18 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Giugno 2021 alle 17:16:45

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“Pedagogia mediterranea”

In un suo studio il prof. Riccardo Pagano fa riscoprire l’umanizzazione del “Mare nostrum”

Riccardo Pagano
Riccardo Pagano

In questi mesi estivi parliamo della trasparenza delle acque delle nostre spiagge, ne am­miriamo il colore perlaceo, ne apprezziamo la tiepidezza, Ric­cardo Pagano in un suo studio (Pedagogia mediteranea, Bre­scia) ci fa ora riscoprire l’uma­nizzazione del mare nostrum. C’è in Pagano una riflessione che non si fa mai mera teoriz­zazione, quasi contemplazione distaccata, ma accesa dalla sua soggettività personale. Una ri­flessione che vuole aggiunge­re qualcosa di sé alle cose che dice. Vuole consentire al testo di rispecchiare il sentire, oltre il mero pensare.

Un’analisi teorica, questa, non fredda quasi anestetica, bensì attraversata sempre dalla con­sapevolezza dell’essere parte­cipe.

Un’analisi che si dota di lampi di coinvolgimento pensoso più che di abbandono supino.

Il Mediterraneo viene assunto come riserva morale dell’Oc­cidente, quasi bacino ecologico dell’umanesimo possibile. È un modo di essere e di pensarsi che ha riscontri in città diverse tra loro (Bari, Brindisi, Taran­to, Lecce, Napoli).

Grembo contradditorio ma vi­tale, in cui le culture dei popo­li che si affacciano su questo mare trovano fondazione e giu­stificazione, in accordo con il mutare dei tempi e delle circo­stanze politiche, esprime ibri­dazioni spirituali e filosofiche, scaturite dall’incontro delle tradizioni, primitive ebraiche, cristiane, islamiche. E prima ancora dalle religioni panteisti­che: dionisiache, orfiche, eleu­sine, che diedero vita alle filo­sofie presocratiche.

Quando la separazione tra cor­po e mente ancora non era sta sancita.

Un interscambio continuo e fortemente dialettico, e non di rado crudelmente dialettico. Tradizioni che si incontrano e si scontrano: in quell’incontro-scontro si contaminano e talo­ra si integrano a tal punto che la lettura di miti, riti, simboli conduce alla ricorrenza siste­matica, in una costellazione di richiami continui.

Le persone sono in grado di in­contrarsi e di confrontarsi, ma la logica che presiede alla con­vivenza economica è sempre competitiva e non raramente bellica: ne frammentano la sta­ticità e costringono a ripensare il Mediterraneo come sintesi continuamente aperta a nuovi contributi, fedi, tradizioni, im­ponendo una riflessione che, rompendo la piattezza e la stasi del già concluso, produce arric­chimento conoscitivo e com­plessità crescenti.

Lo scontro in atto tra integralismo consumistico dell’Oc­cidente e integralismo etico e religioso dell’Oriente è, però, anche congiunzione e contami­nazione.

Non sempre è contro; è anche con.

Passione e rigore, indetermina­tezza ed esattezza non si esclu­dono, sembrano quasi poten­ziarsi a vicenda.

Si tengono insieme come in un abbraccio.

Assunto come spazio del pen­siero, luogo per l’elaborazione dei conflitti e delle differenze, si fa ghiotta opportunità per il confronto tra popoli diversi.

Pagano guarda a un’umanità nuova nella quale culture di­verse, religioni diverse, lingue diverse, vite diverse si ricono­scono tutte orientate al pieno compimento di relazioni fra “umani”. E riscopre (e induce il lettore a scoprire) che la bel­lezza e la ricchezza dei nostri “umani” tesori si nutrono di “diversità”. La mediterraneità che prospetta ambisce a riem­pirci ancor più di vita e di espe­rienza, a non liberarci mai dai pensieri nella riscoperta dell’i­nevitabile dipendenza dalla vita alla quale tutto attinge: un avvenire non defuturizzato in emergenza Covid si profila.

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