05 Dicembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 05 Dicembre 2020 alle 16:02:00

Cultura News

Alda Merini a Taranto

Con la sua vitalità la poetessa milanese irrompe nella vita cittadina

Alda Merini
Alda Merini

Mario Pierri – figlio del noto poeta-chi­rurgo tarantino Michele – racconta il periodo trascorso da Alda Merini nella nostra città. Giudice onorario, è molto apprezzato come pittore e incisore.

di Mario Pierri

La poetessa milanese Alda Merini, redu­ce dalla dolorosa esperienza della malattia e vedova del marito, Ettore Carniti fratello di Pier il Sindacalista, nel 1983, all’età di 52 anni, viene a Taranto per incontrare mio padre, il poeta – chirurgo Michele Pierri, ormai ultra ottantenne, vedovo della moglie Aminta, figlia dello storico tarantino Egidio Baffi, deceduta nell’ottobre 1980, chiuso nel suo dolore e accudito da figli e nuore.

L’incontro è preceduto da una fitta corri­spondenza epistolare e da lunghe telefonate conoscitive. La Merini si stabilisce infine in casa di Michele che la assiste e sostiene, e i due grandi poeti affrontano la vita in co­mune, incontrando le immancabili difficoltà del vivere quotidiano, nel loro caso acuite dalla differenza di età, dei caratteri, delle esperienze e dei modi di vita. Ma più forte di ogni avversità, di ogni ostacolo, fu la forza attrattiva dei sentimenti ed ancor più quella misteriosa ed inspiegabile della poesia. Fi­nirono così i due per legarsi in un sodalizio amicale all’insegna della poesia e del mutuo soccorso, al punto che nell’ottobre del 1984 nella Chiesa di S. Giovanni di Dio in Taran­to contrassero matrimonio religioso.

La convivenza segna per entrambi l’inizio di una nuova vita. M. Pierri, sollecitato dalla nuova compagna, supera la naturale sua ri­trosia e rompe l’isolamento in cui aveva vis­suto i lunghi anni del duro lavoro di primario chirurgo presso il locale Ospedale Civile SS. Annunziata, cui aveva dedicato per intero il tempo e le forze. Basti pensare che all’epoca vi era soltanto il reparto di Chirurgia Gene­rale comprendente tutte le attuali specializ­zazioni. Poi era sopraggiunta improvvisa la malattia della moglie Aminta ad interrom­pere sognate aspettative di tranquilla vita familiare e meritato riposo. Da parte sua la Merini irrompe nella vita cittadina con la sua prorompente vitalità, l’ansia di conoscenze, di aspettative troppo a lungo compresse dal­le vicende dolorose della vita. I due, da soli o condotti di volta in volta da uno dei figli di Michele, percorrono in lungo e largo la città ed i dintorni, incontrano amici, conoscenti, frequentano gli ambienti più disparati, in­trattengono rapporti con tutti, intellettuali, artisti, ma anche con le persone più semplici ed umili. La Merini viene attratta dal clima mite delle nostre zone, si innamora della città e della sua gente, ne scopre il caratte­re affabile e accogliente, colloquia con tutti, acquista con animo infantile gli oggetti più disparati, che spesso dona generosamente in segno di affetto a chi le è vicino. Riprende a scrivere dopo le dolorose umiliazioni del­la vita, risorge irrefrenabile la vena poetica a lungo compressa, nascono così tante sue poesie destinate a rimanere nella lirica ita­liana. Canta l’amore per Michele, per il Sud, per la città dei “Due Mari”, sentita come una seconda patria; di getto compone poesie “D’Occasione”, che dedica e dona a perso­ne appena conosciute, e che tratteggia, con misteriosa stupefacente capacità di penetra­zione poetica e psicologica, negli aspetti più intimi, personali e biografici, lasciando chi l’ascolta stupito ed ammirato.

Col tempo si va costituendo intorno ai due, che ne formano il nucleo centrale ed attratti­vo, una sorta di inconsapevole, spontaneo ce­nacolo artistico – poetico – letterario, favorito dal carattere estroverso della Merini: le sue conoscenze e la familiarità con cui intrattie­ne rapporti con i maggiori esponenti della letteratura, finiscono col mettere l’ambiente cittadino in contatto virtuoso con il circuito nazionale della cultura. Questa esperienza poteva segnare una svolta nella vita cultu­rale e non solo della nostra città, ma viene interrotta bruscamente dalla sopravvenuta malattia di Pierri, che subisce due interventi chirurgici, e si chiude nel 1987 con la trau­matica definitiva partenza della Merini da Taranto, e non avrà più seguito, a guisa di innesto non attecchito, come purtroppo ac­caduto altre volte da noi.

Il tempo della permanenza della Merini a Taranto fu anche fecondo di attività edito­riali, a livello locale e nazionale. È allora che si interrompe il suo silenzio editoriale du­rato circa venti anni, e vengono pubblicate alcune tra le sue più significative opere: le “Satire della Ripa”, a cura di Giulio De Mi­tri, presentazione di M. Pierri, testimonianza di G. Spagnoletti, disegno di Delia Fischetti, Edizione “Laboratorio Arti Visive” Taran­to; “La Terra Santa”, con nota introduttiva di Maria Corti, Scheiwiller Milano 1984 (premio Cittadella 1985); “La Terra Santa e Altre Poesie”, Lacaita Manduria 1984, con ampia introduzione di Giacinto Spagnoletti.

Il 1986 vede la luce un’opera di fondamen­tale importanza nella pur vasta produzione della Merini, e che, di fatto, segna l’inizio della sua ripresa, dopo lunghi anni di silen­zio: “L’Altra Verità. Diario di una Diversa”, il suo primo libro in prosa, edito da Vanni Scheiwiller, il quale in seguito affermerà “…Segna un nuovo inizio, cui seguirà negli anni il grande successo che oggi la vede pro­tagonista. Il Diario è il primo di una nutrita serie di volumi in prosa”.

“L’Altra Verità” nasce dalla dura esperien­za dei dieci anni trascorsi dalla scrittrice nel manicomio Paolo Pini di Milano. Giorgio Manganelli nella prefazione al libro acu­tamente, da par suo, così lo definiva: “E’ una ricognizione, per epifanie, deliri, nenie, canzoni, disvelamenti e apparizioni, di uno spazio -non un luogo- in cui, venendo meno ogni consuetudine e accortezza quotidiana, irrompe il naturale inferno e il naturale lu­minoso dell’essere umano”.

Questo “Diario” deve la luce, nella stesura definitiva, alla sapienza di M. Pierri, e alla certosina pazienza di mio fratello Pucci e di sua moglie Amelia, che sistemarono e mi­sero ordine ai tanti fogli sparsi, inviati da Giacinto Spagnoletti, il primo scopritore della poetessa, a M. Pierri poco prima della venuta di Alda a Taranto. Nello stesso perio­do M. Pierri, spinto ed invogliato dalla Me­rini, dà alle stampe tre raccolte poetiche. Nel maggio 1984, presso l’editrice “Scorpione” di Taranto l’Antologia Personale (1945-1983) “Passare Il Ponte Da Sola”, dedicata “ad Aminta ad alla sua Taranto”, con prefazione di Carla Chericoni. Nel 1996, presso Schei­willer, nella collana “All’insegna del Pesce d’Oro”, in una tiratura di 1.000 copie nume­rate, il volumetto “Taccuino Mariano”, con una lettera all’editore di Alda Merini che, nel presentare le liriche – datate 1976, riportava queste parole dello Spagnoletti: “Pierri non è inferiore al nostro grande Manzoni, e per forza religiosa, e per il rilievo dato all’im­magine di Maria, e per impegno didattico”. Nel 1987 “Madonna del Duemila”, a cura di Angelo Lippo.

Infine un breve cenno al sentimento reli­gioso, dalle insospettate assonanze poe­tiche che, credo, contribuì e non poco ad avvicinare i due poeti e a dare significato e valore ad una vicenda personale e familiare straordinaria, fuori dal comune, altrimenti difficilmente comprensibile. La poesia reli­giosa di Pierri, teologale, sofferta conquista del cuore e della mente, difficile per l’ardi­tezza e la profondità del pensiero, si dilata in un dolente anelito di salvezza universale, cosmica, nella scia, per tale verso, della teo­logia paolina: “…nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloria dei figli di Dio”. Lettera ai Romani, 8,21. Si veda “Chico ed Io”. La religiosità della Merini, in­vece, è dono, profezia, canto, mistico slancio verso l’alto, metafora ove l’amore terreno, il dolore e “le lacrime appaiono rugiada agli occhi di Dio, al cui amore niente può resi­stere”: come lei stessa dice in “Cantico dei Vangeli”. Queste poche, insufficienti parole per ricordare l’ “avventura”di due poeti, la cui vicenda umana ci ha visti personalmen­te ed affettivamente coinvolti, lasciando nel nostro animo tracce indelebili.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche