22 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Giugno 2021 alle 07:26:25

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Una ragazza di nome Sarah

Flavia Piccinni e Carmine Gazzani hanno ripercorso la vicenda di Avetrana

Sarah Scazzi
Sarah Scazzi

È appena uscito per Fandango “Sarah – La ragazza di Avetrana”, il libro che la scrittrice tarantina Flavia Piccinni ha scrit­to insieme al giornalista Carmine Gazzanni. A dieci anni esatti dal­la tragedia trasformata in un rea­lity dell’orrore, il libro ripercorre le tappe di quella vicenda: da una parte l’aspetto umano e il conte­sto culturale dove sono immersi i personaggi; dall’altra il percor­so giudiziario che ha portato alla condanna definitiva all’ergastolo di Sabrina Misseri e Cosima Ser­rano. Un percorso che, secondo gli autori del libro, presenterebbe zone d’ombra tali da aprire spira­gli importanti davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Ne abbiamo parlato con Flavia Piccinni.

A dieci anni dalla tragedia di Avetrana esce questo libro. Per­ché?
L’idea a dire il vero è nata due anni fa, poi ci siamo accorti che era anche il decimo anniversario di questa tragedia. Per quanto ri­guarda le motivazioni, posso dire che rimasi profondamente scossa dalle immagini di “Chi l’ha visto”, con Federica Sciarelli che comu­nica in diretta alla madre di Sarah il ritrovamento del corpo senza vita della figlia. Per anni quelle immagini mi hanno fatto riflettere sul ruolo etico del giornalismo, sul confine tra etica e diritto di crona­ca. Quell’episodio mi ha riportato con la memoria a Vermicino, ma in quel caso c’era la speranza di ri­portare alla luce un bambino vivo; ad Avetrana, invece, si cercava un cadavere fingendo di essere alla ricerca di una persona ancora in vita. In verità c’era anche un altro aspetto che mi motivava.

Flavia Piccinni
Flavia Piccinni

Quale?
Il mio desiderio era anche quel­lo di raccontare una cultura che difficilmente viene raccontata, quella dei “paesi”, così come noi tarantini chiamiamo i comuni della provincia. Volevo indagare l’animo umano, la trasformazio­ne di Avetrana da paese povero a set del reality dell’orrore. Car­mine Gazzanni si voleva invece confrontare con i buchi neri della vicenda giudiziaria, con le venti­mila pagine di documenti dell’in­chiesta.

Nel libro è pubblicata una let­tera che Michele Misseri ha scritto in esclusiva per voi. Una lettera nella quale racconta la sua vita. Quale “zio Michele” affiora dal vostro lavoro?
Michele Misseri è l’uomo succube di una famiglia matriarcale, ma è anche protagonista della narrazio­ne della sua vita, di bambino mal­trattato dal padre e affidato come schiavo in una masseria. Misseri cerca di affrancarsi con il matri­monio, sposando Cosima, ed emi­grando in Germania. Ritorna da padroncino col suo pezzo di terra da coltivare: era questa la misura del suo riscatto.

Nella narrazione di quelle terri­bili settimane, della povera Sa­rah furono offerti ritratti mol­to diversi. Tu quale Sarah hai conosciuto lavorando a questo libro?
Sarah in quelle cronache viene raccontata a seconda delle ne­cessità: ora ninfetta, ora bambi­na acerba o ancora angioletto. Viene mostrata a seconda di ciò che si vuol far vedere, tanto un morto non può smentire. Sarah è il frutto di una situazione fami­liare complicatissima. È una ra­gazza bisognosa di attenzioni, di coccole, ha necessità di trovare un suo posto nel mondo. Appiat­tirla su un solo aspetto significa farle un torto. Sarah cercava una sua dimensione e lo faceva anche sbagliando, come capita a tutti gli adolescenti. Cercava di assecon­dare persone vicine o tentava di smarcarsi dalla fede dei Testimo­ni di Geova. Questo emerge dai diari. Il rapporto con la mamma è conflittuale, ma questo è anche naturale a quell’età, è proprio degli adolescenti. Magari questa conflittualità è forse accentuata dalla rigidità della madre. Che vi fossero tensioni è così vero che il capitano Nicola Abbasciano (ex comandante del nucleo investi­gativo dei carabinieri, ndr) chiese di intercettare proprio Concetta. Sarah era una ragazzina normale in quel contesto di malelingue. Era alla ricerca di un fidanzatino, voleva uscire la sera, voleva truc­carsi: tutti atteggiamenti che la fede dei Testimoni di Geova non le permetteva di avere.

E Sabrina, invece?
Sabrina è una ragazza di provincia travolta da inaspettata popolarità che crede di poter gestire e ma­nipolare senza rendersi conto di avere a che fare con professionisti della comunicazione. E infatti ne esce stritolata. Lei guardava in tv “Uomini e donne” e all’improvvi­so si ritrova catapultata in un si­stema che ha meccanismi collau­dati. Quando si accorge di essere finita nel tritacarne è troppo tardi.

Ecco, siamo arrivati al punto: Avetrana trasformata nel set di un reality.
Sì, Avetrana è il punto di non ri­torno. Con Avetrana abbiamo sdoganato ogni cosa: la morte in diretta, Misseri che mima nel ga­rage e nel pozzo come ha ucciso e seppellito Sarah, gli appostamenti per “catturare” i protagonisti della storia. Da Avetrana in poi ci sia­mo lasciati andare. La corsa allo scoop ha dimenticato qualsiasi forma di etica che è alla base del lavoro di giornalista.

La Cassazione ha confermato l’ergastolo per Sabrina e Cosi­ma: sarebbero state loro a uc­cidere Sarah. L’impressione è che non siate convinti di questo epilogo.
Mi sono fatta l’idea che le sen­tenze non abbiano provato la col­pevolezza oltre ogni ragionevole dubbio e che le condanne siano maturate sulla base di un probabi­le pregiudizio. Gli inquirenti ave­vano una tesi e l’hanno persegui­ta al di là di altre possibili piste. Così è difficile arrivare alla veri­tà. Crediamo che siano stati com­messi moltissimi errori e nel libro proviamo a metterli in evidenza. L’avvocato Coppi si è rivolto alla Corte Europea dei Diritti dell’Uo­mo, mi auguro che il nostro libro possa servire a riaprire una vicen­da processuale che, a mio avviso, presenta diverse zone d’ombra.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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