, è foriera, talvolta, di attriti e violenti dissidi. I recenti fatti di cronaca, inoltre, evi­denziano un aumento di reati, commessi da giovanissimi, maturati in contesti di degra­do sociale, restituiscono l’immagine di una realtà emarginata, in cui i casi di devianza delinquenziale potrebbero costituire l’inci­pit di forme ancor più preoccupanti di vera e propria criminalità. Seppur vissuto con diversi livelli di consapevolezza dagli au­tori materiali delle azioni criminose il fe­nomeno descritto – unito talvolta a omertà ed intimidazione – potrebbe trovare terreno fertile per quel salto di qualità verso la cul­tura mafiosa”.

Viene ricordata l’operazione “Bad Boys”, del 12 novembre 2019, quando “i Carabinieri di Manduria hanno eseguito la misura cautelare personale nei confron­ti di 20 persone, di cui 12 maggiorenni ed 8 minorenni, ritenute responsabili, a vario titolo, di estorsione continuata in concorso, furto aggravato, rapina, detenzione, porto illegale di arma da sparo, nonché per atti persecutori nei confronti di un uomo di 61 anni di Sava, affetto da problemi psichici, successivamente deceduto”. Continua la relazione della Dia: “Per quanto riguarda la mappatura criminale del capoluogo, si registra l’operatività dei Pizzolla e dei Tau­rino nella Città Vecchia, mentre nei quar­tieri di Talsano, Tramontone e San Vito sono attivi i Catapano, i Leone e i Cicala. I Cesario, i Ciaccia, i Modeo e i Pascali sono presenti nel quartiere Paolo VI, men­tre nel quartiere Borgo è presente il clan Diodato, i Sambito nel quartiere Tamburi e gli Scarci nel quartiere Salinella. Seppure indebolito dalle vigorose inchieste giudi­ziarie, continua ad essere presente anche il sodalizio criminale De Vitis-D’Oronzo”. “Nella provincia di Taranto” si può legge­re ancora nella relazione semestrale del­la Direzione Investigativa Antimafia, “il gruppo dei Locorotondo esercita la sua supremazia criminale nei territori dei co­muni di Crispiano, Palagiano, Palagianel­lo, Mottola, Massafra e Statte. In posizione avversa, nei territori di Massafra e Pala­giano, continua ad operare anche il sodali­zio Caporosso-Putignano.

Nella provincia orientale tarantina la recente operazione Mercurio-Satellite ha certificato l’esistenza di un sodalizio criminoso organizzato, già facente capo ai Locortondo e in posizio­ne lievemente subordinata ai Cagnazzo” è scritto nella relazione. “A Manduria, prima della sua disarticolazione operava, trami­te i suoi luogotenenti, il clan Stranieri, il cui vertice ha di recente terminato (dopo 34 anni) il suo periodo di detenzione e sta scontando la misura di sicurezza della casa di lavoro”. “Le attività info-investigative e le conseguenti risultanze analitiche matu­rate nel semestre in esame, consentono di affermare, sostanzialmente, la persistenza di un quadro generale più o meno statico in grado di assicurare – nell’area cittadina così come nelle aree provinciali – la gestione dei settori illeciti di elezione (gli stupefacen­ti, le estorsioni in danno di imprenditori, commercianti, artigiani ma anche di am­bulanti e l’usura), con una rinnovata ener­gia protesa anche verso l’infiltrazione del tessuto economico e sociale. Il narcotraf­fico continua ad essere la principale fonte di sostentamento della criminalità organiz­zata e comune tarantina. Riprova ne sono i continui sequestri operati dalle Forze di polizia anche nel semestre, come moltepli­ci sono stati i sequestri di armi (anche nella disponibilità di giovanissimi), eseguiti in tutto il circondario della provincia. Altro fenomeno criminale di grave ampiezza che caratterizza lo scenario criminale jonico è quello dell’usura, facilitato anche dal perdurante stato di crisi economica e oc­cupazionale.

Come talvolta riscontrato per le attività di spaccio di stupefacenti, anche per l’usura si rinvengono forme di gestione a carattere familiare, per quanto la stessa appaia slegata – almeno in apparenza – da contesti mafiosi. In tale ambito rileva l’o­perazione Dirty Money, conclusa il primo luglio 2019 dalla Polizia di Stato e scaturi­ta dalla denuncia di un imprenditore agri­colo, che ha fatto luce sulla pervicacia cri­minale di dieci pregiudicati di Grottaglie (tra cui, appunto, i componenti di un’intera famiglia). Si segnala, inoltre, l’operazione Golden Pneus, conclusa il 12 dicembre 2019 dai Carabinieri nei confronti del capo del clan Soloperto di San Marzano di San Giuseppe, della moglie e di altri due pre­giudicati, responsabili del reato di usura in danno del titolare di un negozio di pneu­matici della zona”. Per la Dia, “sul fronte del contrasto all’infiltrazione criminale nell’economia legale” da segnalare “l’ese­cuzione di un decreto di sequestro di beni nei confronti di un soggetto, già condanna­to per associazione di tipo mafioso, il quale aveva esteso la propria egemonia su tutte le attività ittiche dell’area tarantina, agendo con modalità di matrice spiccatamente ma­fiosa, taglieggiando i miticoltori”.

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