17 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Giugno 2021 alle 19:23:30

Cronaca News

Acciaio, «bluff idrogeno». Vent’anni per la svolta

Il governo rilancia sulla decarbonizzazione ma i tempi sarebbero lunghissimi

Arcelor Mittal
Arcelor Mittal

«Il ministro Stefano Pa­tuanelli parla di idrogeno, quando è noto che l’idrogeno non è nella disponibilità dell’industria siderurgica e non lo sarà prima di almeno 10-15 anni. Nel frat­tempo, il governo come pensa di produr­re acciaio in Italia?». E’ la domanda che si pone, dalle colonne de Il Secolo XIX, Gianni Venturi, segretario nazionale della Fiom Cgil. Sempre sul giornale ge­novese parla Carlo Mapelli, professore di Siderurgia all’università di Milano. L’idrogeno da rinnovabili, quello che an­drebbe utilizzato a Taranto secondo Pa­tuanelli, «costa il 70-75% in più» dell’i­drogeno prodotto dal carbone. L’Unione Europea intende sostenere lo sviluppo dell’idrogeno green, ma secondo Mapelli tale piano «non potrà ottenere successi significativi prima di 15-20 anni, mentre già ora l’uso del metano consentirebbe di abbattere del 65% le emissioni di CO2». «Parlare di idrogeno per Ilva non è razio­nale – dice Mapelli – perché la tecnologia non è disponibile oggi. Una tonnellata di acciaio prodotta da gas naturale costa 28 euro e richiede 270 metri cubi di metano; la stessa tonnellata prodotta con idroge­no da rinnovabili richiede 627 metri cubi di idrogeno e costa 88 euro, il 210% in più. Il governo dovrebbe essere più cau­to, gli annunci possono creare disillusio­ni che vanno a compromettere il piano di rilancio, se mai ci sarà».

Sulla Gazzetta del Mezzogiorno è stato nei giorni scorsi il professor Federi­co Pirro a rilevare che «l’area a caldo (dell’ex Ilva) non chiuderà affatto, Taran­to non diventerà un laminatoio di Arce­lor Mittal o di chiunque altro, salvo che il Governo non lo abbia segretamente deci­so (e concesso al Gruppo franco indiano) senza informare sia pure riservatamente partiti di maggioranza e di opposizione, Confindustria e Sindacati. Allora se ciò non fosse accaduto – come noi ci augu­riamo, anche alla luce del protocollo del 4 marzo – bisogna dire che, se mai, po­trebbero essere dismessi – ma non subito, e comunque in un lasso di tempo certo non breve – cokerie e altiforni che, però, verrebbero progressivamente rimpiazza­ti da forni elettrici. Pertanto a Taranto si continuerebbe a colare acciaio liquido, che verrebbe poi trasformato in un ci­clo produttivo ben definito in coils, tubi e lamiere». Scrive ancora il prof. Pirro: «Ora è del tutto evidente che, sin quando i forni elettrici da installare non verran­no commissionati, costruiti dal fornitore, montati, raccordati agli impianti esisten­ti a valle, collaudati e finalmente avviati in esercizio, lo stabilimento – se vorrà restare sul mercato e mantenere la mag­giore occupazione possibile – dovrà con­tinuare a produrre, mercato permettendo, con gli AFO 1, 2 e 4, con le cokerie ad essi collegate a monte. Poi, una volta in­stallati i forni elettrici come si alimente­rebbero? Con rottame e il preridotto di ferro ? E chi lo produrrebbe, e a che co­sto del gas necessario per ottenerlo? O lo si importerebbe da chi già lo produce, ma a che prezzo? Ed ancora, si vorrebbe spe­rimentare l’idrogeno come combustibile sostitutivo del carbone nei forni elettrici, o ancor prima già negli altiforni? E chi lo produrrebbe e a che costi? E sarebbe idrogeno “verde”, ottenibile ad esempio dalle energie rinnovabili, con costi però più elevati, pari a 2,5-5 euro al chilo, o idrogeno “grigio”, prodotto con il refor­ming di combustibili fossili, a costi mol­to più bassi pari a 1,5-1,7 euro al chilo?».

Mentre il governo prova a rilanciare l’i­dea di una svolta green, ad idrogeno, per l’acciaieria di Taranto, iniziano ad affio­rare i dubbi sulla effettiva possibilità – e sugli eventuali tempi necessari – di una operazione industriale che ha i contorni dell’impresa titanica.

Del resto, anche il vicepresidente ese­cutivo della Commissione europea re­sponsabile per l’Energia e il Green Deal, Frans Timmermans, ha delineato un’o­rizzonte temporale lunghissimo per una futuribile Ilva ad idrogeno: «Il governo italiano sta pensando ai progetti per i prossimi vent’anni; perché questa tra­sformazione prenderà molto tempo, non è una cosa che facciamo dall’oggi al do­mani. Io credo – ha continuato Timmer­mans – che, se abbiamo un piano per i prossimi vent’anni potremo dare un fu­turo veramente sostenibile a Taranto». Vent’anni: anche più dei quindici di cui hanno parlato Venturi e Mapelli.

Solo ieri comunque il ministro per lo Sviluppo Economico Stefano Patua­nelli ha ribadito le intenzioni dell’esecu­tivo: «Grazie alle dotazioni finanziarie che arriveranno nel nostro Paese e gra­zie al dialogo costante con il commissa­rio Timmermans il passaggio alla totale decarbonizzazione dello stabilimento lo dobbiamo fare: lo dobbiamo ai cittadini di Taranto e di quella Regione. E certa­mente ci sarà l’entrata dello Stato» ha dichiarato l’esponente dell’esecutivo a margine dell’assemblea di Coldiretti.

Il punto, come detto, è che per una al momento ipotetica decarbonizzazione si prospettano tempi che non si misurano in settimane o in mesi, ma in anni se non in decenni.

A rivendicare in ogni caso la primoge­nitura proprio della decarbonizzazione è la Regione: «Siamo stati i primi in Pu­glia, con il Presidente Michele Emiliano, a indicare, ben cinque anni fa, la stra­da della decarbonizzazione come unica possibilità per conciliare effettivamente le esigenze di una produzione strategica per il Paese come l’acciaio, con il mante­nimento dei livelli occupazionali, da un lato, e la tutela della salute e dell’ambien­te, dall’altro» dichiara l’assessore Mino Borraccino.

«Come spesso accade in questi casi, pri­ma ci hanno presi per pazzi e visionari, dicendo che era una soluzione imprati­cabile, ora sono in tanti a darci ragione. Ritengo molto utile l’iniziativa che il Go­verno centrale intende intraprendere su questo tema e ribadisco la ferma volontà della Regione Puglia a fornire ogni col­laborazione possibile per concretizzare questa prospettiva, nell’interesse di una comunità e di un territorio che non pos­sono continuare a pagare direttamente un prezzo salatissimo, anche in termini di vite umane, sull’altare di una produ­zione industriale così inquinante.

Oggi le tecnologie disponibili consen­tono un’altra prospettiva e non c’è più tempo da perdere. Le dichiarazioni di Patuanelli, inoltre, sono apprezzabili e condivisibili anche per un altro motivo, dal momento che annunciano un impe­gno diretto dello Stato nella gestione dell’ex Ilva di Taranto. Allo stesso modo su questo è da tempo che chiediamo un intervento pubblico anche per realizza­re gli interventi di ambientalizzazione e bonifica che nessun privato potrebbe mai accollarsi.

Mi auguro e sono convinto che, in tempi celeri, alle parole seguano i fatti» le pa­role di Borraccino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche